I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi e a renderli il più possibile efficienti e semplici da utilizzare. Utilizzando tali servizi e navigando i nostri siti, accetti implicitamente il nostro utilizzo dei cookie. Per maggiori informazioni sui dati registrati dai cookie, si prega di consultare la nostra Cookie Policy.

Accetto

oggi voglio

login

Giallo sera

di Federico Pedrocchi su Smemoranda 1985 - Giallo

- Chi è stato?! - Sì, bravo. Cosa vuole che ne sappiamo. Siamo anche noi qui a guardare. Nel lungo corridoio c'è un po' di corrente. Il parlamentare dell'Appoggio Esterno oscilla lievemente, l'ombrello del paracadute impigliato nei fregi del capitello ad una decina di metri dal pavimento, le corde in nylon lungo la colonna; il corpo, stretto nelle cinghie, pende più in basso nel suo completo blu gessato. Poi si nota che, poco più su delle caviglie, i pantaloni sono rimboccati e chiusi in un paio di anfibi. Anche gli anfibi sono blu gessati. Al di là dei particolari, si ricava che lui è: inanime. Come orario siamo sulla prima mattina. Alla base della colonna ci saranno sei persone, maggioranza laica. Uno tocca la punta degli anfibi: - Gran bel cuoio -. Un collega che ha percorso più volte conio sguardo lo scenario verticale, suggerisce il tema di fondo: - Com'è che è venuto giù? -. Il corridoio è sempre lungo. Alcuni sostengono che sia il più lungo del palazzo. Sulla destra le grandi vetrate, chiuse ognuna fra due colonne con capitelli corinzi. Sulla sinistra la successione degli arazzi: Costare e Polluce, Enea salva Priamo dall'incendio di Troia, l'on. Cambisio inaugura l'ospedale nel deserto, Ecuba piange sul corpo di Ettore. Proprio qui, vicino a questo arazzo, dove il sole illumina le ampie natiche di Ecuba, una luce rosa splende di riflesso sul volto di Q. Villepiche, colui che, forse, può essere considerato il leader degli uscieri. Lui ha colto quel "com'è che è venuto giù" espresso poco fa. È proprio il suo carattere, deciso, e la sua esperienza, ampia e diversificata, che lo portano a ribadire prontamente: - Intendiamoci, io ieri sera ho chiuso tutti i finestroni e c'era anche uno dell'Opposizione Costruttiva; mica che adesso venga fuori... perché lo sapete come sono io, non ci metto ne uno ne due -. Si ha ragione di ritenere che Villepiche abbia voluto lanciare un segnale con funzione anticipatoria. Però la situazione è strana. A pensarci bene è proprio strana. Questo lungo corridoio (forse il più lungo) e la corrente d'aria. Tutto, poi, davanti all'arazzo di Ecuba che piange sul corpo di Ettore. Quante storie affascinanti fissate dal tocco abile dell'artigiano in questi arazzi! La città di Alessandria si solleva contro Cesare, le nozze di Medea con Giasone, l'annuncio in Roma della Abolizione della scala mobile, la spedizione degli Argonauti. Quella che sta alla cassa del bar, Vittoria Bivona, gira l'angolo in questo momento. Uno sguardo e si avvita al suolo. Lo svenimento le si manifesta in più occasioni. Nell'insieme degli svenimenti un numero più ristretto deborda in sonni profondi. È tra questi che, con una certa frequenza, si accompagnano degli incubi. Si tratta di personale selezionato. Ciononostante, siccome quello pende inanime, lei la lasciano lì, per terra, con i suoi brevi ululati. Più tardi si ricorderà di questo fatto e sarà fonte di notevoli tensioni perché lei è alla cassa. - Ma com'è che è venuto giù? -. Come si vede non ci sono progressi: siamo alla questione iniziale. Un momento: qualcosa si muove. C'è uno che fa: - Da "parlamentare" par, da "appoggio" a: quindi "para". Sarà qui la chiave? -. Ma per quanto ci lavori sopra questi sono squarci teorici che lanciano, sì, un ponte oltre l'acquisito, ma poi la realtà ha i suoi tempi. "Sfriiip"; in alto cede un lembo del paracadute. Ora il parlamentare dell'Appoggio Esterno oscilla con un angolo di trenta gradi rispetto al suolo. Viene chiamato l'usciere: ÷Villepiche, venga qua: come vede bisogna tirarlo giù -. A quello che l'ha chiamato Villepiche passa una mano sotto il risvolto della giacca e poi gli aggiusta il nodo della cravatta: - Questa è roba vostra. Non vorrei aggiungere altro -. E si trascina via la Bivona. Almeno non ci fosse questa corrente. Quello oscilla con ampiezze crescenti, due metri dal pavimento. Emerge un'interpretazione sulle cause del decesso: - Potrebbe trattarsi della classica frustata cervicale; il paracadute si è improvvisamente incastrato e zac!, contraccolpo, parte la vertebra -. È un elemento dell'intera vicenda che presenta un certo interesse, però non tende a stabilirne l'origine. Infatti, come non dare ragione a quello di prima che anche questa volta ribadisce: - Sì, d'accordo, ma com'è che è venuto giù? -; e per dare maggior peso alla sua sollecitazione fa notare che, anche nellâipotesi (e lo dice sibilando sotto voce perché Villepiche sta tornando) che lâusciere non abbia chiuso le finestre, il collega sarebbe finito su lato opposto del corridoio e non impigliato nella colonna che è proprio di fianco alla finestra stessa. Ma Villepiche è proprio lì dietro; si avvicina, gli tocca il colletto della camicia e gli abbottona il terzo della giacca: - Ho già detto che le finestre erano chiuse -; gli toglie un poâ di forfora dalla spalla sinistra: - facciano che non devo più ripeterlo? -. Queste cose lasciano sempre un poâ di amaro in bocca. Si osservi, comunque, che lâanalisi della probabile traiettoria ha tutti i requisiti per reggere. Il collega sarebbe finito sul lato opposto, dove non ci sono colonne. È fuori di dubbio che lâavrebbero trovato schiantato al suolo e non dove se ne sta adesso. - Niente da fare, stiamo girando a vuoto -. Ed è vero; è già passata una buona mezzâora e non si vede uno straccettino di spiraglio. Dal fondo del corridoio sopraggiunge, avvitandosi nell'eco, il barrito della lucidatrice; la tira Villepiche. Sarà ad una quarantina di metri dal gruppo a maggioranza laica. La tira e li osserva apertamente da lontano. Ma non gli basta. C'è un mutamento improvviso dell'espressività motoria. Con un gesto secco Villepiche sposta il filo alle sue spalle, avanza rapido per una decina di metri, il barrito si acutizza! Villepiche sembra volare sulla superficie del marmo, una collisione appare inevitabile!. No: lui si arresta di colpo, spegne l'aspirapolvere e lentamente, senza staccare lo sguardo dal gruppo, poggia a sinistra verso il Transatlantico. Scompare. Una finta e una sfida! - Bisognerà parlarne al presidente. - Di che: di Villepiche. - Anche; però adesso mi riferivo a questo qui appeso. - Ma è ancora troppo vago. - Potrebbe trattarsi di mania con fuga dalle idee... - Ci siamo accertati se non ce ne sono altri nei corridoi? - ...oppure, perché no, un caso di soluzione liberante suicida. - A che cosa stava lavorando il collega? - Il passeggino deve avere i freni a disco. - Cosa vuoi dire? - Niente, è l'interpellanza che aveva appena presentato. - Il passeggino deve avere i freni a disco? - Sì, esatto. - Perché adesso come sono? - Mancano dati statistici. - Tuttavia non vedo collegamenti. - È stato così altre volte; poi scoppia tutto tra le mani. Adesso è anche aumentata la corrente d'aria; si infila dietro agli arazzi e li stacca dal muro. Il movimento sembra dar vita ai personaggi. Ma la cosa che lascia comunque ammirati è sempre questa prestigiosa esecuzione! L'esercito di Napoleone travolto sulle rive della Beresina, gli amori tra Zeus ed Europa, Ciriaco attacca il Pololaico. Quante belle storie, anche. Ciò non toglie che, fra il tira e molla delle supposizioni, il tempo passa. Tanto che sopraggiungono i capigruppo. Per un po' non si avvedono; quindi colgono la situazione e si stringono impacciati sulla parete opposta. Lanzi del Poggio innesca il cronometro che tiene al polso; già il primo intertempo ne ricava un ritmo di dodici oscillazioni al minuto. Si infila un dito in bocca, lo estrae e cerca la direzione della corrente d'aria. Proviene dall'ufficio di presidenza. Complessivamente il gruppo "tiene" e volge a sinistra verso il bar. Questa è una di quelle cose che fanno sì che le notizie circolino. E allora eccoli che vanno e vengono. Compatibilmente con gli impegni. Nel clima più rilassato della sera un'iniziativa che non manca di garbo: il gruppo dei "Los indipendientes" esegue "cancion del parlamentar che se creia un condor".

Advertisement