I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi e a renderli il più possibile efficienti e semplici da utilizzare. Utilizzando tali servizi e navigando i nostri siti, accetti implicitamente il nostro utilizzo dei cookie. Per maggiori informazioni sui dati registrati dai cookie, si prega di consultare la nostra Cookie Policy.

Accetto

oggi voglio

login

Un last minute per i due liocorni

di Lia Celi su Smemoranda 2009 - Msg for you!

Dal diario di bordo del patriarca Noè.

Quarantesimo giorno di navigazione.

Stamattina mi sono svegliato senza il solito crepitio della pioggia sul tetto dell’Arca. Stavolta non ci casco, ho pensato. È già successo che quei disgraziati dei miei figli, Sem, Cam e Jafet, mi riempissero di stoppa le orecchie nel sonno per farmi credere al risveglio che il diluvio fosse finito. Io uscivo di corsa e tornavo zuppo fradicio, mentre i tre deficienti si sganasciavano. Così mi sono limitato ad aprire cautamente l’oblò. L’arcobaleno! Sia lodato il Signore, è finita! Non ne potevo veramente più. Ancora un giorno di clausura forzata in questo zoo galleggiante e mi sarei buttato in acqua. Il cibo scarseggia, gli animali sono nervosi, c’è un tanfo così orrendo che usiamo la puzzola come Arbre Magique, e, da quando le oche si sono mangiate tutti i fagioli della tombola, l’unico passatempo sono i balli di gruppo. I ragazzi riuniscono le bestie nella sala comune e intonano “Ci son due coccodrilli e un orangotango, ecc...” Quattro volte al giorno, da quaranta giorni. Peggio del mal di mare. Tanto più che i due liocorni non c’è proprio verso di trovarli. Temo siano rimasti a terra per problemi di overbooking.

Quarantunesimo giorno

La buona notizia è che le acque si stanno ritirando. Quella cattiva è che ci siamo arenati sulla cima di un monte, e presto l’Arca precipiterà giù come uno snowboard, sicché ci romperemo tutti l’osso del collo. Sem, Cam e Jafet trovano la prospettiva entusiasmante. Che figli cretini mi ritrovo. Solo quando sono insieme riesco a distinguerli dai macachi, perché loro sono tre, e i macachi veri nell’Arca sono solo due. Se non fossi sicuro che il Signore li ha creati a sua immagine, penserei che discendano dalle scimmie. Sto proprio cominciando a sragionare, devo uscire di qui. Ma sarà davvero finito, il diluvio? E se il Signore ha deciso che non vale la pena salvare neanche noi, e appena mettiamo un piede giù ci annega come gli altri? Perché non mi manda un segno, un messaggio rassicurante? Oh, no, in sala ricominciano con i “Due coccodrilli”. Un momento. Coccodrilli? Eureka! Potrei mandarli fuori dall’Arca in ricognizione, anche se è un peccato sciupare così un paio di anfibi, con quel che costano.

Quarantaduesimo giorno.

Addio piano-coccodrilli. L’Arca è in equilibrio su un cocuzzolo, e, se ci disfiamo degli animali di peso superiore al chilo, si sbilancia e ci fracassa giù per il pendio. Ma abbiamo urgente bisogno di notizie dal mondo esterno, così ho deciso di inviare in missione un piccolo volatile. Sem, Cam e Jafet si sono occupati dei test attitudinali fra gli uccelli, con scarso successo. La cicogna ci mette nove mesi per ogni viaggio e fa consegne solo a donne incinte. La civetta ha un contratto in esclusiva come messaggera nella serie di Harry Potter e non può fare lo stesso ruolo nella Bibbia. La gazza ladra è agli arresti domiciliari e se la beccano fuori sono guai. Sul fagiano ho altri progetti. Alla fine, a sorpresa, si è offerta volontaria la colomba. È in crisi col suo compagno e “un viaggio da sola è quel che ci vuole per mettere alla prova il nostro rapporto”. Tutti gli animali l’hanno salutata con i “Due coccodrilli”. Non aveva ancora spiccato il volo, che già il colombo stava facendo il porco con tutte le pennute dell’Arca, struzza inclusa.

Cinquantesimo giorno.

Della colomba ancora nessuna notizia. Forse non ce l’ha fatta. Sarà stato il peso delle corna, sghignazzano i miei figli. In effetti il colombo sta esagerando. Con l’aquila reale sta facendo il remake ornitologico de L’amante di Lady Chatterley. Altro problema, ci son due coccodrilli e un orangotango, ma i tre piccoli serpenti sono cresciuti e ora ci ritroviamo con tre boa constrictor lunghi così. I miei figli li hanno appesi alle fiancate dell’Arca e ci fanno il bunjee-jumping. Se è da quei tre vagabondi che dovrà nascere la nuova umanità, la vedo male.

Settantacinquesimo giorno.

Vittoria! La colomba è rientrata alla base, tenendo nel becco un ramoscello d’ulivo con scritto “Sulle terre emerse andai, a te pensai, questo ricordo ti portai”. Pazienza, dopo un diluvio universale non puoi pretendere dei gran souvenir. Secondo Sem, Cam e Jafet è un tipico messaggio di pace fra Dio e gli uomini, come nel disegno di un certo Picasso (mai sentito, ma se è amico dei miei figli sarà un altro bel cialtrone). Non so fra Dio e gli uomini, ma fra i colombi, effettivamente, la pace è tornata: lei metterà una pietra sopra le scappatelle di lui, e lui non ne metterà un’altra sulle tre uova di padre ignoto che gli ha scodellato al ritorno. Ho dato finalmente inizio alle operazioni di sbarco: gli animali si stanno calando giù dall’Arca usando i boa come corde, mentre io faccio l’inventario. Allora: ci son due coccodrilli e un orangotango, tre grossissimi serpenti, un’aquila reale, un gatto, un topo, un elefante, non manca più nessuno, solo non si vedono i due liocorni. Speriamo che abbiano trovato un last-minute.

Advertisement