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Giallo come

di Maurizio Porro su Smemoranda 1985 - Giallo

Giallo come i musi gialli che quasi ex aequo con i musi rossi nei film degli anni '50 erano il massimo spregevole dell'esotismo colpevole. Giallo come un bel giallo, ma come si fa a sapere a quale categoria deve appartenere? E giallo il poliziesco, è giallo il thriller, è giallo il plot dei "whodunit", come dimostrano i racconti di Agatha Christie sempre incentrati appunto sulla domanda "chi l'avrà fatto?"; ed è giallo anche 007 con tutte le sue spie, le sue tecnologie, i suoi imbarazzanti armamenti, le sue pin-up sempre un po' anacronistiche e pronte a sdraiarsi a bocca socchiusa sui retri degli yacht nelle ultime scene. È gialla, come la copertina di quei libri, la vicenda horror, anche se viene striata col rosso del sangue e il verde delle grida, e sono gialli i fatti e i misfatti su cui devono indagare gli investigatori privati, i "Private eye", come comandano loro maestà Raymond Chandler e Dashiell Hammett, così innamorati del bel fango delle metropoli della California da inventarsi due eroi "spezzini" di quella spazzatura, che tutti e tutto un po' comprende, Marlowe (non ha ancora avuto come interprete un viso giallo, ma, però, forse, può darsi, Chinatown...) e Sam Spade, sì anche lui ha goduto del carisma di Humprey Bogart, lui era nato con un occhio normale e un "occhio privato". Giallo come capolavoro giallo, e quando è tale l'equazione torna anche dopo vent'anni, basta pensare a quei famosi cinque sublimi Hitchcock che sono da poco tornati nelle sale ed era come se fossero stati realizzati il giorno prima, anzi il giorno dopo. Giallo come sono gialle le facce dei distributori e degli esercenti italiani quando continuano a vedere l'erosione del pubblico (siamo giunti a quota 160 milioni di spettatori l'anno: sembrano tanti ma non è così, un film in tv ne raccoglie 15 milioni in una sola sera e la mancanza di una legge che metta in ordine nel menage di quel famoso "matrimonio" tra piccolo e grande schermo. Sono giallissimi, come itterici, quelli che sempre sperano che il nuovo film della coppia d'oro Spielberg-Lucas sia un fiasco e invece si trovano sempre a conteggiare incassi che più record non si può. Gialla come la faccia buia dello spettatore che casca ancora nel tranello di andare a vedere un film "comico" (si fa per dire) italiano, o un film a episodi italiano, o un film "natalizio" italiano: per questi film vale uno slogan, "l'usato che avete sempre cercato". Gialli come i capelli delle grandi bionde del cinema americano di quegli anni d'oro, quando le star luccicavano dai capelli proprio stelle, valorizzate dalle luci di magici operatori al servizio di magiche case di produzione. Giallo e misterioso come il soggetto del prossimo film di Fellini, giallo come il costo del nuovo film di Coppola, giallo come il futuro dell'altra realtà del cinema, quella meravigliosa, finita, organizzata che ci sta tanto a cuore e a cervello, nel buio (nero!) della sala, che ora però ha tante luci di sicurezza, forse gialle.

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