I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi e a renderli il più possibile efficienti e semplici da utilizzare. Utilizzando tali servizi e navigando i nostri siti, accetti implicitamente il nostro utilizzo dei cookie. Per maggiori informazioni sui dati registrati dai cookie, si prega di consultare la nostra Cookie Policy.

Accetto

oggi voglio

Gary's Band

di Enzo Gentile su Smemoranda 1983 - Garibaldi

Garibaldi e la musica, un gran bell'affare. Cominciò a suonare che era bambino e subito si diede a uno strumento insolito, la tuba: gli piacevano i fiati, ma soprattutto fu per spirito competitivo, assillato come era dalla popolarità di Pier Capponi che con la questione delle trombe esagerava davvero e risultava in testa a tutte le classifiche. Aveva Beppe un tocco elegantissimo, che neppure Maradona si sarebbe sognato, e una presenza sul palcoscenico da far sfigurare persine Otto e Barnelli. La passione per la musica era in lui innata: showman anche nell'intimità fu un vero colpo di fulmine il passaggio al professionismo. La fortuna volle un dì che un complottardo dell'epoca, cospiratore antiborbonico, tale Andrea Valcarenghi, una calvizie casual come segno di riconoscimento, riuscì a sentirlo mentre sotto la doccia il Nostro fischiava e canticchiava amabilmente un pezzo dell'antica Roma, Viva la biga, originariamente portato al successo dei Lori del Santo. Il Valcarenghi, che già allora portava il fazzoletto arancione, anziché rosso, nella sua veste di organizzatore di convegni e festicciole "en plein air" per patrioti, lo fece partecipare a concorsi per giovani cantanti ma nonostante la buona considerazione di critica e di pubblico, il nostro Garibaldi non passò mai a Mr. Fantasy e neppure gli concessero uno spazio nei programmi dell'accesso. Pare che i bellimbusti a 22 pollici non tollerassero il suo alito forte e tagliente come le parole delle canzoni: il primo album, un triplo in vinile tricolore, polemicamente dedicato a Cavour, fu intitolato polemicamente "Crepa (CamillotiBenso)" Scopertosi talento naturale Garibaldi strinse buoni rapporti artistici con Giuseppe Mazzini, già soprannominato "la tigre di Cremona": formavano un duo appassionante e acclamatissimo, cominciavano a circolare i primi bootleg e i nastri pirati delle loro esibizioni ma la brillante carriera fu incrinata dagli stravizi del Nostro, distratto e portato alla rovina da alcune groupies, giovani ragazzotte che lasciati i panni delle mondine e delle lavandaie cercavano con gli artisti piaceri fugaci. Abbandonato quello scavezzacollo di Mazzini, messa finalmente la testa a posto, Gary si unì a Anita: per lei viaggiava dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno e infine trovò a Montevideo una piccola etichetta discografica, la Roberts, con cui incise un bell'album, "Borotalco (al dolce sapore di frutta)", fregando così l'idea a tale Verdone, commediante trasteverino. Pare che come coppia Gary e Anita non fosse niente male, e gli storici dicono rendessero molto meglio di Cèlentano e la Mori, altro che la coppia più bella del mondo, di Al Bano e Ramina, che bazzicavano senza infamia e soprattutto senza lode nei pressi di Sanremo, e persine di Andreotti e Evangelisti. C'è da dire a onore di Gary e Anita che spulciando tra vecchi 78 giri sono stati reperiti documenti inconfutabili che attribuiscono a loro e non ai coniugi Corrisi le prime strofe di "Felicità": "Felicità è un bicchiere di vino con un panino". Sulla copertina dove troneggiano volti rubizzi l'intestazione è chiara: cantano Gary e i suoi picciotti, formazione transitoria, progenitrice però della prima onda demenziale. Fu quello il suo momento migliore: oggi caduto in eccesso per i suoi eccessi divistici, "l'eroe dei due mondi" si accontenta delle briciole e di un piatto di lenticchie. Si è accasato come cantautore politico e sbarca il lunario, non più con i Mille ma con Egidio Calloni, uno sciagurato fisarmonicista brianzolo, con il pallino del calcio, con cui si esibisce nelle feste dell'Avanti. Beppe e Egidio presentano un repertorio spumeggiante ricco di sketch e battutacce pesanti e per non tradire il passato si accontentano di ingaggi modesti, spesso un panino con un bicchiere di vino. In provincia la gente si è affezionata a loro e ride di gusto anche perché spesso ai due si aggiunge un politico loro amico, pure lui caduto in disgrazia per oscure trame di corridoio. "Vieni avanti Bettino" è la terrificante gag di Gary, roba da far morire d'invidia anche Lino Banfi: e lui, sempre con impeccabile garofano inchiodato sul petto, arriva scodinzolando per il commiato musicale, un furbo remake di Joe Sentieri, "Quando vien la sera, c'è pera e pera..."

Advertisement