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Un messaggio indimenticabile

di Moreno su Smemoranda 2015 - Vivi, ama, ridi

Ricordo bene quando andavo a scuola, come potrei dimenticarmene. Ogni mattina mi sembrava sempre la stessa. La sveglia suonava alle sei e trenta e io la spostavo avanti di dieci minuti, illudendomi che in quei dieci minuti sarei riuscito a recuperare un po’ di sonno e, quando risuonava, sapevo che non avrei più potuto posticipare. Avrei dovuto alzarmi dal letto per non fare tardi. La colazione pronta come tutte le mattine aiutava non poco, poi di corsa a preparare lo zaino che avrei dovuto fare la sera prima, ma che puntualmente non facevo perché preferivo guardare la televisione fino a tardi. Poi, correvo a lavarmi i denti per non perdere l’autobus che prendevo sotto casa. Scendevo alla fermata davanti alla stazione per andare a prendere sempre lo stesso treno delle sette e venti, il viaggio per arrivare a scuola sembrava un’odissea. (lascerei odissea minuscolo perché figurato) Nel tragitto per arrivare al binario ricordo che tutte le mattine vedevo sempre il solito senzatetto che sbraitava e gridava le solite cose sull’importanza dell’amore, del vivere la vita come viene. A dire la verità, non prestavo mai molta attenzione a quello che diceva, però con gli altri compagni di scuola che incontravo in stazione lo prendevamo in giro perché sembrava che gli si fosse “incantato il disco”. Il viaggio proseguiva verso la scuola con il mio zaino pesante. Una volta entrato in classe, avevo modo di rendermi conto di quanto una giornata fosse diversa dall’altra, ma fino a quel momento tutte le mattine mi sembravano le stesse. Un giorno come tutti gli altri mi svegliai e feci tutte quelle cose che facevo di solito per andare a scuola. Arrivato in stazione, mi accorsi che mancava qualcosa alla routine mattutina. Non sentii le urla di quello strano omone con la barba bianca che fino a quel giorno vedevo tutte le mattine. Le sue non erano urla fastidiose, erano semplicemente grida alle quali la gente non prestava molta attenzione. Quella mattina arrivai a scuola e continuai a provare quella sensazione che si ha quando ci si dimentica di fare qualcosa. Pensai tutto il giorno a quelle frasi che il senzatetto gridava quotidianamente fino a che mi ricordai con precisione le parole. Riflettendoci un po’ mi accorsi che in realtà non gli si era “incantato il disco”, come pensavo, ma bensì che quello che gridava e ripeteva costantemente era un messaggio molto importante e che, per questo motivo, (egli) aveva deciso di trasmetterlo ai passanti. Nei giorni successivi sentii la sua mancanza, ma cercai di mettere in pratica quello che quel signore consigliava alle persone. Ancora oggi mi viene da sorridere pensando a quanto sia cambiata la mia vita e, da allora, cerco sempre di dare a tutte le persone che conosco lo stesso consiglio che appresi dal signor “disco incantato”: Vivi, ama, ridi.

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