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Garibaldi sponsorizzato

di Franca Rovelli su Smemoranda 1983 - Garibaldi

La moda ha sponsorizzato la spedizione dei Mille di Garibaldi. Può sembrare incredibile, ma è vero. La vicenda è andata così: nel 1860 il dottor Alessandro Antongini, abile e fortunato imprenditore di famiglia lombarda, era fondatore e comproprietario da almeno 10 anni delle Lane Borgosesia, un'industria di filati solida e la più nota al suo tempo. Antongini era stato combattente nelle Cinque Giornate di Milano e non aveva dimenticato la vecchia fede rivoluzionaria. Guardava quindi con particolare interesse al formarsi di una spedizione che avrebbe dovuto salpare dallo scoglio genovese di Quarto per dirigersi verso la Sicilia, comandata dal generale Garibaldi. Il generale Garibaldi in quel momento aveva i suoi dispiaceri. Un matrimonio appena andato a monte con la marchesina diciottenne Giuseppina Raimondi e troppe difficoltà nel raccogliere il denaro necessario per armare un esercito e una seppur piccola flotta. Nino Bixio aveva cominciato a parlare di affari con Rubattino: aveva bisogno di almeno due navi che tenessero il mare fino alla costa siciliana. Ma l'accorto armatore genovese guardava all'impresa con qualche sospetto (sospetto di carattere commerciale, non politico): il generale Garibaldi, uomo di molte virtù marinare ma di scarsissimo senso pratico, non dava le necessarie garanzie. Per cautelarsi contro le insidie del maree la disperata impresa cui andavano incontro i raffazzonatissimi Mille, Rubattino finì col promettere a Nino Bixio che avrebbe noleggiato volentieri un paio di navi a vapore per l'impresa, purché qualcuno garantisse per il valore delle barche. A questo punto entra in scena Alessandro Antongini (suo figlio Tom, molti anni dopo, disdegnerà il commercio del padre e diventerà segretario e biografo di Gabriele D'Annunzio). Antongini firma una cambiale direttamente a Rubattino di ben 510 mila lire (mezzo milione del 1860 avrebbe oggi il valore di più di un miliardo): con questa firma di avallo l'armatore genovese può solo sperare che il Piemonte e il Lombardo, due legni veramente male in arnese, vadano a picco durante la navigazione. Ma la sua speranza verrà delusa e, con il successo dell'impresa dei Mille, non viene compromesso nemmeno l'equilibrio economico del Lanificio Borgosesia e della famiglia Antongini, che aveva osato rischiare una così ingente somma di denaro. La simpatia della famiglia Antongini per l'impresa garibaldina non si ferma qui. Due nipoti, Carlo e Alessandro, prendono parte alla spedizione che salpa da Quarto nella notte fra il 5 e il 6 maggio e le Lane Borgosesia, mentre la conquista della Sicilia è in corso, studiano una tinta "rosso garibaldina" da dare a una lanetta leggera che sarebbe servita per confezionare bellissime eleganti camicie patriottiche. La "ricetta" di questa particolare colorazione è stata trovata negli archivi delle Lane Borgosesia nel 1974, quando la Zegna Baruffa ne è diventata la proprietaria. Negli archivi storici dell'azienda è stata rinvenuta anche una vasta documentazione di attestati e fotografie con dedica del generale Garibaldi al munifico dottor Alessandro Antongini, che generosamente aveva permesso all'impresa dei Mille di prendere il largo dalle acque liguri fino al mare siciliano. Si può affermare che, oltre a essere state sponsor di una storica impresa (e forse il primo fortunatissimo esempio di abbinamento "industria-spettacolo" della storia moderna), le Lane Borgosesia rivalutarono, con un'interpretazione elegante e raffinata, la famosa camicia rossa che aveva avuto origini ben più povere e romanzesche. A Montevideo, capitale dell'Uruguay, portavano camiciotti rossi i saladores, cioè i lavoratori del macello pubblico, addetti allo squartamento e alla salagione dei capi di bestiame. La portavano rossa per comodità, perché le macchie di sangue non la rendessero inutilizzabile dopo la prima ora di lavoro. Il governo ne aveva grandi scorte nei propri magazzini e le faceva confezionare in Italia e in Francia. Quando Garibaldi partì da Montevideo con i suoi legionari, l'aspetto del suo piccolo esercito era quanto mai deludente: ciascuno portava il proprio vestito, per lo più misero e strampalato. Per venire in loro aiuto e dare un aspetto omogeneo ai legionari garibaldini, qualche funzionario governativo, non si sa bene se con o senza permessi superiori, regalò a Garibaldi molti tagli di quella stoffa rossa e grezza. Le donne si misero all'opera e ne fecero una divisa che presto sarebbe diventata leggendaria. Solo più tardi, nel 1860, le Lane Borgosesia la lanciarono come un raffinatissimo look patriottico.

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