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A proposito di barbari

di Quaderni di controinformazione alimentare su Smemoranda 1981 - ...

Finalmente dopo lunghi e faticosi anni di ricerche e sperimentazione i migliori scienziati di tutto il mondo - uniti in uno sforzo comune sotto la direzione del segretario dell'ONU e con il beneplacito della Charitas - sono riusciti a vincere la "fame nel mondo". Era ora. Da troppi secoli l'umanità era assillata da questa piaga; troppa gente era morta per questo, nonché per altri aspetti collaterali, ma sempre causati dalla "fame": guerre, oppressori, invasioni, malattie endemiche, ecc. ecc. A nulla erano valsi gli sforzi dei migliori "cervelli" del mondo, che tutto avevano tentato, anche con buona volontà, ma sempre separatamente, ognuno nel proprio orticello. Erano stati sì raggiunti alcuni traguardi, ma erano vittorie di Pirro, marginali rispetto alla vastità del problema. Per farla breve il preludio di questo successo è iniziato quando alcune aziende, magari anche grosse, hanno incominciato a pensare al Terzo Mondo, a come vivevano quelle popolazioni, alla mancanza di civiltà e progresso di cui non riuscivano a capacitarsi. Allora, ognuna nel suo settore, queste "multinazionali" intervenivano portando latte in polvere ai bambini denutriti, fornendo riso e sfarinati alla popolazione indiana, portando la ricchezza nel Brasile con le piantagioni di soia. Chi ancora, più radicale, addirittura pensava di risolvere il problema "fame" andando ad eliminarne le cause: cioè coloro che mangiavano, cercando nel contempo di aumentare la superficie agricola produttiva. Così fece qualcuno in Amazzonia: bombardavano i villaggi degli Indios (uomini primitivi ed affamati) ma bonificavano i terreni mediante il taglio della foresta, ricavandone anche dell'ottimo legname, terreni che poi coltivavano a caffè e fiori, contribuendo all'aumento del reddito pro capite della restante popolazione brasiliana. Purtroppo anche questo tipo di soluzione rimase vincolato ad un'area geografica limitata, non pervenendo perciò ad una soluzione dell'annoso problema. Si decise di cambiare rotta: basta con l'intervento economico nel singolo paese! Se si vuole portare tutti gli uomini della terra ad una dieta bilanciata e razionale bisogna aumentare la capacità produttiva e di trasformazione dei prodotti agricoli, in altre parole un uso molto più generalizzato e diffuso della tecnologia applicata al settore alimentare. Ad onor del vero le cose andavano, all'inizio, molto bene: finalmente le popolazioni più arretrate potevano godere, almeno in questo settore, dei benefici del progresso; birra in lattina, budini istantanei, panna per caffè non derivata dal latte, caffè liofilizzato, bistecche di soia, palatine fritte fatte con pasta di patata e salate solo da un lato, gustosi sciroppi ai mille colori e sapori; insomma: un ben di dio! Purtroppo l'elevazione culturale delle popolazioni era talmente bassa da non comprendere lo sforzo che si era fatto per cercare di sollevare le loro sorti. Si pervenne perciò alla risoluzione definitiva che ha "stroncato" la "fame" nel mondo. Partendo dal presupposto che sulla Terra esista un limite per la produzione di prodotti agricoli ed alimentari, considerando anche le "nuove fonti" (bioproteine, alghe, ecc. ecc.), bisogna razionalizzare la dieta degli uomini per eliminarne i possibili sprechi. L'unica soluzione possibile ed accettabile è proprio quella in vigore in tutti i Paesi aderenti all'ONU (con legge operante già da gennaio) e che consiste nel "menù universale", che in tutte le parti della Terra deve essere applicato, altrimenti si è passibili di salatissime multe. I pasti sono stati ridotti a due: al mattino ed alla sera, tranne per coloro che svolgono lavori pesanti, per gli altri è previsto un leggero spuntino sul posto di lavoro. Aboliti, naturalmente, tutti i piatti "tradizionali", inutili e costosi; la scelta può cadere su due piatti per ogni pasto; eliminate anche le verdure e la frutta fresca (vitamine, sali minerali e cellulosa vengono ora forniti in pillola). Ognuno può leggere il menù settimanale, unico per tutto l'anno, sul posto di lavoro, nelle scuole, all'angolo delle strade, telefonando alla SIP o rivolgendosi alle competenti autorità. Finora pare che l'iniziativa sia stata accolta entusiasticamente ovunque, comunque spetta alla scuola il compito di educare le future generazioni perché siano coscienti dello sforzo compiuto e proseguano su questa strada! a cura dei Quaderni di Controinformazione Alimentare  

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