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Ti facevo più alto

di Luciano Ligabue su Smemoranda 2014 - By Night

Colazione al bar? Che ora è, mezzogiorno? Andiamo.
- Ciao Gatto, sei capace di farmi un caffè?
Il Gatto non lo so come fa ma è sempre su di giri. E pensare che nel suo bar si scontra con ogni tipo di psicopatia.
- Uei, sei qua. Sei fermo?
- Finito il tour ieri sera. Stai bene? Certo che sì, cosa te lo chiedo a fare? Te stai sempre bene. Mi passi anche quel bignè?
Prendo pasta e caffè e mi sposto sul tavolino su cui hanno lasciato la "Gazzetta dello Sport". Decido che le informazioni sui tempi di rientro di Cambiasso saranno il massimo sforzo intellettuale che produrrò in giornata. L'aroma che sale dalla tazzina penetra direttamente nel cervello, lo zucchero fatica a scendere sotto la schiuma: è pur sempre il miglior caffè della provincia. Non resisto, lo trangugio e ne ordino subito un altro. Il bignè è come non riuscisse più a trattenere il ripieno. La glassa sembra fare pernacchie al diabete. Apro il giornale alla pagina giusta. Ed è proprio lì, al mio primo affondo sulla pasta, quando la crema fa un leggero schizzo verso il palato e gli zuccheri regalano già un effetto euforico, che avverto la presenza di "lui". Lo sento approcciarsi prima titubante e poi sempre un po' più convinto. Durante la marcia d'avvicinamento fa diverse soste in cui, immagino, controlla quello che sta vedendo. Arriva e piazza la sua faccia a poco più di una spanna dalla mia.
"Lui", questa volta, è sulla trentina, occhi leggermente inquietanti, bazza sporgente. Quello che sembra un casco sono in realtà i suoi capelli plastificati da un'invereconda quantità di gel. Siccome da circa un minuto mi fissa da una trentina di centimetri, mi sento di dirgli:
- Buongiorno, se hai bisogno chiedi pure.
Lui continua a guardarmi come se gliela stessi facendo mentre a lui non la si fa. Io, allora, vado avanti con il bignè anche se non è esattamente il mio sogno farlo con quella faccia piantata nel mio spazio vitale. Non si smuove, controlla attenta- mente il bignè o la mia bocca o che ne so. Forse da quella distanza si è fissato su un punto nero. Poi, finalmente, parla.
- Scusa ma... tu sei tu?
Il primo pensiero che mi è venuto è che anche se fossi Gennaro Battiloca o Quirino Ficcadenti o Plinio Verza e mi chiedessero se "io sono io" non potrei che rispondere sì, certo che sì. Comunque, poi, senza troppo sottilizzare gli ho detto:
- Sì, guarda, ti giuro che io sono io.
Mantiene quell'espressione che a lui non la si fa. Mi squadra più volte dall'alto in basso e viceversa.
- Ti facevo più alto, dice con una nota di biasimo
- Be' – dico – mi dispiace averti arrecato una delusione del genere.
Riprende a guardarmi poco convinto. Si mette di tre quarti e mi fissa strizzando un po' gli occhi.
- E poi, se tu sei tu, cosa ci fai qua?
Sai com'è, se accettiamo il fatto che in qualche posto devo pur stare, diciamo che se guardi bene troverai che sto cercando di fare colazione
e leggere il giornale.
Adesso stava scuotendo la testa. Non si capiva se era più lo sconforto o il disinganno.
- Certo che voi personaggi famosi, dal vivo siete proprio tutta un'altra cosa. Era veramente amareggiato.
- In questo caso, per questo tipo di delusione, ti chiedo scusa a nome
dell'intera categoria.
Che non mi sopporti, ormai, me l'ha ampiamente dimostrato ma per qualche motivo non ce la fa ad andarsene.
- Dai – mi intima – fammi un autografo con dedica che c'è una mia amica che è una tua fan.
In genere quando chi mi chiede una dedica ci tiene così tanto a sottolineare che è per qualcun altro, è come se volesse dirmi che non capisce perché qualcuno possa volere un autografo da me. Questo era uno dei casi più lampanti.
- Ti dirò, sei talmente squisito che l'autografo te lo faccio volentieri.
Lui appoggia i gomiti sul mio tavolino e continua a fissarmi. A quel punto io ricambio. Lui guarda me, io guardo lui. Dopo quasi due minuti in cui rimaniamo così lui, brusco, mi fa:
- Dai, e allora?
- Guarda che per fare un autografo serve, come minimo, un foglio
e una penna.
Passa dallo sconforto all'indignazione:
- Credevo che voi personaggi famosi – non si era fatto scappare l'occasione di un certo sarcasmo – aveste sempre l'occorrente con voi.
- Sono costernato nel doverti dare la terza tremenda delusione in così pochi minuti ma devo ammettere che oggi la mia cancelleria personale l'ho lasciata a casa.
- Quindi come facciamo? – adesso eravamo sull'irritazione.
- Forse se ti avvicini al barista, solo due metri più in là, e gli chiedi, gentilmente – come sai fare tu – un pezzo di carta e una biro, capace che il tuo problema te lo risolve.
Mi guarda sbuffando e la sua espressione dice devo pensare proprio a tutto io, eh?. Poi va verso il Gatto. Se ne torna con un foglio strappato da un bloc notes e una Bic. Li sbatte con rabbia sul tavolo e indicando con l'indice il pezzo di carta, mi intima:
- Scrivi...
Prendo in mano la penna e mi metto a disposizione.
- ...a Marta...
- a Marta...
- ... con tanto, tanto, tanto amore...
- ...'more...
- ...e poi la tua firma, no? Piero Pelù.

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