Alla ricerca di Dory

di Michele R. Serra

Recensioni
Alla ricerca di Dory

Dobbiamo ammettere una cosa.

Gli anni passano, noi diventiamo più vecchi e più stronzi cinici. Eppure, un po’ ci emozioniamo sempre, ogni volta che vediamo accendersi la lampadina sopra il logo della Pixar, prima dell’inizio del film. Ricordiamo tutti i cartoni che ci hanno emozionato nell’ultimo quarto di secolo, anticipiamo la possibilità di vivere emozioni simili anche questa volta. I tipi della Pixar lo sanno, che abbiamo queste aspettative. E di solito s’impegnano, per non deluderle. Anche questa volta è andata bene.

Vero, quando ci troviamo davanti un sequel storciamo sempre un po’ il naso, pensiamo che alla fine “a Hollywood non sanno più trovare idee nuove”, cose così. Un po’ è vero. Però.

Alla ricerca di Dory riesce a essere allo stesso tempo un sequel fatto per tirar su qualche soldo sfruttando una vecchia idea, e un film nuovo di zecca che mantiene le due promesse che più ci interessano, cioè avventura ed emozioni.

Torniamo per un attimo a Alla ricerca di Nemo. Cosa rendeva quel film un capolavoro? Il soggetto e la sceneggiatura, certo: era una commedia brillante eccezionale, scritta splendidamente. Poi però c’era anche la profondità, mica solo nel senso dell’ambientazione negli abissi marini: profondità di temi. Perché si parlava di tante cose importanti: traumi, affetti, perdita.

Ecco. L’inizio di Alla ricerca di Dory è se possibile ancora più pesante dal punto di vista del carico emotivo. Il regista Andrew Stanton racconta l’infanzia della pesciolina Dory, che ha problemi di memoria a breve termine, cosa che – giustamente – preoccupa un bel po’ i suoi genitori. E quando Dory chiede ai suoi genitori se potrebbe mai dimenticarsi di loro, o se peggio ancora loro potrebbero mai dimenticarsi di lei… bè, lì è proprio difficile non sentire un familiare groppo alla gola.

Senza dubbio Alla ricerca di Dory non è una commedia brillante dello stesso livello di Nemo, però si gioca bene le sue carte. Tutto il film sembra costruito intorno a due scene, una all’inizio e una alla fine, capaci di offrire le emozioni che tutti quanti ci aspettiamo. Due scene da ricordare. Detto così sembra poco, non lo è.