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Mi piace... che mi piace

di Enrico Bertolino su Smemoranda 2016 - Mi Piace

Sembra impossibile, ma è successo davvero, sul suo profilo Facebook, che usava anche per litigare con la moglie (così almeno i vicini non sentivano rumori), un omicida ha pubblicato: “Sei morta, brutta…”. Fin qui storie di ordinaria follia, ma la cosa che stupisce sono i 175 “Mi piace” cliccati sotto al post del fanatico assassino. I casi sono due: o siamo diventati un popolo di pirla seriali o abbiamo perso il senso del piacere o quantomeno il suo significato.
Per capire da che parte stiamo suggerisco: spegnere per un’ora almeno ogni forma di cellulare, smartphone e tablet. Poi, connettere quello già in dotazione nella versione base, cioè il cervello; prendere un foglio bianco, o una pagina vuota della Smemo, una matita, possibilmente con gomma annessa per cancellare in caso di ripensamento. Ora chiudere gli occhi e pensare a cosa davvero “Mi piace”, senza limiti o barriere… da un tramonto in montagna visto da soli a un hamburger pollo-bacon-formaggio mangiato con gli amici… Se poi a qualcuno piace mangiare gli hamburger da solo e guardare il tramonto con gli amici non cambia nulla, l’importante è che vi dia quella sensazione di piacere diffusa, quella che dà un brivido strano.

Anch’io ho fatto l’esercizio e ho scoperto che sono tante le cose che mi piacciono, ma che raramente ho tempo per fermarmi a riconoscerle e apprezzarle.
Mi piace l’odore della terra, ma anche dei marciapiedi, appena smesso di piovere, mi piace Milano quando torno di notte e non c’è nessuno, mi piace cantare da solo in macchina, facendo finta al semaforo di parlare con il viva voce. Mi piace l’odore del caffè della moka quando viene su, ma anche una pedalata in bicicletta senza una meta precisa. Mi piace pensare mentre leggo un libro e accorgermi che sono andato avanti sei pagine e non mi ricordo una riga… Mi piace andare allo stadio, sempre meno per vedere la partita e sempre più per vedere gli amici e ritrovarci emozionati e tesi al fischio d’inizio come prima di un esame. Mi piacciono il ghiacciolo, la cedrata e i lamponi, anche tutti insieme, davanti alla tv, ecco sì, mi piace mangiare davanti alla tv, dalla frutta fresca e secca ai nachos caldi, dalle schifezze biscottate al croccante di Sicilia e, dopo, pentirmi come l’ultimo degli alligatori, ma soddisfatto e sazio. Mi piacciono gli odori, i profumi, le scarpe con il tacco, non da uomo possibilmente, le risate decise, rotonde e piene, gli sguardi che non abbassano mai gli occhi, le parole sussurrate che danno i brividi e gli abbracci dati al posto dei consigli. Poi, per uscire dal momento Leopardi, devo dire che mi piace anche vedermi un’ora di cartoni animati dei Looney Tunes con mia figlia, soprattutto quelli di Wile Coyote, e scoprire che rido più io di lei.
Insomma io il foglio l’ho riempito e, nei venti minuti che ci ho messo, non ho sentito affatto la nostalgia dei social network. In più, ho capito una cosa, cioè che “Mi piace”... che “Mi piace” ovvero mi piace avere il gusto per le cose, il piacere di farle, l’emozione nel cercarle, aspettarle e, quando si riesce, viverle.
Ecco che, appena piegato il foglio o chiusa la Smemo, mi è tornato il prurito da Facebook e la psoriasi da Twitter… Riaccendo il tutto e scopro che, negli ultimi venti minuti, non mi ha taggato nessuno e allora magari li taggo io... anzi, già che ci sono, per oggi si intende, li mando un po’ tutti a taggare.

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