I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi e a renderli il più possibile efficienti e semplici da utilizzare. Utilizzando tali servizi e navigando i nostri siti, accetti implicitamente il nostro utilizzo dei cookie. Per maggiori informazioni sui dati registrati dai cookie, si prega di consultare la nostra Cookie Policy.

Accetto

oggi voglio

login

Cara Geppi, sono Raul Bova

di Geppi Cucciari su Smemoranda 2009 - Msg for you!

La metà delle informazioni che ci si scambia quotidianamente scorre ormai tra le dita degli sms che s’involano dai nostri cellulari. L’altro 25% è affidato invece agli squilli, noti anche come “mute”, fenomeno partito in sordina anni fa per comunicare piccoli dettagli, ma che al momento grazie a un riconosciuto codice internazionale riesce a permettere la consegna anche di dati più complessi. Uno squillo significa”ti penso, ma ho poco credito e quel poco che ho non ho nessuna intenzione di usarlo per te”, due squilli “scendi che sono giù e vedi di muoverti che non ho voglia di aspettarti, cafona ritardataria che non sei altro”e tre “mamma butta la pasta, i fusilli precisamente, gli spaghetti non mi vanno, sto arrivando molto affamato come di consueto”.
Centottanta caratteri per aprire nuovi mondi, emotycons e faccine che danno colore a una frase in apparenza banale, e, dannazione per tutti quelli dai 28 anni in su, le abbreviazioni: “kmq ness1 fa ttt kos che ff nl vit tu, tvtb.Fra.” Codici fiscali alla mercè di giovani molto intuitivi che non leggono i messaggi, ma li indovinano.
A condimento di tutto ciò, i puntini di sospensione, tanti puntini... solidali portatori di frasi lasciate appese e meraviglie ancora tutte da scoprire: del resto “un bacio”, non lascia quel nonsoché di inevaso che resta dopo aver letto “un bacio...”, come dire... “questo piccolo bacio sarebbe solo il grande preludio di ben altre meraviglie, immaginatele...”.
Ma per chi come me è nata negli anni ’70 le prime comunicazioni sono state molto diverse. Il primo fidanzamento avveniva di solito via “pizzino”; il morettino al penultimo banco dopo aver tentato insistentemente di tenerti la mano durante l’ultima gita presso le rovine fenicio-puniche, riusciva ad allungarti, durante l’ora di mate, la sua proposta nero su bianco: “Ti Vuoi mettere con me?” Seguivano un SÌ scritto gigantesco e un NO minuscolo.
Crescendo, il luogo principe dedicato allo scambio di brevi messaggi sono poi sempre state le agende scolastiche, e lì si partiva da un innocente “come la barca lascia la scia, io ti lascio la firma mia”, per finire a dichiarazioni di intenti su svariati campi: attacchi al corpo docente, commenti sulla vita sentimentale di Patrizia della V B, nota “Nave scuola”, attestati di fede calcistica.
E ancora, nei primi anni universitari, la parola messaggio evocava chiaramente l’oggetto da cui lo potevi riascoltare: la segreteria telefonica. Tornando a casa il primo sguardo andava subito al display nero della segreteria, nel quale lampeggiava un numero direttamente proporzionale all’intensità della tua vita sociale. Molti messaggi, molti amici. Zero messaggi, molta tristezza.
Allora oggi, a distanza di anni, mi piace immaginare e poter decidere io quali e quanti messaggi trovare al mio rientro nella segreteria: 6, per chiudere alcune partite avviate col destino me ne bastano 6:
- il mio nutrizionista: 
Gentile signorina Cucciari, le ricordo che dall’ultima pesata lei risulta ancora di 2 chili sotto il suo peso forma, quindi la pregherei di darci dentro con i Kinder Delice per arrivare comodamente a 65 chili (in realtà peso quanto Kakà al momento).
- Federico Moccia: 
Cara Geppi ti faccio i miei più cari complimenti, il tuo ultimo romanzo Come conquistare un uomo con un cavatappi a elica e una sedia a dondolo ha appena superato il mio Amore amaro a Roma amando aromi, ma sono felice sia stata tu.
- il dermatologo: 
Cara Geppi pelle di pesca, ti confermo che l’idea di svernare nell’altro emisfero e tornare in Italia solo da marzo a ottobre mi sembra ottima, tutto il tuo sistema linfatico ne gioverà.
- Cara Geppi sono io...Giambattista Persichelli, il gallerista dello Spazio Cre-attivO, quello sotto casa tua... mi sono permesso di donarti un’opera che io stesso ho forgiato in tuo onore: un tuo mezzobusto in giada e ametiste che potrà senza dubbio ben figurare nella tua casa abbarbicata sulla collina come quella di Miss Pony.
- Cara Geppi sono Raul Bova, volevo chiederti se non ti scoccia interpretare la mia partner in Pasqua al nuraghe, sono sicuro che grazie al tuo fascino discreto e alle tue grandi doti recitative sbancheremo i botteghini...

La bellezza starebbe anche nel fatto che questi messaggi li leggerei nel buio del mio soggiorno levandomi le scarpe, nel silenzio della mia casa, alla fine di una giornata trascorsa a cogliere lamponi nel bosco vicino casa. 
Del resto visto che il sogno è mio, posso permettermi anche i frutti di bosco, no?

Advertisement