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Prstilla (cioè prima della stilla e della postilla)

di Ivan Della Mea su Smemoranda 1984 - Made in Italy

Sono un interistamarxistaleninistaneoleopardianospinto. Tempo fa ho saputo dalla televisione, Rete 1, che ogni cittadino mode in Italy deve allo Stato, alla Patria, cinque milioni. La cosa mi rompe non poco. Cinque milioni non sono effìmeri e neanche postmoderni. Sono cinque milioni di bestemmie, di spunti creativi per una nuova blasfemica, per l'avvento di un vaffanculo cosmico in cui il made in Italy può trovare una sua giusta collocazione perché questo nostro spiritosissimo Paese, comunque alieno, fa pur sempre del globo terracqueo. NON SE NE PUÒ PIÙ. Io non ne posso più. Sono strafatto di tuttologi onnipresenti, di enciclopedisti a dispense, di alternativisti furbetti, di commessi papi viaggiatori, di mangiatori di sogni, di occultatori di stelle, di invasori cerebrali, di avvelenatori aerobici, di divise di tutti i tipi, di armi, di eserciti, di affamatori, di negatori dell'impossibile e dell'irrazionale, di teorici del fai-da-te (che ti fottono in tre), di dispensatori di diete morali, di sacerdoti del buon senso comune, di obbiettivi intermedi, di Nuovi vecchi Argomenti, di culturali riciclati, di politici sorridenti, di pentiti speciosi e impeciati, di personali politicizzati, di politici personalizzati. Sono arrivato al Punto Zero. Vai Kowalskj. Cerco il mio mucchio selvaggio non perché spero, ma perché credo nella speranza. Cerco un punto di fuga, una piccola ragione di allegria magari in una bocciofila di periferia, tra un pallino rutilante e una voglia di mamma e un sorriso di compagni. Cerco un ante-futuro, cioè un post-passato o se preferite un antepostpresente. Pur di trovarlo sarei disposto a pagare anche i cinque milioni mode in Italy. Per tutte queste ragioni non ho gran che da offrire ai fruitori smemorandi. I tempi non invogliano, parlo per me s'intende, a svoli creativi. Se proprio la penna urge - né più né meno di altri bisogni corporali primari ö è per dare la stura a farneticazioni pericolosamente sinistrorse romanticamente neoleopardiane pervicacernente marxiste-interiste. Per fortuna e disperazione, scartabellando nel mio personale archivio, ho recuperato un documento consunto e ciancicato, che propongo all'attenzione degli smemorati lettori. Si tratta di una cronaca giudiziaria, ricostruita con non poca pazienza e filologica correttezza, risalente al 2002 d.c., Era della Nuova Etica. Il processo in questione fu celebrato nel Tribunale del Paese di Boh, capoluogo della Regione di Ufo, nello Stato di Pia. Giudice Unico: Sua Beozia Simplicio. Questo propongo ai lettori, sperando che qualcuno di loro si senta sollecitato ad approfondire la ricerca nel prossimo futuro con la stessa solerzia con la quale i nostri antenati affondarono i denti nel pane del passato. "Una memoria del futuro è oggi quanto mai necessaria. Un ponte tra la memoria del futuro e quella del passato ci permetterebbe di affrontare con maggior serenità il centrocampo del presente." Questo sosteneva un famoso teorico Friulano degli anni Ottanta: il podolosofo Enzo Bearzot. A VOI IL REPERTO. Quando Marito Dolce scoprì Moglie Adorata a letto con Amico Carissimo disse 'Vacca" e subito si scusò per l'espressione decisamente forte. Questo avvenne tempo fa nel Paese di Boh capoluogo della Regione Pia, nello Stato di Uto. Pochi giorni appresso Moglie Adorata e Amico Carissimo furono rinvenuti, amabilissimi cadaveri, un po' freddini nell'ultimo amplesso, ancorché abbracciati, nell'ex talamo nuziale. Suicidio fu il verdetto degli inquirenti e l'intera pratica, in osservanza alle leggi locali venne rimessa all'Ottimo Simplicio, Giudice Unico dello Stato di Uto. L'escussione dei testimoni confermò, se mai ve n'era necessità, l'ipotesi del suicidio. I vicini di casa, i negozianti di zona, la Portinaia e il Portinaio descrissero Moglie Adorata e Amico Carissimo con precisione di dettagli e accorata partecipazione. Parlarono di voltistra volti dal dolore, di occhi abbottati da lacrime roventi, di coloriti pallidi, di guance smunte, di sospiri sommessi, di languori malinconici progressivi siccome progressiva era la loro tristezza che vieppiù s'accompagnava all'altrettanto progressiva sciattezza nel vestire. I negozianti lamentarono un calo d'acquisti di beni primari atti alla sopravvivenza, cibi e bevande, e conclusero testimoniando che, l'ultima spesa fatta da Moglie Adorata risaliva a ben cinque giorni prima il rinvenimento dei cadaveri. I vicini di casa si fecero obbligo di dettagliare in lungo e in largo sui pianti e i lamenti di Moglie Adorata e Amico Carissimo. "Per giorni e per notti" dissero, "pianti sommessi e lamenti dolcissimi e, infine, un solo ferale silenzio". Simplicio, Giudice Unico, ascoltò con la dovuta attenzione e solo una volta ebbe a richiamare l'uditorio perché moderasse, se possibile, i commenti eccessivamente accorati e i troppo palesi sospiri. Infine chiamò a deporre Marito Dolce. Espletato il giuramento di rito nel nome del Mago di Oz, Simplicio Giudice Unico disse: - Marito Dolce, la Corte di questo Stato gradirebbe sapere se tu eri a conoscenza del rapporto tra Moglie Adorata e Amico Carissimo. - No, Vostra Beozia, io non sapevo o meglio... ho saputo quando ho visto. Simplicio Giudice Unico ristette pensoso, quindi chiese: - Marito Dolce, ti è possibile chiarire a questa corte i modi i tempi, le circostanze insomma in cui s'è verificata questa tua, credo incresciosa, conoscenza? - Non solo mi è possibile. Vostra Beozia, ma lo ritengo doveroso. Chiedo solo tempo e spazio affinché io possa deporre con la dovuta precisione. Simplicio Giudice Unico assentì sorridendo e disse: - Lo spazio, Marito Dolce, non può che essere tutto compreso entro le mura di questo Tribunale. Quanto al tempo, ti è concesso in fino a che te ne abbisogna. - E di questo ringrazio di cuore Vostra Beozia, - disse Marito Dolce - e mi accingo quindi al mio racconto. Prese fiato per breve momento; e per breve momento si raccolse in sé come a porre ordine nel suo pensiero. Infine, dopo lieve sospiro. Marito Dolce, con voce piana e precisa, disse: - Venti giorni or sono, tornato dal lavoro con piccolo anticipo, scoprii la mia Moglie Adorata, nuda e amorosa, abbracciata teneramente al mio Amico Carissimo, nudo e amoroso, nel "nostro" letto nuziale. L'impulso l'ebbe vinta sulla ragione e dissi "Vacca!", ma subito mi scusai per l'improprietà e l'eccessiva truculenza dell'espressione. Ristetti quindi sulla soglia della camera cercando di rappattumare ragione e compresione mentre Moglie Adorata e Amico Carissimo già abbozzavano frasi giustificatone ancorché imbarazzate. "Qualsiasi giustificazione" dissi loro allora "offende la mia ragione più che la scoperta del vostro amore. Risparmiatemi quindi il vostro imbarazzo e la vostra vergogna. Si vive oggi, in questa Città in questa Regione e in questo Stato, il tempo della comprensione e della tolleranza elette a civiltà. Siate sereni perché io saprò essere comprensivo e tollerante e quindi civile. So bene. Moglie Adorata, che quando la spada del Fato divide un amore, un amore come il nostro e come tutti gli amori, ragioni e colpe s'hanno a spartire equamente. Questo io so da sempre e non col senno di poi. E così come mi è di conforto la mia parte di ragione così mi dà pena la mia parte di torto e così, credo sia per te Moglie Adorata. Ritengo quindi per me comprensione e tolleranza, e lascio a te la mia parte di felicità che, unita alla tua, spero affrarchi il tuo nuovo amore. Non c'è ironia nel mio dire Moglie Adorata, ma piena consapevolezza del fatto che se a me non è dato di avere la tua gioia è ben giusto a te ceda la mia e che almeno uno di noi due sia compiutamente felice. Questo è l'amore mio, credo. Lo stesso amore che ebbi per te, che ho per te, che sempre avrò per te o che mi da oggi la forza di comprendere e tollerare, e domani di attendere e sperare, Ti chiedo a commiato. Moglie Adorata, di concedermi in cambio la sola speranza... Vidi allora mia moglie commossa e già piangente. La cosa mi parve come dire? normale. E pure le chiesi d'asciugare il pianto e anzi le offersi il mio fazzoletto fresco di stiro e profumato di mirto e lavanda. Al che lei vieppiù pianse... e io ristetti doloroso e disarmato. Mi rivolsi allora all'Amico Carissimo. Lo vidi pallido e sconvolto e mi si strinse il cuore. "A te poco ho a dire, Amico Carissimo. Sappi però che la stessa spada del Fato che ora mi divide dalla Moglie Adorata nemmeno può scalfire la nostra amicizia perché si sa, e da tempo, che l'amicizia è un sentimento ben più radicato dell'amore stesso. Anche perché l'amicizia non si fa sull'amore ma proprio su quella comprensione e quella tolleranza e quella ragione che spesso all'amore stesso sono precluse. Lascio quindi a te, intensa e cara, la mia amicizia. Serbala con la stessa affettuosa premura di cui, fino ad oggi lâhai onorata. In te non c'è, né punto né tanto colpa, se non d'amore; ma l'amore si sa non è, non ha, non da colpa. Voglio dirti ancora, Amico Carissimo, che mi è conforto, nel pur grande dolore, sapere che proprio tu hai preso il mio posto nel cuore nel pensiero e nel corpo della mia Moglie Adorata perché forse, attraverso te e per la via della nostra carissima amicizia, qualcosa di mio ancora mi è dato di dare a lei. In questo, credi, è, nel commiato il mio solo conforto." Marito Dolce prese fiato e si guardò attorno con occhi sereni. Rivolse quindi lo sguardo verso Simplicio Giudice Unico. Simplicio gli sorrise. Marito Dolce sorrise a sua volta e disse: - Questo è quanto Vostra Beozia e più di tanto non potrebbe essere perché non saprei né potrei sapere come sarebbe, se fosse. - Ne convengo - disse Simplicio Giudice Unico. - In effetti è pur vero che più bontà di così e comprensione e tolleranza, più affrancamento alla ragione non è possibile darsi e impensabile pure l'opinare. Ma è pur vero e comunque opinione di questa corte che la troppa bontà e la troppa tolleranza, ancorché foriere di civiltà se usate in giusta misura, siano pericolosissime o letali e quindi deprecabili quanto il loro contrario: quanto e tanto cioè la malvagità e l'intolleranza. Nellâassoluto sta il disumano del tempo presente e dâogni altro tempo. Ne deriva quindi che l'assoluto non sia né buono né malvagio, è solo e comunque disumano, quindi contro l'uomo. Ne consegue. Marito Dolce, che la tua assoluta comprensione e tolleranza e bontà abbiano determinato, con effetto esiziale, la scelta ineluttabile di Moglie Adorata e Amico Carissimo. Forse all'occhio e all'orecchio del buon senso comune s'acconcia ancora il parlare di suicidio; ma per questa corte la sentenza è altra. Questa corte per mia voce ti ritiene. Marito Dolce, colpevole dell'omicidio di Moglie Adorata e Amico Carissimo perpetrato attraverso l'uso eccessivo di comprensione e tolleranza, fatalmente incomprensibili e intolleranti per le vittime in tal guisa che la morte è risultata preferibile all'incomprensione e all'intolleranza di tanta comprensione e tolleranza ricevute da te Marito Dolce. Questa corte infine, facendo propria la stessa intolleranza e incomprensione delle vittime, condanna a morte Marito Dolce secondo i tempi e le modalità di questo Stato. Ciò detto la corte si ritira. Simplicio Giudice Unico ciò detto lasciò il Tribunale del Paese di Boh, capoluogo della Regione Pia dello Stato di Uto. Addì 24 gennaio 2002

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