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Un mondo senza guerra...

di Gino Strada su Smemoranda 2017 - Tema Libero

Sono un chirurgo.

Ho visto i feriti (e i morti) di vari conflitti nel mondo. Ho operato molti bambini colpiti dalle cosiddette “mine giocattolo”: grandi come un pacchetto di sigarette, sparse nei campi e dall’aspetto famigliare, pronte a esplodere non appena un bimbo incuriosito le tocchi e inizi a giocarci... mani perse, ustioni su petto, viso e occhi. Piccoli che restano ciechi e senza braccia. Conservo ancora un vivido ricordo di quelle vittime, e l'aver visto tali atrocità mi ha cambiato la vita. Ancora oggi quei bambini sono per me il simbolo vivente delle guerre contemporanee. Perché, chi paga il prezzo della guerra? Per la stragrande maggioranza gli innocenti. La guerra non significa altro che l'uccisione di civili, morte, distruzione.

La guerra non risparmia nessuno, per questo curare i feriti è semplicemente giusto. Lo si deve fare. Da questa certezza è nata Emergency, nel 1994. In 21 anni ha fornito assistenza medico-chirurgica a oltre 6,5 milioni di persone. Una goccia nell'oceano, si potrebbe dire, ma quella goccia ha fatto la differenza per molti. E anche per chi, come me, vi ha preso parte. Oggi, all'inizio del nuovo millennio, non vi sono diritti per tutti, ma privilegi per pochi. E la guerra, cancellando il diritto di vivere, nega tutti i diritti umani.
 
Sessanta anni dopo, ci troviamo ancora davanti al dilemma posto nel 1955 dai più importanti scienziati del mondo nel cosiddetto Manifesto di Russell-Einstein: "Metteremo fine al genere umano o l'umanità saprà rinunciare alla guerra?". È possibile un mondo senza guerra per garantire un futuro al genere umano?
 
Molti potrebbero eccepire che le guerre sono sempre esistite. È vero, ma ciò non dimostra che il ricorso alla guerra sia inevitabile, né possiamo presumere che un mondo senza guerra sia un traguardo impossibile da raggiungere. Il fatto che la guerra abbia segnato il nostro passato non significa che debba essere parte anche del nostro futuro.

L'abolizione della guerra è il primo e indispensabile passo in questa direzione. Possiamo chiamarla “utopia”, visto che non è mai accaduto prima. Molti anni fa anche l'abolizione della schiavitù sembrava “utopistica”. Poi, grazie a un movimento di opinione che ha coinvolto via via sempre più persone, l’idea della schiavitù stessa è diventata inaccettabile e oggi ci repelle. Un’utopia che è divenuta realtà.
Dobbiamo convincere milioni di persone del fatto che anche abolire la guerra è una necessità urgente e un obiettivo realizzabile. Fino a quando l'idea della guerra non diventerà un tabù e non sarà eliminata dalla storia dell'umanità.
Lavorare insieme per un mondo senza guerra è la miglior cosa che possiamo fare per le generazioni future.

(Testo raccolto e adattato dal discorso di Gino Strada in occasione della cerimonia del Right Livelihood Award, noto come “il premio Nobel alternativo”, assegnato a persone e gruppi che operano per una società migliore. Nell’edizione 2015 è stato riconosciuto al fondatore di Emergency.)

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