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Ho deciso

di Nicola Savino su Smemoranda 2010 - Che storia!

Ho deciso: non vado più a scuola. Tutte le mattine faccio lo zaino con libri a casaccio per ingannare la mamma. Ci metto quelli più sottili: quello di scienze, il libro di geografia e i quaderni che fanno volume ma pesan poco. Io sono meglio della scuola, sono superiore.

La mattina dopo aver fatto colazione saluto mamma, metto le cuffiette bianche dell’ipod e prendo la metro. Ma non fermo in Porta romana, dove sarebbe il mio liceo , proseguo per Duomo. Ogni tanto mi va di sfiga che c’è qualche mio compagno di classe nel vagone che mi sgama, io mi giro dall’altra parte, faccio finta di niente. A volte li vedo già alla stazione di partenza e mi nascondo dietro il Leggo che ritiro tutte le mattine sulle scale per vedere se c’è qualche articolo sull’Inter. Se li vedo prendo il treno dopo. La cosa più brutta è quando mia madre mi chiede: “Com’è andata oggi?”. Non posso limitarmi a un freddo: “Bene”, capirebbe, s’insospettirebbe. No, devo inventare interrogazioni di Filosofia, compiti di Mate, litigi all’intervallo coi Milanisti (merde !), recriminazioni per voti non tanto belli (fingo dei sei meno, che non danno nell’occhio). Nelle ore di scuola poi devo anche tenere il cellulare spento perché se mi chiama mentre sono in corso Vittorio Emanuele sente in sottofondo i rumori. Potrei tenerlo silenzioso, ma un mese fa le ho raccontato che il prof di mate quando entra in classe vuole i cellulari di tutti gli alunni spenti sulla cattedra (“’Sto fascista !”commentò mia madre). Ieri ho portato la pagella del primo quadrimestre falsa, (tutti 6, un 7 in Latino e un 5 in scienze,”Ma lo recupero mamma”).

Ora vago per il centro di Milano, come tutte le mattine da settembre a oggi. Ho passato un inverno tremendo, meno male che c’è La Rinascente, anche se dopo un po’ quelli della security mi guardano male perché c’ho lo zaino e pensano voglia fottergli vestiti e profumi . Ma io gli fotto solo un po’ di caldo. Ho i piedi gelidi, le All Star di tela non scaldano un cazzo e mi fanno male le gambe a stare in piedi 6 ore al giorno.

Oh cazzo, ma quello non è… noooo! Il prof di Mate! Mi ha visto in pieno! Ma che minchia fa? Si nasconde LUI da ME? È dietro il Leggo al bar dell’ultimo piano della rinascente. Ho il cuore a mille ma mi faccio coraggio: “Salve Prof!”– “Uè Savino come andiamo?”– dice con l’aria di un quattordicenne beccato a farsi una pippa in bagno. “Bene, ma… a quest’ora non dovrebbe essere a scuola?”.
Segue una conversazione sfogo di due ore, con alternanza di risate fragorose, birrette e occhi lucidi. Il prof di Mate, come me, da tre mesi bigia, fa sega, fa filone, marina la scuola. Insomma è in malattia. Ma dice alla moglie che va a lavorare. 
Io e lui, così diversi in classe, così simili qui alla Rinascente tra risate piantini e birrette abbiamo deciso: domani ci consegniamo al nemico . Cazzo peccato però, proprio adesso che arriva la primavera e potevo mettere le All Star senza morire di freddo…

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