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Troppo pittoresco, Garibaldi

di Omar Calabrese su Smemoranda 1983 - Garibaldi

Ha un cappello (anzi più di un cappello) la cui foggia è variabile fra la larga tesa piumata del moschettiere e di Robin e il cappello esotico sudamericano (ma anche del meridione d'Italia). Ha un mantello, anch'esso un po' esotico dato che si tratta di un poncho. Talora veste addirittura delle vere uniformi, come quella dell'esercito sardo, quella uruguayana, quella francese. Ha una spada, con la quale ha un comportamento assai stabile: a piedi, fermo, vi si appoggia con tutto il corpo tenendola con la mano sinistra sul fianco e puntandola a terra; altrimenti, la porta sulla spalla, come un bastone; o la sguaina (come da canone generalesco) per incitare i suoi all'attacco e alla carica. Ha dei pantaloni comodi, alla gaucho, bianchi. E una immancabile camicia rossa. Divisa leggera, come si vede, da guerriglia e non da esercito regolare; da pirateria, da brigantaggio, da Robin Hood piuttosto che da armata professionale. Ha un cavallo bianco (anzi una cavalla: Marsala), anche qui seguendo il migliore dei canoni, che vuole l'Eroe contrassegnato dai colori chiari contro quelli scuri (durerà fino alla prima epopea del western, a parte l'eccezione di Zorro con la sua funerea tenuta nera). Ha barba folta (rossiccia: questo gli costerà caro sul piano simbolico perché gli porterà una identificazione con un modello cristolagico che sicuramente non aveva previsto, e che certo non gli sarebbe per niente piaciuta) e capelli ricci e lunghi. (...) Il fisico è uno dei pallini fissi di Garibaldi del resto fino dalla giovinezza. Si vantava infatti l'Eroe di aver preso molte lezioni di ginnastica, e di essere sempre stato un nuotatore di assoluta eccellenza. Destrezza, abilità, resistenza sono dunque parte integrante del suo identikit. Così come la voce suadente, che verrà interpretata da molti come motivazione di certe conquiste femminili, e come lo sguardo profondo, calamitante, fascinoso. Un modello seduttivo, insomma, che funzionerà tanto nel privato alla conquista del gentil sesso, quanto nel comportamento in pubblico, dove le medesime doti garantiranno all'Eroe la fiducia dei seguaci, il timore degli avversari, il rispetto degli agnostici. (...) E infine, come ogni Eroe, Garibaldi è anch'egli portatore di una nuova morale. Ovverossia, infrange ad ogni occasione la morale corrente nel campo dei costumi (fra l'altro: è uno dei pochi italiani che sia riuscito a divorziare mediante la legge dello Stato. La Corte di Appello scovò un codicillo dell'ancora vigente codice austriaco per consentirgli di restare impunito per quello che sarebbe stato considerato reato di bigamia quando sposò la marchesa Raimondi, per abbandonarla il giorno stesso del matrimonio scoprendola incinta). Ma tali infrazioni, che consistono poi in ogni sorta di eccessi nel campo della conquista femminile, dell'azione d'armi, della scorreria, sono tutte per così dire redente dalla necessità morale (superiore) che lo spinge verso il proprio destino di liberatore (...)

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