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oggi voglio

Brazil

di Fabio Treves su Smemoranda 1985 - Giallo

Giallo, giallo come? Ci ho pensato bene, per mesi interi, ma erano tutti gialli sbiaditi, giallognoli quasi, giallo budini, nel senso del molliccio del tipico dolce dessert, associazione di idee fulminee, ed ecco venirmi in mente il contrario di budino: duro, coriaceo, combattivo!! Giallo come il BRAZIL campeao do mundo 1956!! Le sue maglie, di quel bel giallo arena modello gladiatori tipo Spartacus! Le sue maglie di quel giallo, rifinito di verde, ma che rimane giallo! Mi sembra un lungo flash-back da cinema, giallo per l'appunto: io ero un pistola di sette anni, con quelle gambe storte da fantino della Dormello-Olgiata, quella peluria prematura sotto il naso che mi faceva sembrare il nipotino di Kit Carson, quel naso lungo ed accattivante che era fonte di tante battute cattive, come sempre lo sono quelle dei pistola alle elementari: "Lo sai che differenza c'è tra Treves e Dumbo?" - NESSUNA! Ero davanti alla TV, una vecchia Magneti Marelli, ma una volta chi la possedeva era un privilegiato, un bel fortunello davvero, non c'è veramente paragone con gli odierni mostri fatti di trenta, ottanta, cento canali, eh no, una volta ci si accontentava di uno, ma che tempi, che bei GIALLI! Sì, erano, erano in bianco e nero, ma io bambino come tantissimi altri li vedevo a colori, ed erano veramente i più GRANDI, e quando tiravo i primi rozzi calci all'oratorio Santa Croce, (e non mi facevano giocare più di due minuti, anche se come pallone usavano il mio che era un Parola del N¡ 5), beh io volevo essere chiamato Didì, ed il giorno dopo Vavà, e poi la domenica, giorno alla grande, anche Don Mario se non mi chiamava PELÈ sapeva che avrei cominciato la fitta sassaiola, ripresa dodici anni dopo dagli studenti francesi incazzati della Sorbona! Erano i primi anche nello spettacolo i gialli Brazileros! Quasi non era noto l'inventore di Canale 5, la TV più lustrinata del globo, ma già c'era il grande spettacolo del calcio, dribblings, stop di petto, tiri al volo, pallonetti, tunnel, tutto il repertorio da manuale era lì sul campo svedese dove Pelè era già O REY, dove al confronto degli uomini GIALLI, Falcao, Cereso e Zico sono dei veri e propri pellegrini, dove la classe non era acqua, dove le partite finiscono al 90¡ minuto, dove la palla era rotonda, dove il Brasile diventò di casa poco dopo anche nei bassifondi di Chicago o nelle osterie fuori porta della Padana inferiore! E poi fu la televisione a colori! Che sballo, che libidine, che orgasmi repentini all'entrata dei giocatori sul meraviglioso tappeto verde di Monaco! Ancora una volta il giallo dominava, non ce n'era per nessuno a livello di colpo d'occhio, nel calcio la casacca del giocatore è come lo smokin' per il presentatore, la giubba per il pagliaccio, l'uniforme per il "madama". Quella maglia, con quello scudetto che sapeva di vittoria, quei gesti che sapevano di gioia, carnevale, Rio! E le migliaia di ragazzini che a 10 anni sono già dei mostri, mentre a 35 anni qui c'è gente che sbaglia ad infilarsi le scarpe, come quelli della squadra dei Martiri di Woodstock (la mia!) con i vari Pastonesi, Marcoaldi e Coppolecchia! È bello, a distanza di quattro anni, pensare di rivedere ancora più forti che mai i magnifici Gialli del Brasile (sì li abbiamo battuti in Spagna ma erano ugualmente belli) non come quelli in B/N comunque che io, pistola di sette anni e tantissimi come me, videro per la prima volta in Svezia nel mitico 1956.

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