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Proprietà privata

di Flavio Oreglio su Smemoranda 2010 - Che storia!

Quando arriva le primavera, a Novara, per i viali cittadini, le coppiette passeggiano tenendosi per mano come in un romanzo di Moccia, mentre gruppi di anziani stazionano davanti ai bar come in un film di Fellini, e così, tra ragazzi in bicicletta che si apprestano a vivere improbabili avventure e papà premurosi con prole al seguito che le avventure le hanno abbandonate da tempo, prende corpo una dimensione bucolica e romantica semplicemente bellissima.
Ma l’altro giorno in Via Kraft qualcosa di insolito e agghiacciante ha rovinato l’atmosfera soffusa e agreste.

È stato infatti avvistato un enorme topo che, incurante dei passanti, stava facendo evidentemente la sua personale gita fuori porta. Il grosso ratto, passeggiando con nonchalance, ha attraversato la strada sulle strisce pedonali e si è avviato verso la bottega del vicino formaggiaio. 
Dopo una breve sosta davanti alla vetrina, forse commentando tra sé e sé gli ultimi aumenti del prezzo dei prodotti caseari, si è dileguato poi attraverso una porta che dà su un piccolo cortile, proprio davanti a via Toma.

I passanti, dopo quella singolare passeggiata, si guardarono stupiti e amareggiati.
“È un’indecenza! Cosa fa il comune? Ma è possibile che un sorcio di quelle dimensioni possa passeggiare indisturbato per la nostra città?” 
Una mamma strinse a sé il suo pargolo: “E se quel gigantesco roditore avesse aggredito il mio bambino?” 
Un vecchietto commentò: “È noto che i ratti di fogna sono portatori di virus ed epidemie!”
“Ha ragione!” - disse un signore tenendo al guinzaglio un grosso dobermann - “Avrei potuto aizzargli contro il mio Rocky, ma chissà che malattie si sarebbe preso!”
“Gli avrei potuto sparare” - si rammaricò un poliziotto con la mano sulla fondina - “Ma avevo paura di colpire qualche innocente!”
Il cortile si era intanto riempito di persone vocianti e gesticolanti, ognuno aveva la sua da dire sul fatto appena accaduto. 
Il vociare si trasformò in trambusto, il trambusto mutò in caos. 
Una finestrella del numero civico 120 si spalancò e si sentì una voce:
“Allora abbiamo finito con ’sta caciara? Qui c’è gente che vuol dormire!” 
Tutti guardarono in alto; affacciato c’era il topo, visibilmente alterato: 
“Non rompete le balle! Io abito qui dal 1998, pago il gas, la luce, la tassa sui rifiuti e l’ICI” - disse sventolando un foglio di carta con tanto di timbro – “Andate a perdere tempo da un’altra parte!”
Le persone nel cortile rimasero basite. 
Il vecchietto azzardò un: “Ma come si permette?” - con un fil di voce.
“Ma come vi permettete voi!” - replicò il roditore – “Siete su una mia proprietà, visto che il cortile l’ho regolarmente pagato! Sgomberate o chiamo i vigili!” 
A poco a poco, in silenzio, il gruppo di esseri umani si disperse.

Nella vita contano i fatti più che le parole. Ma le parole sono pesanti e sono un’arma midicidiale: le parole entrano in guerra prima della nazioni, uccidono prima delle armi e mettono a tacere prima del silenzio.

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