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Prof, poteva almeno sforzarsi di darci un titolo

di Gioele Dix su Smemoranda 2017 - Tema Libero

Non mi piaceva quando a scuola mi davano tema libero. E dicevo sempre: davvero volete lasciarmi libero di scegliere? Perfetto, allora io scelgo di non scrivere niente. Più libero di così. Anzi, vi chiederei gentilmente di lasciarmi libero, così me ne vado a casa prima. Meglio ancora: se la prossima volta che darete tema libero mi avvertite in anticipo, io neanche ci vengo a scuola e me ne resto a letto a dormire tutta la mattina.

Naturalmente non è vero. Non è vero che dicevo sempre così. Per essere esatti, non lo dicevo mai. Mi sarebbe piaciuto dirlo, ma non potevo. Nessuno a scuola poteva, mica eravamo liberi, alla faccia del tema libero. O meglio: chiunque sarebbe stato libero, anzi liberissimo di dire una cosa del genere, ma poi ne avrebbe pagato le conseguenze. Brutto voto, nota, chiamata dal preside, convocazione dei genitori, sospensione. Ovvero, fine della libertà per un bel pezzo, e un’infinità di pomeriggi chiuso in casa per punizione a porsi il seguente tema: libero? Sì, ma quando? No, no, meglio accettare senza discutere, sforzarsi un po’ con la fantasia e cercare un argomento per il tema libero. Però, anche lì, mica tanto facile, mica così tanto liberi di scegliere. Meglio un tema spregiudicato, tipo “Sono veramente entusiasta all’idea dell’amore libero”, oppure qualcosa di più conformista e prevedibile tipo “L’inquinamento è proprio una gran brutta cosa”?

Che strazio questa storia del tema libero. E così una volta – è la verità - ho deciso di osare, al diavolo la prudenza, ho consegnato il foglio con su scritto semplicemente “Prof, poteva almeno sforzarsi di darci un titolo”. Naturalmente brutto voto, nota, preside. Però la sorpresa la ebbi da mio padre, uomo severo, ma saggio. Prima mi diede un leggero schiaffetto sulla guancia, poi con un mezzo sorriso trattenuto a fatica mi disse: “La prossima volta scrivi qualcosa su Leopardi e Manzoni, con quelli vai sempre sul sicuro”. Ottimo consiglio. Peccato che non ci sia più spazio qui, altrimenti vi regalavo un bel parallelo letterario fra Silvia e Lucia.

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