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La mela di Evok

di Raul Cremona su Smemoranda 2009 - Msg for you!

Viviamo nel mondo della play-station e dell’iPod, dell’mp3 e del modem, del router e dell’umts, del cd e dei dvd, un mondo in cui la gente non si parla più a voce, ma per comunicare usa internet, i telefonini, il fax, il mac e il pc, si manda mail, sms o mms. Ormai i genitori comunicano con i figli solo con sms, e questo lo capisci perché i padri di oggi hanno tutti le scarpe sporche mentre i padri di una volta le avevano sempre lucide perché comunicavano con i figli a calci nel sedere. Quante belle tradizioni si sono perse in questo mondo troppo contemporaneo fatto di chat, di Messenger e di MySpace! E poi non ci dobbiamo lamentare se i ragazzi di oggi a forza di vedere tutto il giorno YouTube arrivano a sera che non capiscono un tubo! Ma per fortuna ci resta ancora qualcosa di genuino: la parola di Evok che è giunta a noi attraverso la testimonianza di suo figlio Raymond, venuto sulla Terra insieme ai figli Spyzer e Cretien e alla moglie Mongarda 3500 anni Sauron fa, in pieno Medio Evok. Il piccolo Spyzer da grande divenne un famoso botanico e inventò addirittura il salice piangente. Come fece? Prese un salice normale e gli piantò sotto un centinaio di cipolle. Mentre Cretien voleva fare l’avvocato, ma dovette interrompere gli studi perché non riusciva a stare seduto studiando diritto. E se i figli di Raymond erano degli splendidi ragazzi il merito fu di Mongarda, una donna tutta di un pezzo, una donna che non si piegava mai, nemmeno quando doveva caricare la lavatrice. Come faceva? Aveva una lavatrice che si caricava dall’alto. Raymond arrivò sulla Terra dal pianeta Evok insieme alla famiglia a bordo di un disco volante, lo parcheggiò in zona disco, scese e subito cominciò a diffondere il verbo e il soggetto e li diffuse così bene che poi, da solo, si fece i complementi. Per anni e anni Raymond predicò per il mondo, e si spinse fino ai confini dell’ignoranza, nel benek e nel malok, spiegando che la vita era nata da un brodo primordiale, un immenso brodo di pollo, ma gli rimase sempre un dubbio: era nato prima l’uomo o la gallina? Non trovò mai la risposta alla sua domanda, ma scoprì che se la gallina aveva le piume l’uomo aveva il piumino d’oca. In quei tempi in cui non c’era ancora la pay tv, c’erano però già le parabole e Raymond ne raccontava a migliaia, la più pregna è sicuramente la seguente, solo dopo averla letta capirete il vero senso della vita, buona lettura.

Parabola della mela di Evok: un contadino di Scanzorosciate (Bg) aveva una piantagione di mele e, per difenderla dai ladri, l’aveva circondata di filo spinato, vi aveva scavato un fossato tutto intorno, lo aveva allagato e riempito di coccodrilli e oltre il fossato aveva poi messo un guardiano cattivissimo. Un giorno Evok, passando per caso fuori da quel frutteto, vide tutte quelle belle mele e gli venne voglia di mangiarne una, cosicché domandò al feroce guardiano se, pagando, potesse avere una mela. Il feroce guardiano si avvicinò al maestro e gli rise in faccia: “Non ti darò una mela nemmeno per tutto l’oro del mondo”. Evok allora, col fare caritatevole che lo contraddistingueva, guardò il feroce guardiano e gli disse: “Oh feroce guardiano, anche volendo io non possiedo tutto l’oro del mondo, possiedo solo un grande bastone di legno di noce, che combinazione ho qui sotto il cappotto, quello sì che te lo posso dare volentieri…” E così dicendo Evok estrasse dal cappotto l’enorme legno e cominciò a menare colpi a destra e a sinistra, un po’ al feroce e un po’ al guardiano, per non fare torti, perché Evok, anche quando si incazzava, era un uomo giusto. Il povero guardiano, che a ogni bastonata era sempre meno feroce, ma a dire il vero anche sempre meno guardiano, prese tante ma tante di quelle legnate che alla fine non avrebbero potuto riconoscerlo nemmeno i Ris di Parma. Poi Evok si tuffò nel fossato e, a causa delle balle che gli giravano come eliche, fece tre giri che pareva un motoscafo. E girando in quelle acque prese a bastonate i coccodrilli così tante volte che quando si fermò l’acqua era tutto un galleggiare di borsellini, valigie e beauty case. Infine il Maestro entrò nel frutteto, prese una mela, la mangiò di gusto e si avviò verso casa. È parola di Evok. Diciamo così, diciamo cosà, diciamo così e cosà.

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