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La notte c'è perché le stelle possano essere viste

di Gino&Michele su Smemoranda 2014 - By Night

In una notte di luna nuova un giovane asino volle avventurarsi tra gli stazzi. Uscì dal recinto e s'incamminò per le terre intorno. Il cielo era buio e la notte scura. L'asino cadde in un pozzo. Il pozzo non era troppo profondo, per questo l'animale non si fece che qualche piccola escoriazione. Ma il buco era angusto e le pareti umide e lisce. L'asino ebbe paura di non farcela, alzò la testa e guardò il cerchio di cielo che si affacciava all'orlo del pozzo, su su. Vide le stelle. La notte c'è perché le stelle possano essere viste, pensò. E si addormentò con le stelle negli occhi. 

Quando si svegliò c'era troppa luce (le stelle di giorno dormono nel sole). Non fu contento, l'asino, e incominciò a ragliare. Voleva uscire, voleva continuare a vivere per vedere le stelle di notte, per esempio; e di giorno il sole, ma non così, dal fondo di un pozzo! Presto, allertato e straziato dai lamenti dell'asino, arrivò il pastore che provò a imbragarlo in tutti i modi per riportarlo in superficie. Niente. Non fu possibile neppure con l'aiuto dei numerosi uomini che nel frattempo erano accorsi per aiutarlo. Le corde scivolavano e si spezzavano lungo le pareti. 

L'asino, sempre più agitato e spaventato, capiva che si stava avvicinando la sua fine. Allora continuò a fare l'unica cosa che a un asino è concesso di fare: ragliare al cielo, sempre più forte. La cosa andò avanti per settimane, tanto che nessuno, sull'altopiano, riusciva più a fare nulla: la disperazione dell'asino aveva modificato la vita degli uomini. Fino a quando un giorno, durante un concitato confronto, la maggioranza dei pastori, dopo aver stabilito che anche l'asino più vigoroso e giovane, chiuso in un pozzo angusto, fa solo rumore, decise la fine dell'asino. Così, seppur a malincuore, emisero la sentenza: la notte seguente si sarebbero presentati con pale e carriole e avrebbero iniziato a riempire il pozzo di terra, in modo da ricoprirlo totalmente. Tanto non capirà cosa sta per accadergli: è solo un asino, pensarono. Soffrirà poco, qualche minuto. Poi, finalmente, quando avremo coperto il pozzo con tutto quel suo contenuto così sonoramente ingombrante, potremo tornare tranquilli a lavorare. I pastori avevano deciso di farlo in una sola notte – era trascorso quasi un mese e c'era ancora luna nuova – perché si vergognavano. Così, come spesso accade agli uomini quando si dannano, avevano provato a chiedere complicità al buio. 

Quella notte, quell'estrema notte, sentendo avvicinarsi gli uomini e prima che con i loro corpi e la loro terra da lassù gli impedissero di guardare in alto, l'asino cercò per l'ultima volta le stelle. Erano così vive e lontane... 

A un certo punto vide una scia luminosa attraversare la sommità del pozzo, proprio mentre i primi pastori si stavano già affacciando all'orlo. Così l'asino, davanti a quell'enorme vivida stella cadente, espresse l'unico desiderio che gli fu possibile: la vita. Gli uomini iniziarono a buttare terra nel pozzo. Il povero asino imprigionato, al rumore delle palate e alle zolle di terra che gli piovevano dal cielo, con gran sorpresa di tutti, non si lamentò. I pastori lo pensavano rassegnato e la cosa li incupiva ancor di più. Intimiditi e pieni di angosce accelerarono i colpi di vanga. Gettavano la terra nel pozzo voltando le spalle al pozzo stesso, tanto era il disagio che vivevano per quella loro decisione. Passò del tempo, nessuno aveva il coraggio di guardare il pozzo mentre continuavano a gettare la terra. Finalmente, quando le prime luci del mattino coincisero con le ultime palate di terra, i pastori si girarono per vedere il frutto del loro operato. L'asino, vivo, si stava scrollando dalla groppa l'ultima palata di terra, e, come aveva fatto tutta la notte, ci stava salendo sopra comprimendola. Era ormai sull'orlo del pozzo. Un ultimo piccolo balzo e fu fuori. Da lì il cielo era più vicino e – che strano – gli uomini erano assai più piccoli.

Mentre l’asino si incamminava verso nuove terre, non curandosi dei pastori impietriti, pensò: un giorno, quando il nostro mondo cadrà, tutte le stelle, vedendolo in scia, esprimeranno lo stesso desiderio. E il mondo si salverà.

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