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Garibaldi gourmet

di Livio Cerini di Castegnate su Smemoranda 1983 - Garibaldi

Avevo una vecchia zia, zia Maria per la precisione, che mi raccontava, quand'ero ancora bimbo, di una sua zia, sposa novella, ricca e salottiera, che trascorreva le sue vacanze ad Angera. Là aveva incontrato il Generale Garibaldi che stava da quelle parti impegnato in una "Campagna" che, nel racconto non veniva mai meglio identificata. La zia della zia, aveva preso al volo l'occasione per invitare a cena il Generale e, in tutta fretta, aveva messo insieme gli amici e le persone più importanti dei dintorni che voleva far partecipi dell'insolito evento mondano. Aveva predisposto un "buffet" che doveva essere ricco senza essere opulento, sostanzioso e semplice e che risultasse gradito al Generale di cui si conoscevano i gusti spartani. Molto se ne parlò in quel meriggio d'estate e grande era l'attesa dell'evento. Venne la sera e tutti gli ospiti erano ormai riuniti aspettando il Generale con ansietà. Garibaldi, solitamente puntuale, tardava, e l'ansia cresceva assieme all'appetito. Finalmente arrivò un tamburino per porgere le scuse del Generale che, a causa di sopravvenute ambascie militari, avrebbe tardato parecchio. Il Generale faceva dire che tutti gli ospiti cenassero pure. Gli ordini di un cotal Generale non si discutono e data l'ora avanzata e gli appetiti crescenti tutti ubbidirono di buon grado e quando finalmente il Generale arrivò, gli ospiti erano sazi e quindi meno ansiosi, ma sempre assai curiosi e desiderosi di festeggiare l'ospite d'onore. La padrona di casa fece accomodare l'Eroe dei due Mondi, e, per iniziare, fece subito servire una buona minestra in brodo, ristoratrice. Dopo aver vuotato assai lentamente ed in silenzio la sua fondina, il Generale, mentre si forbiva barba e baffi con un tovagliolo di lino, con l'altra mano fece un cenno di diniego al valletto che stava per presentare il primo rélevé. Si alzò, sorrise appena accennando ad un inchino verso la padrona di casa e pronunciò le prime ed ultime parole della serata "....tutto il resto è superfluo!" Né la padrona di casa, zia della mia zia, né un solo ospite, tra i più importanti che erano rimasti vicini al Generale, osarono, non dico contraddire, ma neppure fare un debole tentativo per una soluzione meno drastica per lo stomaco del Generale e meno sconsolante per tutti quelli che avrebbero voluto celebrare il fatidico evento magari con un chiassoso brindisi finale. Il Generale ben presto ringraziò scusandosi di doversi ritirare per raggiungere i suoi quartieri militari dove era atteso dallo Stato Maggiore. Siamo naturalmente in presenza di un "sentito dire" da una anziana zia che a sua volta lo aveva sentito dire nei racconti di ricordi di giovinezza di una vecchissima dama. Si sa che i racconti degli anziani ai nipoti sono sfumati nella realtà dei fatti ed ampiamente infiocchettati da particolari esagerati enfatizzati e talvolta persine inventati di sana pianta. Pertanto questa frase scultorea del generale non può essere storicamente provata. Ma è estremamente probabile che quelle parole siano state effettivamente pronunciate perché sono consone allo stile dell'uomo e conseguenti al suo modo di pensare e di fare. Il Generale fu un uomo decisamente laconico, e basta per tutti ricordare l'episodio del telegramma "Obbedisco"; fu un tantino sentenzioso, ed infine io credo che fosse, fuor da ogni dubbio, un poco "snob". È un atto di purissimo snobismo e della miglior qualità quello di lasciar stupita ed attonita la "gente" che è in attesa di chissà cosa e mentalmente non preparata a frasi fuori della retorica ed alquanto raggelanti. Un personaggio del momento, un vincitore, un capo, insomma un grande uomo, se mangia rumorosamente e come un lupo, tracannando vini vari, crea intorno a se prima confusione e poi comunicativa e confidenza che fanno felici gli umili, i timidi e rendono arditi i curiosi, gli sfacciati ed gli impiccioni. Un uomo che mangia in silenzio solo la minestra non lascia adito ad un bel nulla. Garibaldi non era un immodesto e neppure un presuntuoso, tutt'altro, era un uomo dai gusti semplici e molto alla mano, ma era anche un prudente ed un accorto ed era sovente molto infastidito. In tale stato di animo si è portati ad "epater" il prossimo con una frase, come quella riferita dalla zia, chiara, saggia e persine umile, ma che nasconde, al contrario, un grande orgoglio ed una voglia matta di fare tacere salottieri, donnette, pettegoli, borghesi, signorini; gente comune in una parola che sinceramente i grandi disprezzano. Qualcuno potrebbe obiettare che i nostri ragionamenti sono arbitrari e le conclusioni del tutto gratuite o quantomeno esagerate. Il Generale quella sera non aveva appetito; e basta! Direi proprio di no, perché Garibaldi, dopo aver mangiato lentamente la minestra, con quella lentezza propria di chi ha sofferto la fame, aveva fatto una chiara e precisa affermazione di principio: "tutto il resto è superfluo". Non aveva aggiunto, "oggi" o "stasera". Quindi non è che non avesse fame quella sera, non aveva MAI fame. Era un frugale. Un frugale per natura, per abitudine, per necessità. Un disinteressato al cibo ed ai piaceri della tavola. Un uomo sempre a cavallo, sempre combattente, sempre o inseguito o assediato, un uomo sovente a corto di quattrini e sempre a corto di tempo, io mi domando, come poteva essere attento alla cucina ed ai suoi prodotti migliori? (Credetemi, il vero cibo degli eroi è stato nell'800: panesalame.) D'altra parte non v'è racconto, cronaca, aneddoto, storia o leggenda che parli di un Garibaldi a tavola. Forse una volta dalla superiora del convento di Palermo accettò della zucca candita di cui si complimentò; ma in quella occasione c'era anche Alessandro Dumas che fece la parte del leone. I Dumas, quelli si, padre e figlio erano dei gourmets e dei mangioni. Vi è un'altra prova indiretta del disinteresse del Generale per la buona tavola e per le tradizioni gastronomiche. Molti uomini importanti diedero, nel passato, il loro nome ad un piatto o ad una salsa..... Chateaubriand, Villeroy, Bercy...... Molte altre volte il nome di un personaggio diviene attributo qualificante di una speciale preparazione o procedimento o modo di presentare: .... sella all'Orloff, pollo alla Souvaroff, alla Domidoff, filetto alla Bismarck, tournedos alla Rossini...... per citarne solo qualcuno. Di Garibaldi non vi è un bel nulla. Forse esiste nella letteratura culinaria ottocentesca un "Pomidori alla Garibaldi". Ma, se mai fosse vero ed accertato, si tratterebbe di pomodori tagliati a metà conditi con sale e pepe ed un cucchiaio di olio e messi al forno! Roba di una rapidità e semplicità tutta.... Garibaldina.

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