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Mi piace. Sì, ma perché?

di Davide Oldani su Smemoranda 2016 - Mi Piace

È un attimo, o forse meno. È un pollice su, o giù, o tutti e due nel giro di pochi secondi. Un niente di tempo per avere un’opinione e magari anche per cambiarla in un altro niente di tempo.
Io non ce l’ho con la velocità - se così fosse dovrei avercela prima di tutto con me stesso che corro dalla mattina alla sera e poi di nuovo dalla sera alla mattina - e nemmeno ce l’ho con il virtuale o la tecnologia, quando sono un aiuto per semplificare o sveltire operazioni quotidiane.
Ma quando si tratta di esprimere un’idea, di concordare o di non essere d’accordo con quella di un altro, la velocità che si esprime con un clic sull’icona di un pollice mi pare eccessiva.
Mi piace. Adesso, subito, forza, dai che te lo dico anch’io. Io, uno in più. Ma io chi? Io perché?
Mi piace l’espressione Mi piace, ma se mentre la pronuncio so anche perché mi piace, e per i perché ci vuole un po’ più tempo di quello di un clic. Almeno per me.
Mi piace perché.
The reason why.
In reason è contenuto il ragionare, il riflettere, l’argomentare un’opinione. So bene che quando ci si esprime in rete non si può mica scrivere un romanzo, ma una ragione non è un romanzo, è il senso che io do alle cose.
Ve ne racconto una, mica i massimi sistemi, si tratta di una linea di piatti che ho ideato di recente. Una linea che un pollice ce l’ha, ma sentite dove e… perché.
Premetto che ho sempre osservato molto prima di decidere di trasformare una mia idea in un oggetto. Ho guardato i clienti, il loro modo di sedersi, di stare a tavola, di ordinare, di mangiare, di apprezzare o meno il servizio. E ho guardato i miei collaboratori, per verificare la funzionalità degli strumenti di cui - di volta in volta - dotavo la cucina del mio ristorante.
E osservando le mani di chi porta i piatti dalla cucina alla tavola, ho notato che fanno di tutto per tenersi lontane dall’interno del piatto, ma anche che - per quanti sforzi si facciano - il pollice finisce inevitabilmente per appoggiarsi un po’ al bordo.
Per quanta attenzione si presti, c’è un punto in cui il pollice viene a contatto con il piatto. Il punto è… qual è il punto? E cioè dove avviene questo - seppur leggero - contatto. E proprio per identificarlo ho pensato a un piatto con un’impronta digitale in rilievo. Una traccia lieve ma chiara per chi deve afferrare il piatto. Un segno leggero ma distintivo.
Insomma persino un piatto Mi piace che abbia una personalità. Persino per un pollice su… un piatto mi chiedo perché.

 

 

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