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La mafia non paga la crisi

di Subsonica su Smemoranda 2010 - Che storia!

La mafia non paga la crisi/chi paga la mafia?

Da qualche tempo a Torino, sotto i portici del centro, appiccicati sui distributori notturni di sigarette, appoggiati sui banconi dei bar o nei bagni dei locali notturni sono apparsi degli adesivi piuttosto enigmatici. In un rettangolo nero bordato di giallo una striscia di cocaina e una scritta: “Chi ama la mafia tira una riga”. Poi, a fianco: “60 miliardi di euro l’anno, grazie a te consumatore di coca, Mafia spa la più grande azienda italiana, non paga la crisi”.

Bum. Discussioni, dibattiti, approvazione ma anche irritazione presso molti frequentatori della movida che incominciano a chiedersi smarriti: “E questi chi sono, ma cosa vogliono, dove vogliono arrivare? Ma lo sanno che la mafia guadagna dagli appalti, che la si combatte dall’alto? Ma lasciateci in pace”. Al posto della firma, in piccoli caratteri un semplice indirizzo web: www.torinosistemasolare.it. Non il ministero di, non il partito proibizionista o l’assessorato alla gioventù.

Il sito anziché pullulare di effigi barricadere, solicelli, arcobaleni o effigi del “Che”, si apre avvolgendoci di musica elettronica e video grafica. Le notizie scorrono attraverso filmati, addirittura è presente una perfida presentatrice Tg (che parla con ammirazione degli indici di mafia spa) e un videogame della coca. Evidentemente questi giovani signori nessuno hanno capito che la guerra alla mafia è anche battaglia culturale, linguaggio. Cercando meglio si scopre che dietro la curiosa provocazione “virale” si nasconde una rete spontanea di locali, serate, deejay, musicisti, creativi, giovani da anni impegnati in battaglie civili contro le cattive energie (nucleare, razzismo, proibizionismo) e che insieme ai gruppi territoriali di Libera (la più ramificata associazione antimafia) hanno unito le forze per combattere il più redditizio tra i commerci delle mafie: la cocaina, appunto. 60 miliardi di euro rappresentano il 50% del volume di affari della mafia. Più di racket estorsioni e tangenti, più del commercio d’armi ed esseri umani, che pure dal traffico di droga dipendono. E combattendo la mafia hanno pensato anche che fosse ora di smetterla con il principio base della cultura mafiosa: girare lo sguardo altrove.

Mentre la coca quadruplica nell’ultimo anno il suo “fatturato” l’atmosfera nel mondo della notte peggiora, la musica peggiora, le persone peggiorano, la comunicazione peggiora. Già, la comunicazione. Il tg ci racconta tranquillamente che si sniffa in parlamento, nel jet set, tra gli inquietanti personaggi delle cronache mondane. Sniffano anche molti progressisti che dibattono di Saviano. E una buona parte della società ha già gettato la spugna se non la maschera sull’argomento. Sembra incredibile che un’inaspettata azione di contropiede arrivi proprio dal mondo della notte e della musica elettronica, e da quella fascia giovanile che le statistiche dipingono come disimpegnata in modo sconfortante. Curioso, no?

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