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Rido ancora

di Marina Terragni su Smemoranda 2015 - Vivi, ama, ridi

Quella storia, accidenti, è finita proprio male. Quel male, sapete, che fanno solo le belle storie quando finiscono male. 

Però a W. ho voluto davvero molto bene. Quando penso a lui, tanti anni dopo, non ho nessuna voglia di ricordi tristi. E allora penso a questo.

A quella sera d’estate che ero uscita per una cosa politica - era un tempo pieno di sere con cose politiche, pure a giugno-luglio - e lui stranamente era rimasto a casa. 

Verso mezzanotte rientro. Suono il campanello. 

W. apre. Messo così: passamontagna; maschera da sub con boccaglio tra i denti; guanti da portiere; spazzolone. Tutte le luci spente.

Resto muta per un po’. “Ma che cavolo… ma cosa è successo?” 

Em-fàto-n-ff-sue-ò!”  

“Eh?” 

N-f-f-sue-ò!”

E allarga le braccia, svolazzando per il corridoio. 

Em-fàto!”

Poi corre in cucina, agguanta un sacchetto del super e me lo infila in testa. 

Vnn-uei-hapeuui!”

Dio mio, di cosa si sarà fatto questo? E adesso chi chiamo?

Brandisce lo spazzolone con un ruggito, una specie di haka su e giù per il corridoio.

Si inchioda davanti alla porta chiusa della camera da letto

“E’-iì!”

Faccio per aprirla, sempre col mio sacchettino in testa.

“Uooo!” si mette a gridare, pestando i piedi. “Uon-afìue!” 

Deve trattarsi di un gioco erotico con una perversa dello snorkeling. 

Ingaggio una breve colluttazione. Abbatto la porta della camera. 

 

Un pipistrello. Un pipistrellino terrorizzato grande come uno scarabeo che sguscia fuori e comincia a sbattere dappertutto con il suo radar impazzito.

Ci buttiamo pancia a terra come due marine a Omaha Beach. 

W. si strappa il boccaglio: “Be’, ma allora sei scema! È due ore che ti dico che è entrato un pipistrello! Guarda che vanno nei capelli!”. 

Restiamo lì, a terra, al buio, le braccia dell’uno sulla testa dell’altra. Ridiamo fino alle convulsioni. 

Rido ancora, un’era geologica dopo. 

Una cosa alla Io e Annie: invece del ragno del bagno, un pipistrello in camera da letto. 

Che reinfilando la finestra, poveraccio, è riuscito a liberarsi di noi.

 
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