I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi e a renderli il più possibile efficienti e semplici da utilizzare. Utilizzando tali servizi e navigando i nostri siti, accetti implicitamente il nostro utilizzo dei cookie. Per maggiori informazioni sui dati registrati dai cookie, si prega di consultare la nostra Cookie Policy.

Accetto

oggi voglio

login

I mostri

di Raul Montanari su Smemoranda 2010 - Che storia!

“Chiara, la vuoi piantare? Ti calmi o no?”
“Stammi lontano! Non toccarmi!”

Franz non credeva ai suoi occhi. Anzi, alle sue orecchie, perché da un’ora lui e Chiara erano nella camera dei suoi, partiti per il mare, e lei aveva voluto il buio assoluto. In realtà un vago chiarore filtrava dalla tapparella. Ma il problema non era questo. 
“Ti prendo solo la mano. Posso?”
“No! Sei un mostro!”
“Ma come, sono qua tutto gentile, non ti sfioro neanche...”
“Sei un mostro! Siete tutti mostri!”

Eccolo il problema. Franz la frequentava da un mese e lei gli aveva raccontato di questa strana ossessione che si portava dietro da quando era bambina: che il mondo fosse popolato da mostri nascosti dietro le facce, i corpi, i vestiti delle persone normali. Chiara dubitava perfino dei propri genitori, a volte, ed erano scenate a non finire. Certo, Franz non si aspettava che oggi sarebbe andata così.
“Ma allora perché hai voluto il buio?”
“Non lo so.” 
Lui lo sapeva, invece. Questa timidezza delle ragazze, il voler fare le cose al buio, l’aveva già sperimentata. Ma oggi...
“Accendiamo la luce” disse.
“No!”
“Ma scusa, se hai paura del buio accendiamo! Lasciamo perdere e stiamo a farci un po’ di coccole.”
“No! Non voglio!” 
“Ok, niente coccole. Ci raccontiamo le barzellette, va bene? Ripassiamo chimica...”
“Non accendere!” lo supplicò Chiara. “Stai qui!”
Provò a prenderle la mano ma lei cacciò uno strillo.

“Adesso basta” disse Franz. Si alzò e la sua sagoma oscurò il rettangolo sbiadito della finestra. “Accendiamo questa luce e finiamola.”
“No! Ti prego! Vai via! No, resta qui! Non accendere! Sei un mostro! Ho paura, non accendere!”

Franz cercò a tentoni, mentre le grida di Chiara esplodevano nella stanza (“Mostro! Mostro!”), la voce ormai roca, irriconoscibile per l’angoscia. Trovò l’interruttore e lo premette. La luce gialla inondò la camera e Franz si voltò verso di lei.
E allora sbarrò gli occhi. 
Alzò le mani, con un gemito di terrore mortale.

Advertisement