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Metropoli/tana di chi?

di Radio Pop su Smemoranda 1981 - ...

Milano come New York? A un certo punto lo scorso inverno questa domanda ha cominciato a girare insistentemente. Non certo perché a Milano ci fossero grandi raduni antinucleari, e nemmeno perché si vedessero i giovani della Barena o della Comasina girare in schettini per le strade ascoltando la radio in cuffia. No, Milano come New. York per via delle "bande" di giovani che in una qualsiasi domenica d'inverno sono comparse sui treni e nelle stazioni della metropolitana, lasciando i segni del loro passaggio: qualche sedile strappato, corse e urla sotto le stazioni, un po' di spavento per la gente, paura e proteste dei controllori. Forse perché in quei giorni a Milano si proiettava "The warriors", qualcuno ha cominciato subito a parlare di teppisti del metrò, di violenza metropolitana, di guerrieri della notte versione milanese. Come i loro più celebri colleghi newyorkesi, anche questi giovani di Milano usavano come mezzo e come bersaglio i vagoni del metrò, venivano dalla periferia, facevano casino e un po' di paura. I giornali della sera ci si buttarono sopra senza tanti complimenti: i soliti titoli allarmanti, i soliti toni di guerra, la richiesta di ordine (ancora quella, sempre quella). E poi tutto il solito contorno a sensazione: sono drogati, hanno lanciato dai microfoni interni della stazione il grido "spinello gratis per tutti", hanno sfottuto e terrorizzato i lavoratori della metropolitana, avevano anche dei coltelli, se la prendevano con gli anziani. Ma sotto le etichette questi metropolitani restavano stranamente inafferrabili e indefinibili, non si sapeva chi erano e da dove venivano. Forse i primi a trovarli siamo stati noi. II primo incontro è avvenuto di sera: una di noi è scesa nei loro territori con un registratore e li ha intervistati. Loro se ne stavano appollaiati sui corrimani arancioni di una stazione periferica, erano 15, forse 20. Niente a che vedere con i Warriors: niente giubbotti di pelle né stivaletti, niente facce da duri, nemmeno i capelli lunghi. Tutti giovanissimi: 15, 16, 17 anni. Tutti o quasi lavoratori di giorno e studenti di sera. Erano contenti che qualcuno fosse venuto a parlare con loro, a vedere chi erano, a sentire la loro storia: da quando i giornali avevano cominciato a parlare di loro in quel modo, per loro erano cominciati i guai: era venuta la polizia a perquisirli e a cacciarli via dal metrò, l'unico posto caldo e che non costava per passare la sera e il pomeriggio della domenica, prima di andare al cinema e qualche volta a ballare. "Nel nostro quartiere non c'è un posto decente dove andare, d'estate ci sono i giardinetti, ma in questa stagione il metrò è l'unico posto possibile". .Ma che cosa hanno fatto per farsi una fama così cattiva? "Noi non siamo teppisti, facciamo solo un po' di casino, così, per sfogarci "facciamo scherzi alla gente sui treni, sfasciamo qualche sedile, ma non siamo violenti, non abbiamo coltelli né niente del genere. E poi Milano è una giungla, se vuoi stare tranquillo devi difenderti, devi rispondere colpo su colpo" parlano come malavitosi, ma quelli da cui dicono il difendersi sono quelli di un'altra banda, forse solo un po' più grandi e più cattivi di loro. "Lo sapete che di voi dicono che siete come i warriors?". Lo sanno, ma hanno visto il film e dicono che non c'entra niente con loro, che piuttosto fanno altre cose, come sfasciare i telefoni della stazione dopo l'ultimo aumento della SIP. Insomma, uno strano miscuglio di protesta nuova e di teppismo tradizionale: in fondo le bande come loro ci sono sempre state, e anche i giovani con le magliette a striscie degli anni '60 li chiamavano teddy boys, solo che poi erano loro a fare a sassate con la polizia di Tambroni. Questo non vuoi dire che quella dei "teppisti del metrò" sia una protesta politica; ma in ogni caso l'emergere (o il riemergere) del teppismo giovanile è legato alla fine del movimento giovanile degli anni scorsi; i fratelli maggiori canalizzavano nei circoli giovanili la loro voglia di fare casino, i fratelli minori non hanno più i circoli e fanno casino coi loro amici, si muovono in gruppo (un piccolo gruppo), dalla periferia al centro, fanno i pendolari per il lavoro, lo studio, il tempo libero. Non sono quindi facce nuove, come non è nuovo quello che fanno, nuovi e strani sono alcuni loro modi di agire e di pensare, non politici e allo stesso tempo ricchi di simboli "politici", estranei ad ogni tipo di droga, ma però visti come drogati, accusati di teppismi e di violenze, ma assolutamente candidi e ingenui nella vita di tutti i giorni, come nelle loro richieste e nei loro sfoghi.

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