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Il fascino discreto dell'Apocalisse

di Rodolfo il Glabro su Smemoranda 1981 - ...

Stava approssimandosi l'anno millesimo trentesimo terzo dell'incarnazione di Cristo, millesimo della passione dello stesso Salvatore... E nel tempo che seguì divampò in tutto l'orbe terrestre la carestia e si corse il rischio che quasi l'intero genere umano ne morisse... Piogge continue avevano imbevuto tutta la terra a tal punto che per tre anni non si poterono scavare dei solchi capaci di ricevere la semenza. All'epoca della messe, l'erbe selvatiche e la dannosa zizzania avevano ricoperto l'intera superficie dei campi. Se per caso si trovava in vendita un po' di alimenti, il venditore chiedeva a sua volta un prezzo eccessivo... Frattanto, quando si furono mangiati gli animali selvatici e gli uccelli, gli uomini si misero, sotto l'impulso di una fame divorante, a raccattare per mangiarle ogni sorta di carogna e di cose orribili a dirsi. Per sfuggire alla morte alcuni ricorsero alle radici delle foreste e alle erbe dei fiumi... infine l'orrore ci coglie al raccolto delle malvagità che regnarono allora sul genere umano. Ohimè! Oh dolore! Cosa raramente sentita nel corso dei secoli, una fame furibonda fece sì che gli uomini divorassero carne umana. Dei viaggiatori venivano rapiti da gente più forte di loro, le membra venivano fatte a pezzi, cotte al fuoco e divorate. Molti che andavano da un posto ad un altro per sfuggire alla carestia, e avevano trovato strada facendo ospitalità, furono sgozzati durante la notte e servirono di nutrimento a quelli che li avevano accolti... E questa follia prese così piede che quasi erano più sicure le pecore che gli uomini. A tal punto ci si era abituati a mangiare carne umana che qualcuno ne portò a vendere di cotta in piazza, come se fosse agnello. Scoperto, non negò il crimine vergognoso, fu messo in catene e bruciato sul rogo... Molti tiravano fuori dal suolo una terra bianca che assomigliava all'argilla, la mescolavano a quel poco che avevano di farina e crusca e facevano con questo miscuglio dei pani coi quali speravano di non morire di fame; questa pratica d'altra parte portava solo la speranza della salvezza e sollievo illusorio. Si vedevano infatti, facce pallide ed emaciate, molti avevano la pelle tirata per il gonfiore, la stessa voce umana diventava stridula, simile a dei piccoli gridi di uccelli morenti. Tratto da "II fascino discreto dell'Apocalisse" del monaco cluniacense Rodolfo il Glabro, uno dei massimi testimoni della questione dell'anno mille, che così descriveva le condizioni dell'Europa in quegli anni.  

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