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Intervista a Sergio Parisse e Alessandro Troncon

di Alessandro Troncon - Sergio Parisse su Smemoranda 2009 - Msg for you!

Intervista a Sergio Parisse, capitano della Nazionale Rugby e Alessandro Troncon, 101 presenze in Nazionale tra il 1994 e il 2007 

Quanti sms scrivi al giorno? Parisse: una ventina. Troncon: dipende dai giorni.

Quanti ne ricevi? P: almeno altrettanti, ma ogni giorno è un giorno a sé. T: mai contati.

Sei mai stato lasciato via sms? P: no! T: no! Hai mai lasciato via sms? P: come prima, no! T: non penso che potrei mai farlo!

Quante password riesci a ricordarti? P: boh… abbastanza credo! T: è un interrogatorio o un’intervista?

Hai un blog/sito? P: Sì, www.sergioparisse.com T: Sì, www.alessandrotroncon.com 

È visitato più da uomini o donne? P: penso più o meno al 50%, ma forse le donne la spuntano di qualche punto… T: è in costruzione, quindi non lo visita nessuno!

Quanto conta il messaggio Rugbysta=macho con le donne? P: la domanda successiva? T: andiamo avanti…

Scarichi musica da internet o sei contrario? P: scarico… ma a pagamento. T: io e il computer stiamo approfondendo il nostro rapporto.

“Si stava meglio quando si stava peggio”, cioè oramai siamo tutti schiavi della tecnologia, o si sta meglio adesso e basta? P: si sta meglio adesso, se la tecnologia viene usata in modo responsabile. T: se si gioca a rugby, si sta bene sempre!

Chi seguiva il rugby in Italia fino a dieci anni fa? P: la stessa gente che lo segue adesso, anche se sicuramente in misura minore. T: i tifosi ci sono sempre stati, adesso sono solo di più.

I tuoi idoli da ragazzino erano rugbysti? P: ho sempre ammirato altri giocatori, ma idoli veri e propri mai avuti… mio padre a parte… T: sempre giocato a rugby, quindi...

Contano più i risultati o la comunicazione per fare amare uno sport? P: la comunicazione è fondamentale ma, a lungo andare, i risultati fanno la differenza. T: conoscete qualcuno a cui piaccia perdere?

E per diventare dei campioni? P: doti innate e lavoro, sempre. T: non c’è una ricetta per diventare campioni, dai!

Come si comunica durante la partita? P: ovviamente in italiano! T: beh, ogni squadra nella propria lingua no?

In che lingua si comunica tra i giocatori delle sei nazioni? P: direi prevalentemente inglese e francese. T: inglese e francese.

Come si esulta dopo aver fatto meta? P: dipende dalla meta! T: non saprei… si abbracciano i compagni???

Perché il famoso terzo tempo (lo spazio di riconciliazione tra le due squadre a base di bevute, mangiate e risate), che è un messaggio bellissimo, non è in voga negli altri sport? P: credo che sia un qualcosa di tipicamente rugbistico, imporlo altrove è sbagliato, rispettare l’avversario dovrebbe essere sempre una cosa naturale. T: il terzo tempo nasce nel rugby, fa parte dei valori del nostro sport… forse imporlo altrove non è la soluzione giusta per risolvere i problemi.

Nel terzo tempo, da buoni italiani, preferite il vino alla birra? P: la birra con i compagni è qualcosa di irrinunciabile. T: birra, il vino a cena con gli amici!

Ma secondo voi quanti sacchetti di patatine e pop corn vengono fatti fuori durante un match sei nazioni? E voi siete più pop corn o patatine? P: a Twickenham se ne mangiano di sicuro più che al Flaminio, lo stadio è talmente più grande… comunque, io sono più da patatine! T: le patatine sono le patatine!!! E poi sono anche il Fornitore Ufficiale della Squadra Nazionale!

Prima delle partite intonate qualche inno negli spogliatoi o in campo? P: ovviamente l’inno italiano prima del calcio d’inizio. T: l’inno di Mameli, come da cerimoniale delle partite internazionali.

Quanto intimidisce dal vivo (e in campo) la Ka Mate, la danza rituale degli All Blacks? P: è un loro rito, va rispettato, senza averne paura. T: non intimidisce, ma certo incute rispetto!

Il rugby diventerà mai uno sport praticato nelle scuole italiane? P: lo sta diventando, anche grazie al “Wacko’s Campionato Italiano di Rugby delle Scuole”. T: ma questa intervista a che serviva oh?

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