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Se ti abbraccio non aver paura

di Fulvio Ervas su Smemoranda 2014 - By Night

"Se ti abbraccio non aver paura" racconta la storia di un viaggio molto speciale: quello di Franco – un padre "rock'n'roll" – e Andrea, suo figlio, che sa camminare sulle punte... Il loro viaggio tra usa e America latina è durato tre mesi, nell'estate del 2010... Andrea ha compiuto 18 anni ed è stato diagnosticato come autistico all'età di tre. Questa è una pagina notturna del loro diario di viaggio.

Uno di loro ha un volto intenso, canta come se stesse sulla punta di un campanile in cima all'Everest. Sorseggio un coctelito di aguardiente e succo di frutta, Andrea una bottiglia d'acqua. La notte mette in scena un temporale spettacolare, squarci di lampi e tuoni come tamburi. In albergo scrivo, navigo in rete, Andrea è tranquillo. Non riesco a prendere sonno, non riesco a scendere in profondità. Dalla finestra scruto la magia delle strie liquide quando, in un istante, passano sotto i lampioni. Seguendo quelle chiazze di luce scorgo gente che vive in strada, arrabattandosi come può sotto quel diluvio. Penso ad Andrea: se un giorno rimanesse senza qualcuno che si prenda cura di lui... è così che andrebbe a finire?

Vedo un povero cristo che si trascina. Quando anche lui entra nel cono di luce di un lampione, mi sembra di scorgerne il volto segnato da righe nere, come se avesse pianto lacrime di carbone. Brandelli di sacchi di plastica gli fanno da impermeabile. I movimenti sono lenti, rigidi, minimi. Batte il palmo delle mani cinque o sei volte di fila contro le vetrate dell'albergo, ripetendo il gesto a intervalli di un minuto. Cammina come una pietra e batte. Sono gesti così simili a quelli di Andrea, è come se entrambi seguissero una nenia che devono avere nella testa. Chissà chi è quell'uomo, quanti anni ha, come vive e cosa mangia, dove dorme. Parlerà mai con qualcuno? È possibile che ci siano persone che vivono così? Mi sento perduto davanti a queste cose. Noi in un albergo, al caldo, con i letti, acqua a volontà, il frigo e tutto il resto. E a volte mi lamento anche!

L'istinto è di scendere, prendere questa persona e portarla da noi, dargli conforto: lo metto sotto una doccia calda, gli trovo una maglia, lo sistemo un poco. Voglio fare qualcosa per lui. Se l'ho visto proprio questa notte, ci deve essere un motivo. Guardo Andrea, dorme. Mi vesto, prendo il k-way e scendo in strada. Non lo scorgo più. Impossibile! Avanzava così lentamente e si è volatilizzato! Corro per qualche metro, dove può essere finito se la strada è così diritta e vuota? Torno in camera, abbattuto. Andrea continua a dormire: si gira nel letto, è irrequieto, forse sogna. Guardo un'ultima volta dalla finestra, però sento che quella figura è passata, che i nostri tempi si sono sfiorati, le nostre vite sono già lontane.

Testo tratto da Se ti abbraccio non aver paura di Fulvio Ervas, Marcos y Marcos 2012
© Fulvio Ervas 2012
© Marcos y Marcos 2012

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