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Appelli notturni

di Gioele Dix su Smemoranda 2014 - By Night

A volte soffro d'insonnia e non riesco a prendere sonno prima dell'alba. Provo di tutto, anche contare le pecore, ma matematica e pastorizia mi innervosiscono. C'è soltanto una cosa che mi rilassa: fare la conta di tutti quelli che sono già andati a dormire, beati loro. Sì, perché di notte quasi tutti vanno a dormire, prima o poi. Cominciano i bambini, che ci vanno malvolentieri, ma gli tocca ubbidire. Alcuni provano a resistere e per protesta tengono gli occhi sbarrati nel buio. Ma durano poco perché il sonno è più forte di loro.

Poi viene il turno dei giovani papà, che per dare tregua alle giovani mamme si offrono di far addormentare i loro piccoli bimbi irrequieti. "Ci penso io" dicono con sicurezza. Si mettono d'impegno, tengono in braccio,cullano, e vai con la ninna nanna, ma niente da fare. Allora scelgono l'opzione: "Mi sdraio sul letto con la creatura e chiudo gli occhi così capisce che deve dormire". Peccato che finiscano per addormentarsi loro di botto, mentre il pupo, che non ha affatto capito, gli sgambetta sveglio di fianco. Poi c'è la gran massa di gente che non fa mai in tempo a raggiungere il letto e si addormenta sul divano, preferibilmente con la bocca aperta. Ognuno ha i suoi gusti, varietà, talk-show, serie criminal o medical, ma non è questo che conta. È il televisore a garantire l'ipnosi, meglio se al plasma, meglio ancora se acceso e a un volume bello alto. Man mano che la notte avanza, si fa più larga la schiera di chi si arrende al sonno.

E così cadono come birilli, uno dopo l'altro, anche tutti i tiratardi volontari e involontari, studenti angosciati dall'esame imminente, autisti e tramvieri dell'ultimo turno, professoresse con tanti compiti ancora da correggere, camerieri e cuochi dei ristoranti del centro, blogger intossicati dalle chiacchiere in rete, attori con troppa adrenalina addosso, dj storditi dall'ennesima serata tecno. Ormai è notte fonda e, al mio immaginario appello, mancano giusto un paio di nomi, un manager licenziato che ha bevuto un po' troppo e una laureanda disorganizzata che sta finendo la sua tesi su Borges. Ecco, ora lui è rientrato, si è buttato sul letto vestito e già dorme, chissà quanto gli girerà la testa pure nel sonno. E ora lei ha spento il computer, ha poggiato esausta il capo sulla tastiera e ha chiuso dolcemente gli occhi. Ci siamo: finalmente posso andare anch'io a dormire.

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