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Car Ter è il nostro Hallà

di Sergio Casadei su Smemoranda 1981 - ...

"Questa situazione non può durare a lungo" disse il re degli Usag nella sua bianca casa di legno di betulla, ai margini della grande piantagione di scighulet. Si alzò, andò alla finestra e affondò lo sguardo in quel campo da cui traeva tutto il suo potere (il segreto di quelle strane piante, e dei loro frutti era stato scoperto da suo nonno Car One dopo una memorabile sbronza). "Se avessi fra le mani il maledetto Ko Mein disse a voce bassa Car Ter, mentre assaggiava una delle sue scighulet, e subito l'effetto della, pianta si fece sentire: gli apparve Ko Mein legato in mezzo a Wide La e Pinocchietto due dei suoi gorilla addomesticati. Si perse poi nella visione di Ko Mein appeso per le gambe e le braccia ad un bastone, percosso con mazze e colpito da scariche elettriche. La visione successiva contemplava una diversa posizione di Ko Mein: era appeso per i testicoli, ma la quantità di botte e scariche elettriche non cambiava. Tutto si concludeva poi con la morte del capo degli irhani, morte lenta: un carro schiacciava progressivamente le sue gambe sino a farlo schiattare. Car Ter decise subito di tramutare in realtà questa estasi (del resto non si divertiva più tanto ad ascoltare i racconti dei suoi fedeli servi del Sudamer, raccontavano sempre le stesse cose). Corse fuori dalla casa e balzò sul suo carro, il fedele Brevi Ski, che sedeva addormentato nell'atrio non fece in tempo a salirvi anch'esso e, benché avesse implorato di aspettarlo, dovette accontentarsi di seguirlo a dorso di mulo (unica cavalcatura che riuscì a reperire). Arrivato al campo militare, Car Ter convocò subito il consiglio di guerra e lì, alla presenza di tutti i grandi condottieri Usag, espose il suo piano: "Si tratta di agire di sorpresa" disse "bisogna partire subito, attraversare le montagne e il deserto, massacrare tutti gli irhani che troviamo sul nostro cammino, prendere e uccidere il maledetto Ko Mein e tornare a casa per festeggiare la vittoria con grandi orgie". La cosa piacque molto ai condottieri perché erano costretti all'immobilismo ormai da molti anni, ma i più vecchi ricordavano ancora con nostalgia la famosa frase con cui Car Thu (il padre dell'attuale re degli Usag) aveva respinto la richiesta di pace dei ribelli Indonesi: "Faremo un deserto e lo chiameremo pace" e così fu. Si misero subito in marcia. Avanzarono a tappe forzate, ma quando giunsero in mezzo al deserto si fermarono spossati: non erano più abituati alle lunghe marce. Car Ter per sollevare la situazione decise di ricorrere alle sue miracolose scighulet e le distribuì a piene mani a tutti i soldati. Sarà stata la dose eccessiva, la calura del deserto, la mancanza d'acqua o tutte e tre le cose assieme, fattostà che durante la notte il campo Usag fu percorso da orde di soldati deliranti, che al grido di "Car Ter è il nostro Hallà" si davano alle più insolite pazzie (alcuni si gettarono esultanti nel fuoco, l'indomani vennero trovati i loro corpi completamente carbonizzati). Al mattino il campo si risvegliò attonito e incredulo alla vista dei morti, dei feriti e dei mutilati di quella "notte brava"; fu subito convocato il consiglio dei condottieri. Ci fu una lunga discussione, ma alla fine si decise di tornare a casa perché, come disse il condottiero più anziano: "Non abbiamo preso Ko Mein, ma un bel massacro lo abbiamo fatto lo stesso". Alcuni giorni dopo una pattuglia di ricognitori a cavallo degli irhani arrivò sul luogo del massacro e, non capendo bene quello che era successo, andandosene dissero, scuotendo la testa: "Sono pazzi questi Usag".

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