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Tutto va come deve andare

di Sara Anzanello su Smemoranda 2014 - By Night

È già mezzanotte, vado sotto le coperte e prendo il libro. La mia mente sta già vagando su quello che accadrà domani, leggo una pagina, ma non capisco niente e devo ricominciarla dal principio. 

Impossibile. Lo chiudo e mi giro a dare la buonanotte a Cardu. Le nostre ultime parole sono: «Tutto va come deve andare» tirate fuori da una stupida canzone degli 883. Ma sono queste cinque parole che ci aiutano ad allentare la tensione. Sorrisino di circostanza ed entrambe sprofondiamo nei nostri pensieri.

La notte è buio, la notte è silenzio, la notte è lontana dalla frenesia del giorno, la notte fa galoppare la nostra immaginazione. Alle volte porta l'ansia del fallimento, altre porta l'entusiasmo della vittoria, un vortice di frasi e immagini all'interno della mia mente. Mi vedo in campo con le mie compagne, vedo ogni muro, ogni schema, ogni singolo movimento della mia squadra. Vedo i muscoli tesi per lo sforzo dopo ogni punto, l'abbraccio che ci unisce al centro di quei nove metri quadrati, sospese in modo irreale, non ci sono rumori. Di notte c'è lo stesso silenzio che c'è nel campo di gioco, perché quando inizia la partita è un po' come chiudere la porta del nostro mondo e lasciare tutto il resto fuori.

Devo dormire, devo riposare, non posso arrivare stanca, ma affiorano altri pensieri. L'angoscia della sconfitta, l'angoscia di aver sudato e lottato giorno dopo giorno per niente. Cancello immediatamente questo disegno come si cancella una lavagna e sullo schermo nero iniziano ad apparire i colori, le medaglie e la voglia di entrare in campo aumenta. I sorrisi, le lacrime, la gente, la confusione, la gioia, una gioia irrefrenabile. Con questo ultimo pensiero, mi addormento di un sonno tormentato.

Le notti prima delle finali sono sempre così, sembrano fotocopie: stessa ansia, stessa tensione, stessi pensieri. È già di per sé difficile arrivare a questo punto, ma un atleta sa che verrà ricordato solo il vincitore.

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