I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi e a renderli il più possibile efficienti e semplici da utilizzare. Utilizzando tali servizi e navigando i nostri siti, accetti implicitamente il nostro utilizzo dei cookie. Per maggiori informazioni sui dati registrati dai cookie, si prega di consultare la nostra Cookie Policy.

Accetto

oggi voglio

login

Qualche estate fa

di Marracash su Smemoranda 2010 - Che storia!

Qualche estate fa ero rimasto completamente in bolletta. Era fine luglio e i miei stavano per partire per la Sicilia come ogni anno, io non avevo i soldi per le vacanze e lavoravo da poco in un magazzino delle poste svizzere a capo di una squadra di peruviani di ogni età. Responsabile.
I miei partirono. Mi lasciarono un residuo di spesa a casa, ma io avrei preso i soldi del magazzino soltanto a settembre. Dopo un po’ finii tutto: i soldi, il cibo e la mia voglia di lavorare. Decisi di raggiungere i miei al paese per rifocillarmi, pagare il debito di sangue coi parenti e magari racimolare qualcosina. Salutai i peruviani e partii in treno in serata, saltando la cena, con un pacchetto di Pringles per il viaggio.
Il treno era imballato di gente. All’alba trovai posto in uno scompartimento con dei tamarri di Bruzzano che mi offrirono da fumare e poi cominciarono a ridere di battute che potevano capire solo loro. Cominciai a sentirmi debole, la pressione scendeva, il sole picchiava dal finestrino, il mio stomaco si contorceva. Entrai in dormiveglia e riuscii a puntare la sveglia sul cellulare per scendere a Napoli, dove dovevo cambiare treno. A Napoli non riuscivo nemmeno a portarmi la borsa, avevo la pressione di un topo. Rincontrai i tamarri di prima che mi aiutarono con la borsa e insieme andammo da Mc’Donalds. Se avessi mangiato una brioche al cioccolato sarei stato salvo, ma mentre loro erano in fila in cassa io misi la testa sul tavolo e mi addormentai. Dopo 1 minuto, un tizio in una specie di divisa azzurrina mi diceva di seguirlo, che la guardia medica della stazione era lì vicino. “Non puoi stare qui, non puoi dormire sul tavolo”. Lo seguii all’ambulatorio della stazione. Magari mi offriva una brioche al cioccolato. Mi fece sdraiare su un lettino, all’ombra, in una bella stanza ventilata. Gli dico: “Mi lasci qui 15 minuti e starò bene, è solo pressione bassa”. Mi fa: “No, ti devo fare l’iniezione”. L’iniezione?!? Andò in orgoglio professionale. “Guagliu, se vuoi restare qui ti fai fare l’iniezione, senno’ vuol dire che stai bene e non puoi stare più”. Mi lasciai fare l’iniezione e lui intanto si mise a parlare del Napoli con un suo collega. Cominciai a sentire un dolore al braccio, sempre più acuto, finché iniziai a urlare. “Ahhhh, ma che cazzo stai facendo?” Lui, fingendo calma, mi guarda il braccio e sommessamente dice “Oh scusa, ti sono andato fuori vena”. Con il ghiaccio pian piano il dolore svanì e alla fine mi comprò il cornetto di plastica.
Ripresi il treno per la Sicilia in uno stato catatonico, dormivo sul seggiolino in corridoio con la testa appoggiata al vetro. Mi ricordo che se anche qualcuno mi urtava, o se sbattevo la testa per uno scossone, mi riaddormentavo sempre. Mi scordai completamente che una volta passato lo stretto di Messina il treno si divide: una parte va verso Palermo e l’altra verso Siracusa. Mi svegliai improvvisamente e il treno era fermo. Sentivo voci di gente che si salutava. Non mi riaddormentai stavolta, come se l’incantesimo fosse finito. Sant’Agata di Militello. Scritta bianca su cartello blu. Mi venne in mente che non c’entrava un cazzo e che avevo sbagliato. Scesi in fretta e furia dal treno. 10 chiamate perse dai miei. Chiamo mio padre. Mi risponde: “Ma dove cazzo sei? Siamo alla stazione, il treno è arrivato da un’ora e tu non ci sei, ti stiamo facendo chiamare con l’altoparlante!”. Gli dico: “Pa’, sono a Sant’Agata, mi sono addormentato”. "A Sant’Agata!? Sei dall’altra parte della Sicilia!!! Sei un coglione, cazzi tuoi” e riaggancia.
Rimasi seduto al bar della stazione, a guardare i panini e gli arancini dietro il vetro per circa due ore. Poi venne a prendermi mio zio.

Advertisement