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Fuckin' yellow

di Paolo Calvani su Smemoranda 1985 - Giallo

"La sciocchezza consiste nel voler concludere". GUSTAVE FLAUBERT "A quei tempi le dicevo che aveva la pelle come la rugiada, pensa che stronzo". BEPPE VIOLA "Andate, andate al ristorante a farvi pelare", fa il taxista appena gli dico via Milazzo. "Prenotato al Giallo, vero? Impossibile sbagliare, due clienti su tre quando sono le otto e mezza salgono e mi dicono il nome di un ristorante, quasi tutti a Brera poi. Ormai li ho imparati perché i signori mica sanno l'indirizzo". Ci mancava solo il taxista palloso lingualunga, stesse zitto... Vorrei un po' di pace per preparare il terreno con questa Francesco. Il ristorante l'ha scelto lei, non so bene cosa mi aspetta, non mi conoscono, parto già leggermente in svantaggio. Lei è seduta a due dita da me, ma tace. Lui no: "Vi piace Brera a voi giovani, eh? La Libera, il Momus, la Torre di Pisa. Bella gente, fotomodelle, pubblicitari, artisti e giornalisti. E da un po' sento sempre più spesso questo Giallo. Mi sa che pelano. Pelano?" lo non rispondo, lei neppure. Capirà l'antifona il nostro? "Ma chi se ne frega, l'importante è divertirsi, giusto? Guardate gli stranieri, ce n'è sempre di più in giro. E tutti al ristorante, a mangiare alla mediterranea. Bravi. Che vengano e che spendano. E poi son gli unici che danno la mancia. Sempre. Mi fan girare le balle solo quando partono a parlarmi inglese. Ma io li inchiodo subito: siamo a Milano, Italia, ci dico. E questo è un taxi, mica la reception della Fiera. Per la mancia non c'è problema, quella va bene anche in dollari". Questo insiste con la storia della mancia, fa la battaglia psicologica. La Francesco sorride, vuoi vedere che il taxista linguacciuto le è simpatico? "Ma guarda 'sto deficiente, vien da Corso Garibaldi contromano. Senz'altro l'è minga de Milan. A quest'ora vengon giù con la piena, Bergamo, Como, Varese e fanno di quelle cappelle con la macchina. Ma il Garibaldi contromano è proprio grossa, 'sto qui viene dalla Pirlandia". "Si fermi pure qui all'angolo siamo arrivati". "Lo so, lo so, eccolo lì il Giallo. Mica è la prima volta. Ecco qua, sono 36 mila". "Scusi, ma il tassametro dice quindicimila". "Sveglia! C'è il conguaglio della tabella e il supplemento notte. Lo sanno anche gli stranieri. E danno la mancia..." Conguaglio della tabella? Inutile star qui a questionare, la Francesca è già scesa, pago e via andare. "Mancia niente, eh..." "Se la faccia dare da quei ciucci degli americani che c'hanno i dollarones". "E non sbatta la porta quando scende". Buona idea, gliela sbatto così forte che si spegne il lumino sotto la foto di Rummenigge che ha sul cruscotto. "Che ladro quel taxista, io avrei fatto casino", mi fa la Francesca entrando al ristorante. "Signori buonasera, avete prenotato?" "Sì, un tavolo per due alle nove. Mi chiamo Cossutta". "È per caso parente..." I "No, non sono parente". "Prego, si accomodi. Franco, dove hai messo Cossutta per due?" Quaranta persone smettono come un sol'uomo di mangiare e voltano la testa verso di me. "Il tavolo nell'angolo, venga". Passando, sento una biondazza sussurrare a uno spilungone abbronzatissimo: "Hai visto com'è giovane? Io me lo immaginavo oltre i cinquanta". Eccoci seduti, lo guardo la Francesco, lei concentratissima guarda la lista. Ha tanto insistito per venire in questo posto. "Andiamo al Giallo, dai. Dicono che è così carino", ha risposto quando l'ho invitata a cena. Ormai ho l'occhio clinico, qui ci pestano un centomila in due. Più il taxi, andata e ritorno. Beati i tempi in cui fare alla romana era d'obbligo, e le signorine non volevano dipendere dal maschio nemmeno per la pizza al trancio. Ora dipendono, con grande naturalezza per giunta. Lei traduce, traduce di tutto. Telenovelas, romanzetti rosa delle collane popolari, dépliant per conquistare il mercato del terzo e quarto mondo. Lavora a casa, si fa un paio di milioni al mese. Ogni tanto viene a consegnare il tradotto, e siccome è amica di amici me lâhanno presentata alla macchinetta del caffè. Sa le lingue, quasi tutte. Ma sa anche di filosofia, dice lei. "Proprio carino questo posto. Allora hai scelto?" "Veramente non ho ancora visto la lista". "Ah, ecco, tieni. Che bel nome per un ristorante, vero? Il Giallo. Mi evoca qualcosa, come dire... Be', è proprio bello. Forse è bella la parola giallo, ha qualcosa di sfolgorante. Senti: giallo! È come un flash. Il suono è come il colore, luminoso e aspro". "Di primo io prendo trifonelli alla Missoni, e tu?" "Beh, ma io... Stavo dicendo del giallo, un colore magico. Per me un riso in bianco olio e limone. Un colore luminoso ma aspro. E poi ha la doppia elle". "Mi sembra una questione centrale". "Italiano: giallo, doppia elle. Inglese: yellow, doppia elle. Spagnolo: amarillo, doppia elle. Un colore europeo, moderno, un colore che decide. Non capisco perché Craxi e il suo fido Panseca si ostinino a volere quel simbolo rosso, un colore così volgare. Cosa aspettano a farlo giallo?" "Una cosa alla volta. Prima la UIL per vedere come butta. Poi il partito". "Ma non deve aspettare troppo, rischia di fare il gioco dei francesi". "Fra i francesi che si incazzano e i giornali che svolazzano. Paolo Conte. Un genio. Degno successore di Pertini". "Cosa c'entra? Facci caso, persine i tedeschi hanno una elle. Giallo si dice gelb. Ma i francesi vogliono sempre distinguersi e dicono jaune. La loro grandeur di merda. Sono loro i nemici dell'Europa, Craxi dovrebbe capirlo al più presto". Eccolo qui il suo filosofare. Bella roba. Questa è di quelle che voterebbero Krizia se si presentasse per il garofano. Della serie: stiamoci alla larga. "Carissima! Come stai! Sei splendida stasera!", grida un serpente avventandosi su Francesco con gesti troppo ampi. Fisicamente ricorda un incrocio fra Paolo Ferrari e Dezan. "Guardate chi c'è!", urla al gruppazzo di amici profumati entrati al ristorante con lui. "Francesco!" Lei sta al gioco, stringe mani, si fa baciare le sue, allarga il sorriso. Forse è l'occasione buona per scaricarla. Devo architettare qualcosa di infallibile... Mi viene un'idea. "Ho una proposta splendida", esordisco senza essere stato presentato a nessuno. "Visto che siamo in zona, perché non ce ne andiamo tutti alla Pelota?" "Veramente noi siamo venuti qui per mangiare", ringhia Dezan. "Peccato. Mi spiace. Sarà per un'altra volta. Andiamo Francesco". "Dov'è che vuoi andare?" "Alla Pelota, ci divertiremo". "Non so se ho voglia di andare a questa Pellota. Cos'è?" "Pelota, con una elle sola. È un posto dove si fanno le scommesse", esagero. "Se non hai voglia di andare in quel postacelo resta con noi", insinua il serpente. "Poi facciamo un salto al Caffè Roma". "Preferisci restare?", la incoraggio. "Mah... quasi quasi..." "E allora ciao. Pegg per tua, come dicono i francesi". Mollo il centomila previsto ed esco. Oh, finalmente solo. Ce l'ho fatta. Che se la portino a casa loro, con le loro Golf GTI cabriolet, col tetto aperto anche la notte di Natale, lo mi prendo il mio bel metrò che non è ancora mezzanotte e a casa. E mi sparo un bel telefilm col cartizze che avevo pronto in frigo e le crespelle del mulino bianco. Altro che le donne.

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