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Il modo giusto per cominciare

di Cristiano Cavina su Smemoranda 2016 - Mi Piace

Avevo cominciato a scrivere a diciotto anni, quando mio zio aveva solo il bar; da quando ne avevo quattordici suonavo in un gruppo rock con alcuni amici, ma dopo quattro anni avevo capito che non sarei mai diventato un granché con la chitarra e che gli impegni di un apprendista barista non si conciliavano con quelli di una rockstar.
Smettendo di suonare, mi ritrovai con un sacco di tempo libero, soprattutto il pomeriggio.
Mia mamma mi diceva che forse avrei potuto utilizzarlo per studiare.
Non era una cattiva idea, ma anche lo studio era un genere di allenamento che mi aveva stancato in fretta, più o meno intorno alla metà della seconda elementare.
Poco dopo aver lasciato il gruppo, un mercoledì pomeriggio che non sapevo cosa fare, visto che ero già stato a rifornire i frigoriferi del bar, mi imbattei in una macchina da scrivere.
Mia mamma e mia zia l’avevano lasciata sul tavolo da cucina delle case popolari. Ci avevano battuto dei documenti di lavoro.
Mia mamma era la portalettere di Casola, mia zia l’impiegata dell’ufficio postale.
Mia nonna era stata a sua volta una portalettere, e anche mio nonno.
Mio bisnonno Nicolino fu il primo portalettere di Casola.
Mia cugina è l’attuale portalettere di Casola.
Una specie di dinastia con tutti i crismi.
Guardai la macchina da scrivere e mi chiesi come funzionasse.
Ho sempre amato leggere, fin da quando ero piccolo, pur essendo nato e cresciuto in una casa senza libri.
La mia maestra Vittoria Dal Pozzo alle elementari e tutti i miei professori poi, in un modo o nell’altro, avevano sempre coltivato questa mia passione.
Così, quel mercoledì pomeriggio, infilai un foglio bianco nel carrello di quella macchina da scrivere.
“Chissà come funziona questo strumento” pensai.

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