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Garibaldi... Un tanto al pezzo

di Ugo Volli su Smemoranda 1983 - Garibaldi

"Cara Smemoranda (ma che soprannome per una signora, Anita non avrebbe accettato di chiamarsi così, anche se era sempre un po' distratta, povera cara); ma comunque Cara Smemoranda, ti scrivo attraverso il mio amico Ugo Volli che è così gentile e simpatico e mi ha detto che tu sei molto carina, con i capelli rossi come piacciono a me (forse ho inventato le camicie rosse per ricordarmi dei capelli della Maria che a Nizza quella volta da ragazzi... ma insomma non mi ricordo più, che vuoi alla mia età); insomma, Cara Smemoranda, il Volli mi dice che oltre che carina e gentile e intelligente sei anche influente, scrivi dei diari o delle agende. E allora io ti voglio raccontare una buona volta le mie disgrazie (non tutte, che sarebbe troppo lungo, solo le ultime), e tu magari mi puoi dare una mano. Devi sapere dunque che io sono Giuseppe Garibaldi fu Domenico, professione generale e agricoltore, nato a Nizza il 4 luglio 1807, segno zodiacale del Cancro come la Lollobrigida, che ci da, il geniaccio, residente a Caprera presso il Club Mediterranee: insomma, proprio io, Garibaldi, quello delle piazze e dei corsi e delle statue e di tutto il resto. Non ci credi, pensi che sono morto? Palle. Ho fatto finta: tattica. Cent'anni fa sembrava che potesse venire la guerra, e insomma si è deciso di mettermi in naftalina. Il Ministro della Difesa lo sapeva benissimo e infatti prendo ancora lo stipendio. Non se n'è accorto nessuno, perché non c'è in bilancio una voce come per i reduci della Somalia, ma in Italia i generali sono sempre stati più dei furieri, chi vuoi che se ne accorga. Però, al momento buono, hai visto che il Logorio mi ha fatto il ritratto da generale. Poi ci ho il doppio lavoro, faccio l'animatore al Mediterranee, porto i GM in giro coi barconi a fare la pesca e canto vecchie canzoni, ma questo non dirlo a nessuno bella Smemoranda, che magari di questi tempi mi licenziano e io devo ancora pagarmi la rata della Honda che è la mia passione e ci ho pure un sacco di debiti che devo pagare e un eroe bancarottiere non fa comodo a nessuno. Insomma, cara Smemoranda, il problema è quello lì, i quattrini. I generali, sai, non sono pagati tanto bene, soprattutto se sono nella categoria "riserva di naftalina" come me e poi io sono onesto, non ho mai voluto approfittare, anche dopo la spedizione dei Mille ho chiesto alla Patria solo un sacco di grano da seminare e me ne sono venuto qui a fare il coltivatore diretto, che non ci si arricchisce certo. Ma cosa vuoi, anche alla mia età le mie esigenze ce l'ho. Senza pareo, per esempio, al Club Mediterranee non posso lavorare, e in quell'incidente all'isola di Cavallo il giovane omonimo del Vittorio Emanuele che conoscevo io mi ha fatto fuori il gommone. Non l'ha saputo nessuno, perché certe cose è meglio sistemarle in segreto, ma a me i Savoia non mi hanno mai portato fortuna cosa vuoi. E poi c'è il fatto che mi sono arrivate delle raccomandate dai segretari amministrativi dei partiti, i socialisti, i repubblicani, in via un po' riservata anche i comunisti. Tutte contenevano delle frasi bellissime, per congratularsi con me che ero sempre stato dei loro, insomma dei migliori, avevo fatto un'ottima scelta e non me ne sarei certo pentito e magari un giorno o l'altro mi davano la presidenza di un'industria chimica o la direzione di un giornale (solo i comunisti, taccagni, mi offrivano un centro studi). Ma per adesso, avevano notato che ero in arretrato con le tessere, e me le spedivano tutte dal 1882 a oggi, con la preghiera di pagare i bollini, magari a rate. Ma tu ti rendi conto di quanto costano le tessere dei partiti? Socio d'onore a doppio bollino per cento anni per quattro partiti: immaginati tu, anche se sudassi sangue nella camicia da farla rossa, non ce la farei mai a pagare. E adesso, cara Smemoranda, dimmelo tu, come faccio? lo un'idea ce l'avrei, anzi me l'ha suggerita il Volli, che ho conosciuto una volta qui in vacanza a Caprera. Dimmi un po', ti sembra giusto che tutti si facciano belli col mio nome, con la mia faccia, con le mie idee, con le mie imprese, che non erano mica gite in campagna, una fatica boia, sangue, puzza, fracasso? Ti sembra giusto che arriva il Craxi a fare il garibaldino e lui proprio non c'era a Marsala, me lo ricordo benissimo che l'unico con la ics era il Bixio e tutti gli ridevano dietro ma davanti no che era manesco? E Spadolini? E tutti questi libri, articoli, ritratti? Perfino la regata, mica come qui i ragazzi del centro velico che sono simpatici e sportivi e poi beata gioventù sui vaurien? No, a quelli è bastato un po' di mare che si sono subito ritirati: marinai d'acqua dolce, potevano almeno invitarmi! L'ho sempre detto io che quando quel belin di un conte Cavour ci ha regalato ai francesi Nizza non ci sono più marinai veri in Italia. Insomma ti sembra giusto che tutti ci facciano i soldi e i voti e tutto il resto su di me, e io niente? Cara Smemoranda, tu che sei così simpatica e carina e popolare, e sei anche così buona di occuparti di me, perché non fai qualcosa? Incomincia col pagarmi tu una percentuale, e poi fai una campagna per i diritti a autore. Insomma, io voglio centomila lire per ogni discorso, un milione per ogni monumento, piazza, libro, trasmissione, spettacolo. Non sono mica esoso, cosa dici? E poi la percentuale sui santini, gli articoli, le foto, i ritratti, le magliette, i bottoni colorati. Una cosa giusta. Pensaci tu, cara Smemoranda. E se sei rossa come mi ha detto il Volli vieni in vacanza a Caprera, che una sera ti mostro un angolino che so io. Noi vecchi combattenti ci difendiamo ancora, vedrai. Per ora, ciao. gen. GIUSEPPE GARIBALDI"

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