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Coup de fast foudre

di Flavio Oreglio su Smemoranda 2009 - Msg for you!

“Sao ko kelle terre per kelle fini ki contene, trenta annni le possette parte Sanct Benedicti”.
Sembra un messaggio internet e invece è il Placito di Capua, il primo documento del volgare italico, datato marzo 960.
Per la cronaca, si tratta di un documento che metteva fine a una disputa tra un privato e un convento benedettino, per il possesso di un terreno. Inutile dire che il privato ha avuto la peggio…
Ma non è di questo che voglio parlare, qui interessa la comunicazione, il linguaggio…
Il linguaggio si adatta, si evolve o involve (si può parlare di regressione evolutiva) a seconda delle circostanze e delle fasi storiche che attraversa. L’importante è comunicare, ma soprattutto capirsi. In fondo ciò che conta è la salute. Se a questo aggiungiamo l’ormai classico trittico che “non ci sono più le mezze stagioni”, che “i neri hanno il ritmo nel sangue” e che “si stava meglio quando si stava peggio” abbiamo esaurito la fiera delle banalità e possiamo andare oltre.
La prima volta che ricevetti un messaggio stringato fu verso la fine degli anni ’80, quando cedetti alle lusinghe della tecnologia acquistando finalmente la segreteria telefonica. Il messaggio conteneva poche ma concitate parole: “Dove cazzo sei? Pirla, non ci sei mai!”. Sembra ieri, ma a ben guardare si può già utilizzare la frase “erano altri tempi”.
Era un’epoca in cui il cellulare non esisteva, qualcuno girava con dei telefoni in valigetta dotati di cornetta e si usava il fax… ma mediamente per chiamare durante un viaggio bisognava fermarsi e trovare i gettoni per un telefono pubblico. Si ironizzava sulla coda alle cabine, si parlava velocemente per non spendere tanto… La spesa la avvertivi rumorosamente, soprattutto nelle interurbane, quando i gettoni scendevano con gran fragore non appena il tuo interlocutore alzava la cornetta. C’era lo scroscio alla risposta. 
Erano gli anni degli yuppies (il prototipo del berlusconiano di oggi), aumentavano i contatti con gli stranieri, il liguaggio si imbastardiva, faceva figo usare i termini anglosassoni. 
Mi ricordo all’università, alla facoltà di scienze biologiche, quando il prof. di fisiologia generale spiegando un meccanismo di autoregolazione cellulare disse: “E questo procedimento prende il nome di RETROAZIONE POSITIVA…”
Immediatamente si alzò una tipa con un tono molto professionale (uno degli obiettivi durante le lezioni era cercare di far colpo sul docente), che chiese: “Ma scusi, questo non è il feed back?”
Lui le sorrise e dando l’idea di pensare “ma perché non stai zitta, imbecille?”, rispose: “Certo, signorina, feed back in inglese, retroazione in italiano”.
Negli anni ’90 scrissi una canzone per scherzare l’uso delle parole straniere nell’italiano corrente, parlava di una storia d’amore, un colpo di fulmine che in francese e ormai sempre più anche in italiano si dice coup de foudre. Ma siccome questo che raccontavo era un colpo di fulmine ancora più veloce ecco che il titolo scelto fu coup de fast foudre:

Ti vidi all’autogrill, con un look in leacrill
Ho notato sex appeal e lo stick Vinavil
Ti ho parlato di collage, ikebana e bricolage
Che muchacha muj carna… cuba libre o caipirinha?

Al bar baby che love story di collant e di after shave
Tu con charme e nonchalance, io con verve e mal de panche
Poi voilà! Nel mio chalet, sulla moquette, sulla moquette o sul parquet
Che performance, che exploit, di sex’n’drugs’n’rock’n’roll…

Sex’n’drugs’n’rock’n’roll, barbecue e profiterolles
Poi champagne e champignon, ricchi premi e cotillons
Via il foulard e via il body – body, bodibù
Che performance da bijoux! Kamasutra col kung fu…

Il mio cachemire e il tuo astrakan, stan giocando a bim bum bam
Il tuo slip ci fa bye bye, dondolando dal bonsai
Sono un hooligan del sesso, sono un macho extra strong
Sono un cocktail, sono un Jambo, sono pirla come Rambo

Ti ho avuta sul guard rail, sul display del bancomat
En passant, alla Speedy Gonzales, chiappe fresche sui murales 
E’ un bel maych in sette round con quattordici replay
Questo flirt è un po’ naif tra un long drink e una fettina di roastbeef

Giocare con le parole, giocare con il linguaggio… In fondo questo momento ludico costituisce una delle attività di base più semplici che un umorista affronta.
E ogni epoca ha i suoi bei perché.
In fondo quella di allora non era che l’attività pionieristica che avrebbe portato all’oggi. Ce ne rendemmo conto quando arrivò il computer.
Il microchip, lungi dall’essere una piccola puntata a poker, in realtà alzò la posta sul tavolo della comunicazione. Internet e il cellulare hanno fatto il resto. Il resto è la storia di oggi ed è sotto gli occhi di tutti. Ma lo spazio stringe e vorei concludere ke nn sn x nnt cont di qs situaz.

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