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La parola/la voce

di Gianni-Emilio Simonetti su Smemoranda 1980 - ...

Questa materia simbolica, la voce, che ci è sconosciuta in se, come espressione formale, ha insinuato a tal punto i suoi effetti sotto il pavimento della parola che non è più possibile pensarla separata dalla "lettera ", cioè, dal supporto/superficie (materiale) che la parola che comunica prende a prestito dentro di essa. Ciò è vero a tal punto che la forma voce (il significante) taglia il significato (la voce/parola) in un rapporto arbitrario, convenzionale, che assicura un senso all'algoritmo e allo stesso tempo sottrae un significato autonomo agli elementi che lo esprimono. In altri termini, la voce ci è estranea "al di qua" della parola, ci è sconosciuta "al di là ", ed è proprio in questo al di qua che si situano le ricerche sulla voce di Demetrio Stratos e gli artifici che le hanno rese possibili, a cominciare da quello principe: l'esercizio del canto. La barra (così celebre fra le giovani generazioni al punto di aver trasformato la chiave inglese della protesta operaia in un calembour maodadaista) che articola il rapporto tra la forma voce e il significato non è una semplice convenzione logico/sintattica, ma un elemento concreto che si è andato ispessendo nella cultura occidentale fino a rendere più densi e misteriosi gli elementi dell'algoritmo sprofondandoli letteralmente nell'inconscio. Per questo Demetrio ha insistito continuamente presso i suoi critici nel rivendicare alle sue ricerche una dignità psicoanalitica prima ancora che musicale, convinto che questo unico rigo fosse quello risolutivo fra i molteplici della partitura e della sua scrittura pentagrammatica. Questo ispessimenti discende dal fatto che l'algoritmo elementare (significante/significato) si è moltiplicato dentro una catena logica che ha elevato a potenza i fattori cambiando il prodotto in funzione dell'ordine da essi occupati (a differenza di ciò che capita nell'aritmetica e nella musica!). Ora, se noi proviamo a scivolare dalla parte dei significanti all'indietro - si fa per dire, giacché è una scala la figura in questione - noi vediamo che al fondo (o in cima, poco importa), oltre la metafora della glottide/fallo, c'è Eros. Su questa scala, grossomodo, cade la parola (i suoi falli sono chiamati lapsus) ed è su di essa che si commette il delitto che la medicina denomina con l'espressione di afonia e che il paradosso ci spinge a definire, subito, come la malattia venerea della voce in un regime culturale dove essa è la regola. Che non lo sia di altre culture lo sappiamo, ma non vuoi dire nulla. Si fa il caso della Mongolia, dove, ci dicono, le diplofonie e le triplofonie di cui Demetrio era maestro, sono all'ordine del giorno presso il circolo di coloro che, sia pur contati su di una mano, sono giunti alle quadrifonie. Ma noi sappiamo anche quanto offensivo sia a casa nostra essere scambiati per un nativo della Mongolia, a tal punto che ci preme difendere Demetrio da questo dispetto che gli vogliono fare gli zelanti di etnomusicologia. Concretamente, al fondo della scala non c'è l'Eros/oggetto, non essendo realtà ed essendo egli il segno di un'assenza designa in modo archetipo quella che la psicoanalisi chiama "mancanza ad essere ". Il suo mutismo è destinato a designare gli effetti del significato, cioè, di quel Lebenprozess che realizza la circolazione di senso e che, assunto in maniera metaforica, ci permette di parlare della voce con gli argomenti dell'analisi marxiana del Capitale, il resto è conseguenza, non possiamo escludere la civetteria di chi lo prende per folclore. Abbiamo visto che le parole inciampano e che ciò è all'ordine del giorno, come mai? Perché la lingua cade sulla parte nascosta del significato denunciando la funzione di relais della voce. Questa funzione è desiderante esattamente - per intenderci - come l'ala creativa del "movimento" (... ed altrettanto caduca), tuttavia è nella sua frenesia che dobbiamo cogliere l'afasia che ci perseguita. Come, il bambino nutrito con troppo amore rifiuta il cibo e si serve di questo rifiuto per esprimere un desiderio (è il caso dell'anoressia mentale) così la voce nutrita di troppe parole (del loro suono e delle loro ridondanze) è nell'afasia che colloca le parole che parlano del suo desiderio, contraccambiando con l'odio della parola la voce grossa dell'amore. Qui, siamo nel centro della ricerca di Demetrio Stratos e di ciò che egli cercava scavando nella miniera inesplorata della gola. Egli aveva compreso il bisogno nascosto della voce di essere finalmente riconosciuta nel suo desiderio. Ciò che la voce, in sostanza, desidera è di essere desiderata dalla parola, riconosciuta come la parte che le manca oltre la sua funzione di supporto e di archia, essere la causa del desiderio di essa. Si potrebbe, con una metafora, cogliere in questa relazione i soggetti di quella con la quale Hegel lega il padrone al servo. Cioè, di un desiderio della voce di passare ad una coscienza di sé e, dunque, della sua natura attinta alla sorgente di Eros. Questa avventura della "voce infelice" va ben oltre la certezza del godimento della parola, ma mette in discussione la relazione stessa dell'uomo con il suo corpo che Demetrio aveva esemplificato quando scrisse: "Questa ricerca sulla voce non va assunta come un ascolto da subire passivamente, ma come un gioco in cui si rischia la vita". Come Hegel ci ha mostrato nella Fenomenologia dello spirito, le due coscienze in conflitto vogliono ognuna la morte dell'altra, e in questo scontro dove nessuno deve morire (checché ne pensi il partito armato) nasce la coscienza di sé. La parola che ha rischiato di spegnersi guadagna la verità della coscienza dove la voce si ritrae, per sua parte, la voce sa che la parola non potrà riconoscerla (come il Capitale non riconoscerà mai l'autonomia del proletariato), ma che deve strappare la coscienza di sé dal suo stesso corpo, trasformare il corpo in modo che non ci sia più posto per la parola/padrone. Che è poi come dire, soltanto quando la voce ritrova il suo corpo la parola ritroverà l'Alto nel luogo, scrive Lacan, del dispiegamento della parola. La voce può cantare solo questa vittoria!

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