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Moda e modi

di Laura Asnaghi su Smemoranda 1984 - Made in Italy

Applausi, gridolini di piacere, lacrime d'emozione. I trionfi della moda italiana provocano reazioni da sceneggiata napoletana. Gli stilisti fanno miracoli coi loro abiti e il pubblico delle sfilate va in visibilio. "O' miracolo" dellâitalian style che passerà alla storia come l'avvenimento degli anni Ottanta, è spettacolare e intrigante quanto "Dallas". I francesi ce lo invidiano, gli americani se lo sognano e i giapponesi, piccoli gnomi gialli ed astuti manager, han già sfoderato le loro armi per dare l'assalto a questo impero. I santoni della moda italiana lo sanno e come tanti GEI AR mostrano le unghie per difendere la "creatura". È una lotta all'ultimo sangue che dietro una facciata di mondanità, luccichii e belle donne, nasconde retroscena di duro lavoro all'insegna dell'efficienza e della professionalità. Stilisti che si ritirano in lussuose fortezze a disegnare in gran segreto modelli per la nuova stagione mentre schiere di prémiere, sartine, lavoranti, esperti PR, lavorano alacremente per la buona riuscita della messinscena. Una sfilata è come una prima teatrale: se il pubblico applaude il successo è garantito, altrimenti è la fine. A queste manifestazioni è in gioco il prestigio dello stilista ma anche quello dell'Italia in crisi che attraversando la moda tenta di rilanciarsi sul mercato internazionale. Il paese affonda negli scandali, nella P2 e cerca un'ancora di salvezza nel santuario della moda. Finora tutto è andato bene: i sarti, moderni san Gennaro han sempre garantito il miracolo e, incrociando le dita, sperano di rimanere sulla cresta dell'onda ancora per molto. Con giacche meravigliose, abiti raffinatissimi, frutto di una creatività tipicamente italiana, continuano ad andare alla conquista del mondo. Ammirati ed amati dalle mogli degli emiri, contesi dalle ricche americane che fan follie pur di avere un capo con la loro griffe, restano per ora predoni incontrastati dell'eleganza. In Italia, i loro abiti, belli ma carissimi, sono naturalmente destinati a una élite. E chi non può permettersi si accontenta di vederli nelle sfavillanti vetrine delle migliori boutique. Un sogno ad occhi aperti targato "made in Italy" di cui però gli italiani vanno fieri quando sono all'estero. Una soddisfazione "così così" direbbe la pubblicità ma che importa: finché c'è Armani (e tutti gli altri) c'è speranza.

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