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Intervista a Guido... Giovane becchino

di Alfio Romei Rizzo su Smemoranda 1981 - ...

Ero in giro per le vie di Milano. La solita inchiesta sulle prospettive di lavoro giovanile. Studio, lavoro e disoccupazione. Quando, sul più bello dell'operazione di ricerca, mi sono imbattuto in un giovane apparentemente gioioso. Con voce disinteressata gli faccio la rituale domanda, "che fai nella vita". Prontamente il giovane paffuto, mi risponde: "II becchino". Non credetti alle mie orecchie, credevo scherzasse, poi mi mostrò il suo tesserino di riconoscimento a conferma di ciò che diceva. Così gli feci un po' di domande. D.: "Come hai fatto a trovare un posto del genere?". R.: "Dal momento che tutti siamo alla ricerca di un lavoro sicuro, anch'io mi sono sbattuto in questo senso, cercando di porre la mia attenzione verso quei concorsi che il comune di Milano ha fatto per reperire personale. Dopo insuccessi clamorosi, tra gli ultimi ricordo quello del servizio affissioni e quello per le attività sussidiarie, ho pensato bene che un ultimo campo da esplorare fosse quello dei servizi cimiteriali, cioè il concorso per operatore addetto. Questo vuoi dire avere un posto sicuro, perché c'è mercato, lì non c'è mai crisi. D.: Su che cosa si svolgeva il concorso? R.: Il giorno del concorso è stata un'avventura stupenda. Era un mattino piovigginoso, buio e scuro di novembre, proprio quelle giornate tristi, cazzo. Arrivo al cimitero di Bruzzano che è a casa di dio, anzi, mi sono fatto accompagnare da un amico, il quale avendo visto come era il bissines, se n'é andato subito. Comunque io entro, timido timido, in mezzo a tanta gente in abiti di lavoro. Finché uno molto gentile ci spiega cosa dovevamo fare; la prova consisteva nello scavare una buca con pala e piccone. Al via tutti siamo corsi per cominciare a scavare davanti ad una commissione di beccamorti. Io, mi sono sbattuto un casino, piazzandomi terzo. D.: Come si svolge la tua giornata tipo? R.: La giornata del becchino si può dividere così. Uno si alza un po' incazzato, prendo la moto e vado. Arrivo, mi cambio, metto i vestiti da lavoro e vedo il da farsi. Principalmente i lavori sono due, uno quello di fare le buche per i nuovi defunti, l'altro è quello delle riesumazioni, e vale a dire prendere i resti di un morto dopo dieci anni e metterli nei loculi. Finite queste due operazioni insieme ai colleghi ce la spassiamo tra i cipressetti e i fiori giocando a pallone. Ogni tanto ciuli i fiori se devi andare a casa della fidanzata, o li regali agli amici oppure se sei senza donna e amici, li vendi per arrotondare lo stipendio. Altro passatempo o fonte economica è quello di curare il giardinetto di chi è morto, visto che abbiamo tempo da sbattere via. D.: Finito di lavorare, che cosa fa un becchino, o meglio come si diverte? R.: C'è il dopo-lavoro comunale dei beccamorti, una sala lugubre dove ogni tanto si gioca a carte facendo dei lunghi tornei di tresette col morto, che è il preferito da tutti, perché chi perde il giorno dopo deve seppellire il defunto. Poi dopo essere stato tutto il santo giorno con la morte, entri volentieri nella vita, tutti insieme si va a fare un po' di baldoria all'Odissea 2001. Siamo un movimento di lotta per la vita, da non confondersi con Comunione e Liberazione. D.: Quali sono le tue prospettive future in questo lavoro di operatore addetto ai servizi cimiteriali? R.: Le mie prospettive, personalmente le vedo molto rosee. Visto che sono diplomato, che tuttora frequento l'università, e oltretutto spiaccico un paio di lingue straniere, la mia ardente speranza è quella di andare all'estero a seppellire i morti italiani, perché i nostri emigrati esigono sempre il beccamorto italiano. Una persona di tutta fiducia, un professionista, sai che quando ti sotterra una bara, questa non salta più su. Finisce qui la lunga chiacchierata con il nostro Guido, un ragazzo veramente simpatico, pieno di voglia di vivere e di lottare per il suo futuro.

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