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Cara Smemoranda

di Fulvia Serra su Smemoranda 1984 - Made in Italy

l'anno scorso avrei voluto scrivere una lettera a Garibaldi, che ancora mi sento tutta un rimescolio interno per la commemorazione, poi mi ha sorpreso il Darwin e sono rimasta con la penna asciutta. Indi è venuto il Mussolini, e morta lì. Gli amici tutti a dirmi chi ti credi di essere non farla lunga chi vuoi che ti dia retta insomma lascia perdere e io basta. Intanto l'Italia ha vinto il mundial e tutti i cuori qui e là ancora battono mentre i più dicono guarda un po', stai a lavorare una vita e nessuno lo nota fai due goal al momento giusto e tutto si tricolora d'azzurro e anche gli altri ti vedono migliore. Allora ho preso il coraggio di scrivere una lettera aperta che anche le poste hanno una loro curiosità e bisogna soddisfargliela una volta o l'altra. Non so se nessuno abbia mai pensato di scrivere a un'agenda perché ai giornali e soprattutto a quelli femminili, è cosa vecchia come quel Darwin di qui sopra, come Cita, la scimmia di Tarzan, che è poi la stessa cosa. Io lo faccio perché avrei qualcosa di molto presuntuoso da dirti, che almeno venisse ricordato tutto l'anno e non un usa e getta come al solito. Non so che spazio mi darai, ma spero che non sia nell'ultima pagina altrimenti siamo lì, punto e a capo come si suol dire. Dunque provo a pensarmi inserita in un bel periodo, come Aprile, per esempio, che se non è quello, ti prego di correggere tu il mese che ho scritto e inserire quello giusto, così sembra proprio previsto. Non mi far fare figure. L'altro giorno leggevo un femminile di quelli che sai la moda è tutta qui, da noi, le spalle dell'84 saranno cosi se non ce le hai ci pensano loro, che sono bravissimi lo stilista ti soffia sul collo e anche un ranocchio diventa principessa merito del mode in Italy. E mi viene in mente, lo stuolo di massaie che vedo spesso fermarsi con l'occhio languido davanti alle sette, otto vetrine di Sogaro in corso Buenos Aires, ammirare e rimirare lo scampalo che fa gola al desiderio e al portafogli, e pensare con soddisfazione al grazioso modellino che potrebbe confezionarsi a casa con le sue mani di fata e con la sua fedele "Necchi B.U." Armoni a quel punto non c'è più. Versace diventa un cartamodello e Sogaro il sogno italiano. La preziosa "Necchi B.U." è Garibaldi che realizza l'unione. Ancora una volta. L'Italia; la tradizione di uno stile. Disinvolto soprattutto. Ma l'Italia è come la mamma, ne possono parlare male solo i figli, gli altri guai. Quelli debbono solo dire che è la migliore del mondo o che tuttalpiù non la conoscono bene se non vogliono ricevere rimostranze sui denti. Ma ho divagato cara Smemoranda, volevo parlarti i dei giornali che si occupano delle famiglie e soprattutto delle mamme, delle mogli, delle donne in generale. Non vorrei che sembrasse un discorso femminista, Dio mi scampi, sarebbe troppo serio e io non mi sento all'altezza. Certo che uno dice picche, l'altro dice snella, questo insinua sexy, insomma, l'italiano maschio è tutto da rifare. Se non ti travesti così, a lui, a prima vista, non lo sfiora neppure che puoi essere così, devi mostrarlo, allora sì che è convinto che sei finalmente così. Insomma una faticaccia, se vuoi proprio averlo, lui tanto maschio tutto Eau sauvage e Timberland, ma così italiano... Tutto da rifare, dunque? Anni di reggipetti al rogo per ritornare alla giarrettiera? È questo che suggerisce, ammicca, insinua la stampa femminile d'oggidì? Buon dio, ma allora? Mi viene un dubbio che in tutto questo giochi un ruolo determinante la concorrenza che fa l'uomo alla donna con tutti quei modi femminili, quelle mode un po' leziose o troppo brutalone, che macho è bello, copiato pari pari dal vessillo delle donne italiane tipo l'utero è mio e me lo gestisco io di non lontana ma ormai remota memoria Cara Smemoranda, che tempi... Con tutto quello che ci han fattorimontare lo Zoff e il Paolo Rossi e il Tardelli, agli occhi del mondo, ancora lì siamo? Che quasi si torna alla verginità? Che lâuomo deve possedere? che lei deve fargli credere di essere scelta ma al di solito vantarsi dâesser lei a scegliere? E intanto sulle pagine patinate la pubblicità ti subissa di Ava, Olà, e guarda il mio golfino con Perlana, e che colori vivaci, hai visto? Apri e gusta che più lo butti giù e più ti tira su. Che casino, cara la mia Smemoranda, mi consola che siamo un paese in crescita sennò·

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