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Il grande giallo

di Ivan Della Mea su Smemoranda 1985 - Giallo

Non so perché e per chi scrivo queste poche note. Il presente non è e il futuro non è dato. Sola resta la speranza che prima o poi si verifichi un'inversione cromatica pluralistica, che tornino infine i colori, i tanti, diversi colori: e con essi, e per essi, la possibilità di vedere. Allora, forse, qualcuno - se ci sarà qualcuno - potrà ancora prendere un taxi, mangiarsi un risotto alla milanese, mettersi una vera nuziale all'anulare sinistro, sfogliare le Pagine Gialle e apprezzare la fettina di limone sull'aperitivo ghiacciato. Questo oggi non è dato e questa è, infine, la ragione di queste note affidate alla speranza più disperata e disperante. Chiedo solo di poterla stendere prima dell'avvento, anche per me, del Grande Giallo. A diciassette anni Max Von Tangher si laureò in biochimica molecolare con una tesi rivoluzionaria sull'incidenza significante dei virus intrafiltrabili nelle trasformazioni cromatiche della vita organica". A ventisette anni Herr Doctor Max Von Tangher ottenne il primo dei suoi sette Nobel grazie alla scoperta di un virus intrafiltrabile attivo determinante nell'adattamento cromatico della salamandra, del camaleonte e di Bettino Craxi alle mutazioni dell'ambiente. A quarantasette anni Max Von Tangher decise di sposarsi e si sposò. Volendo garantirsi un successore, un figlio o una figlia che continuassero i suoi studi, dopo accurate ricerche nel mondo accademico, la scelta cadde su Guendalyn McLemmon, trentasettenne biochimica del M.I.T. (Massachusetts Institute of Tecnology) bostoniano, fresca conquistatrice di un Nobel per la sua opera esaustiva ö sette tomi per settemilasettecentosettantasette pgg. - sulla "valenza biosemantica del giallo itterico dall'età puberale alla decadenza senile dovuta al consumo universale di proteine liofilizzate derivate dall'uovo di gallina d'allevamento portatore di un virus intrafiltrabile inibitore della pancreatina, eversione della funzione biliare della cistifellea con conseguente recessione della funzionalità glicogeno della epatica." Tanto matrimonio scientificamente programmato fu altrettanto scientificamente consumato. Dopo sette mesi, sette ore e sette giorni dal biochimico amplesso nacque, ovviamente settimino, Adolf Von Tangher, figlio e spème. Suo primo balocco fu un microscopio corredato con vetrini e accessori alla bisogna. I suoi giochi della pubertà furono versioni sempre più sofisticate del "Piccolo chimico". Sue letture predilette le catene molecolari. A Natale, per la gioia di babbo Max e mamma Guendalyn sotto l'albero dei soliti doni, cantava con malinconica teutonicità una versione di "Stille nacht" da lui stesso liberamente adattata sostituendo all'"Astro del ciel, pargol divin, mite agnello redentor ecc." le sigle gentili del DNA e dell'acido desossiribonucleico. A sette anni fu scientificamente comprovata la totale idiozia del piccolo Adolf. Max VonTangher e Guendalyn McLemmon si consolarono dicendosi che in fondo l'idiozia è solo un'altra faccia della medaglia del genio e quindi a quest'ultimo assolutamente necessaria e complementare. Infine, si dissero, è soltanto una questione terminologica. Chi può dire che il bianco è meglio del nero, il positivo del negativo, il bene del male, il freddo del caldo. L'uno afferma la propria esistenza solo grazie all'esistenza dell'altro e viceversa. "L'idiozia di Adolf" si dissero, "non è altro, che l'amorosa riprova del nostro genio e, infine, il dialettico e quindi scientifico completamento del nostro amore e della nostra unione. Ne consegue, logicamente e ineluttabilmente, che lâidiozia di nostro figlio avvalla, sostanzia, compendia e testimonia il nostro genio, più di tutte le benemerenze, i titoli e i Nobel conseguiti in tanti anni di onorata carriera accademica." Adolf Von Tangher crebbe così in totale serenità di spirito e di corpo perseguendo, con idiota coerenza, i suoi giochi monodirezionati, finché, sette settimane e sette giorni e sette ore e sette minuti or sono, il padre, genialmente distratto, non lo rinchiuse nel proprio laboratorio dalle sette di sera alle sette di mattina. In quel lasso di tempo, il diciasettenne Adolf VonTangher, ebbe a disposizione gli strumenti più sofisticati per dare libero sfogo alla sua creatività idiota. In quella sera e in quella notte Adolf mescolò, combinò, intrugliò, scisse, fuse, sfuse, confuse bacilli, batteri, microbi, virus, acidi organici, sostanze chimiche e biochimiche in un crescendo parossistico di gioia ebete e dâinfantile entusiasmo. Alla fine mescolò il tutto in una provetta, sciaccherò con baristica competenza e assistette basito all'improvvisa volatilizzazione del proprio intruglio. Deluso pianse tutte le sue lacrime e infine, stanco, si addormentò. La mattina seguente, i due genitori affranti da una notte vegliata insonne nella ricerca del figlio adorato, ritrovarono il loro Adolf nel laboratorio. Dormiva l'idiota. Ed era giallo, un bel giallo carico. Giallo di pelle e capelli, di occhi e di denti e di unghie, d'indumenti e di scarpe. Anche il laboratorio era giallo. Tutto giallo. Strutture e strumenti ed elementi. Tutto. Max Von Tangher e Guendalyn McLemmon intuirono e impallidirono. Cioè ingiallirono. Adolf, svegliato, si alzò e sorrise giallo. Per sollevarsi poggiò la mano gialla sul tavolo giallo dove urtò una provetta gialla che si ruppe in piccolissimi frammenti gialli provocandogli piccole scalfiture gialle dalle quali sgorgarono sottili rigoletti di sangue giallo. Fu l'inizio della fine. I primi a lamentarsi furono i tassisti. Il giallo imperversante rendeva indistinguibili i loro taxi. Poi venne la volta dei ristoranti meneghini: assistettero impotenti alla fine ingloriosa del loro piatto base, il risotto alla milanese. Poi, i produttori di uovo: gialle di fuori e gialle di dentro senza distinzione tra tuorlo e albume. Ma, ben presto, queste amenità persero di significato di fronte a quella che universalmente venne definita l'Apocalisse del Grande Giallo. Accertata l'impossibilità di arrestare l'indistruttibile virus intrafiltrabile "creato" dal genio idiota del proprio figlio, Max Von Tangher e Guendalyn McLemmon si diedero la morte sparandosi con una Mauser gialla. In breve, il virus prolificò con progressione ipergeome-trica, alimentandosi con tutto: letteralmente tutto. Dall'organico all'inorganico, ogni elemento esistente non potè sottrarsi all'attacco del virus e divenne giallo fino nella più intima delle strutture molecolari, atomiche e subatomiche. Fu il crollo della cultura: com'è possibile apprezzare una "Gioconda" leonardesca tutta gialla in cornice gialla su una parete gialla di un Louvre giallo? Com'è possibile leggere alcunché stampato in giallo su pagina ugualmente gialla? Fu il caos: impossibile ascoltare i dischi senza potere distinguere le apertine. Ti proponi una "Nona" di Beethoven e ti ritrovi una "Serena alienazione" di Riccardo Del Turco. In breve, sette settimane sette giorni sette ore sette minuti, fu la fine di tutto. Delle razze, per l'avvento di un'unica razza gialla. Delle bandiere. Degli Stati. Poi il crollo dell'oro con conseguente crollo d'ogni moneta e mercato. Poi il crollo delle comunicazioni, dei viaggi, del turismo: che gusto c'è ad andare in vacanza in un posto tutto giallo dello stesso giallo dal quale si proviene? Poi il crollo delle religioni: se Dio è giallo come Allah che è giallo come Manitù che è giallo come Tao che è giallo come la Trimurti che è gialla come Baron Samedi che è giallo come Falcao che è giallo come Emilio Fede che è giallo come Pinco Pallino, dov'è la divina differenza? Poi, fu la fine dei detersivi... Che più giallo non si può. E con la fine dei detersivi e il crollo della pubblicità si addivenne all'esito finale, al fatidico settimo minuto della settima ora del settimo giorno della settima settimana: questo minuto, che già tramonta nei suoi ultimi sette secondi in cui il mio inchiostro si fa giallo su pagina gialla fitta di parole gialle in un mondo ormai completamente e mortalmente giallo...

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