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Tutto il resto è relativo

di Roberto Gatti su Smemoranda 1984 - Made in Italy

Parlando di Grandi Invenzioni del secolo, due ci piacerebbe ricordarne, entrambe italiane. La prima si deve al cavalier Ambrogio Molteni, che - anni e anni addietro - esportava mortadelle allo stereo per lucrare dallo Stato (sempre disponibilissimo, in casi come questi a recitare un ruolo di indubitabile prestigio) cospicui assegni messi a disposizione di chi, allora come ora, si industria per diffondere il made in Italy nel mondo. La seconda (parliamo sempre di Grandi Invenzioni) si deve invece alla discografia del Belpaese: che, in tempi di Laurie Anderson e Joni Mitchell, King Crimson e Talking Heads, ancora si arrovella - e, pare, con grande successo - per piazzare su mercati succedanei bocconcini prelibati come Al Bano & Romina Power, Ricchi e Poveri, Toto Cutugno e il sempiterno Drupi. Sbaglierebbe di grosso chi pensasse a eventuali, maleolenti parallelismi fra prodotti di differente impatto merceologico. In questo caso - anche se la tentazione è forte - non vale l'uguaglianza (fecale) fra mortadelle stereo e cantanti summenzionati. Ma non per la ragione che (facilmente) immaginate voi, no. Semmai per la ragione contraria perché siamo completamente d'accordo con Hans Magnus Enzensberger quando discetta della profonda dignità, e discrezione, dello stereo (più familiarmente: merda). Scrive dunque il poeta: "Sempre ne sento parlare / come se avesse colpa di tutto. / Ma guardate come mite e modesta / ella si asside tra noi! / Perché insozziamo / il suo buon nome / e lo appiccichiamo / al presidente USA, / alla polizia, alla guerra, / e al capitalismo?". E perché di quando in quando, anche alle musiche, alle canzoni, ai cantanti? Non vâè chi non veda - tanto per fare un esempio a caso - la differenza che intercorre fra una "merda" e una "tipica melodia all'italiana" di tipo export: magari Lâitaliano, presentata con grande successo al recente festival di Sanremo. La prima - come narra ancora il poeta - è "peritura", "arrendevole", "di morbida consistenza"; e, esprimendola ci reca "grande sollievo", sia fisico che mentale. Guardate invece la seconda: quanto è duratura nelle sue malefatte, e greve, e tetragona! E come astutamente inchioda il cervello alle sue ricorrenti voglie di cialtroneria quando audacemente fa rimanere il "partigiano come Presidente" con gli immancabili "spaghetti al dente", e il "vestito gessato sul blu" con la "moviola la domenica in tivù"! Volete mettere, la differenza? È la stessa che intercorre fra un industrialotto d'assalto come il Molteni - che una volta sorpreso con le mani nel sacco (di merda), è scomparso per sempre dalla circolazione - e il complesso della discografia di casa nostra, che su invenzioni nello stile de L'italiano fonda da sempre le sue incerte sorti. E progredisce, oh come progredisce! Ci vien da ridere al solo pensiero che un Malcolm McLaren (che, fra parentesi, è un genio assoluto del make up discografico) sia assurto al successo internazionale come Grande Truffatore del rock 'n roll, per il semplice fatto di aver costruito dal nulla un gruppo come i Sex Pistols. Ma vi rendete conto di quanta maggior abilità truffaldina occorra per far digerire un peone messicano, o a un campesino boliviano, o a un caballero argentino (fateci caso: sono sempre i paesi sudamericani i più voraci consumatori di canzonette italiche) stornellatori del calibro di Umberto Tozzi e Pino D'Angiò, Franco Simone e Nicola Di Bari, Rosanna Fratello e Alan Sorrenti? Mica bastano interpreti dalla voce piagnucolosa (tipo Claudio Villa), o malformazioni esibite ad arte (stile Luciano Tajoli), oppure obesità sopportate con enorme stoicismo (Luciana Turino docet), per portare a compimento piani di sviluppo commerciale di questo tipo. No, occorre del genio. Il famigerato "genio italico", di cui già discorreva Togliatti, capace di districarsi fra mortadelle allo stereo e canzonette dedicate alla mamma, fra un escamotage sanremese (Fogli e Rivale uniti nella lotta) e una trasformazione di fratel Cionfoli da domenicano minore in Signore dei cantautori di Dio. Perciò, quando parlate di canzonetta italiana nel mondo, non fatevi trascinare da inutili isterìe. E, soprattutto, non lasciatevi ingannare da formulette stantìe, tipo "melodie di merda" (e dagli), "cantanti beceri", "rime demenziali", e ci scusino gli Skiantos. Dite, semplicemente. Made in Italy. Tutto il resto è relativo.

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