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Per l'uguaglianza

di Lilian Thuram su Smemoranda 2016 - Mi Piace

Ogni cambiamento, si sa, avviene in modo graduale. Ogni generazione deve fare un passo. Non bisogna aspettarsi risultati immediati, ma agire nel nostro tempo. Sono tante le persone che, oggi come in passato, vorrebbero migliorare la società; sono ben più numerose di quanto si creda. L’essere umano è portato a prendersi cura dell’altro.

Se vediamo qualcuno che sta annegando, il nostro primo istinto è soccorrerlo. Basti pensare alle grandi catastrofi e allo slancio di generosità che ne consegue.

Non si nasce razzisti, lo si diventa. Questa verità è la chiave di volta della fondazione che ho creato nel 2008, Lilian Thuram, Éducation contre le racisme, la cui nascita, al di là delle persone che ho incontrato, è anche il frutto di una serie di azioni portate avanti insieme ad Amnesty International, all’Onu e all’Unicef per ricordare che il traffico di armi, l’integrazione o le condizioni in cui vivono le popolazioni dell’Africa, di Haiti, della Palestina o dell’Occidente sono il risultato di sistemi costituiti che abbiamo il dovere di denunciare.

E tuttavia non mi sento una persona impegnata, né che porta avanti un discorso politico. Rifiuto regolarmente l’etichetta di uomo impegnato o di militante che mi si attribuisce. 

La lotta per l’educazione contro il razzismo è semplicemente parte di ciò che voglio fare della mia vita. In un mondo che diventa sempre più piccolo, le migrazioni dei popoli, i cambiamenti climatici e la globalizzazione riguardano tutti. Riflettere sulla storia dell’uomo e sul modo in cui viene imparata, raccontata e insegnata diventa più che mai una priorità, un dovere, se vogliamo costruire un mondo migliore.

 

Tratto da Lilian Thuram, Per l’uguaglianza. Come cambiare i nostri immaginari, Add editore 2014 (traduzione di Sara Prencipe).

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