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Il Russoburger

di Federico Russo su Smemoranda 2016 - Mi Piace

Ho trentaquattro anni, mi piacciono la musica, i libri, il cinema e bla bla bla… Ma una cosa mi piace più di tutte: il “Russoburger”. Che è il Russoburger? Non fatemi sorridere. Mi vedrete descriverne i benefici invitato nei più eleganti salotti del mondo.
Mi sveglio. È domenica. Deambulo fino alla cucina inciampando sulle scarpe credo mie, sento il freddo del marmo sotto i piedi che unito alla luce del giorno mi fa starnutire una, due, tre volte. È ora di pranzo, e mentre trangugio un caffè amaro come la vita da single, mi metto al lavoro. In tenuta da notte (maglietta sformata con una qualsiasi stampa buffa e calzoncini di una squadra di calcio inglese anni Novanta) inizio a massaggiare mezzo chilo di macinato di carne, non “scelta”, “sceltissima”. L’importanza della materia prima. Aggiungo alla carne un po’ di senape, tre gocce di salsa Worcester, olio, sale, pepe, e qualche cubetto di scamorza pericolosamente tagliata poco prima, sbadigliando. Impasto. Ottengo un polpettone grande quanto la mia testa che schiaccio su una padella rovente. Nel frattempo taglio a rondelle una cipolla rossa e la metto in un’altra padella con olio sale e vino bianco, finché non si ammorbidisce e non diventa una finta cipolla caramellata (perché di caramellarla veramente non sono capace). Intanto immagino una telecamera puntata sui fornelli come nei programmi tv, e descrivo le mie azioni con espressioni adatte tipo “andiamo a”, “facciamo appassire”, “rosoliamo” e via dicendo, usando sempre il plurale anche se sono solo come un cane e pure in mutande. Giro l’hamburger, ci metto sopra due belle fettone di formaggio svizzero, e copro la padella per permettergli di squagliarsi. Spalmo sul pane caldo senape piccante e ketchup. Vi adagio l’hamburger tutto informaggiato, del bacon abbrustolito, le cipolle, due foglioline di valeriana, e sono pronto a toccare il cielo con un dito. Wow.
Forse dovrei mettermi una di quelle giacche da chef a doppio petto e togliermi questi vecchi pantaloncini dell’Aston Villa. Ero fortissimo a calcio, ora sono una mezza pippa, come in cucina.

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