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Anagogia, l'intervista

di Michele R. Serra
| News | Musica | 0 commenti

Non ha un nome da rapper, ma fa rap. Il suo primo disco uscirà tra poco...

Anagogia

Pillole

Warner Music Italy

Anagogia è un rapper.

Di solito i rapper vengono dalle grandi città, lui è nato in un piccolo paese: Cento, provincia di Ferrara. Di solito i rapper hanno nomi da balordi da film, dittatori della storia passata, boss mafiosi, roba così. Anagogia è invece un concetto astratto: il processo durante il quale si studia qualcosa e si arriva a un piano più alto della conoscenza. Ma anche "rapimento dell’anima nella contemplazione delle cose divine" (cit. Zingarelli).

So queste cose perché ho fatto il classico, e me la meno. Ma mi chiedo perché Marco Maniezzi, nato vent'anni fa in Emilia, si sia scelto questo nome.

Anagogia: Io non ho fatto il liceo classico... ho fatto l'ITIS, ma non l'ho finito. Mi sono gettato nel mondo del lavoro, ormai. In questo preciso momento non so neanche bene dove vivo, per dire. Vivo a Milano, a volte torno a casa dai miei.

Smemoranda.it: Presi male, loro?

No... cioé, all'inizio non erano molto contenti, ma credo fosse normale. Poi hanno visto arrivare i risultati e si sono un attimo tranqullizzati. Adesso mi sembra che ci credano di più, e quando possono danno una mano. Certo, quando mi vedevano andare in giro per l'Italia, a fare le battle, credo che più che altro fossero spaventati. A parte quando portavo a casa qualche premio, che è capitato...

Comunque hai un nome strano, per un rapper.

Mah, che vuoi che ti dica... l'ho scelto in maniera quasi casuale, però poi l'ho tenuto, mi piace. Quasi nessuno sa cosa significhi, molti me lo chiedono. Può pure darsi che sia un riferimento difficile, però te lo ricordi.

Produttore e MC: cosa è venuto prima?

Ho iniziato come MC, poi produttore, poi sono diventato freestyler soprattutto, e adesso sto riprendendo molto l'idea di essere l'MC. Voglio scrivere i testi, cantarli e produrre le basi musicali. Finché tutto suona bene, mi sembra un punto in più. Poi se mi dovessi rendere conto che una parte non funziona, le cose potrebbero cambiare, lascerei una strada per buttarmi totalmente sull'altra.

Fai un sacco di riferimenti ai rapper degli anni Novanta: nelle tue canzoni citi Neffa, Lord Bean...

Partiamo dal fatto che ho ascoltato di tutto, nella mia vita. Da piccolo ascoltavo soprattutto punk, poi metal, e solo alla fine ho iniziato con il rap. Mi ci sono buttato completamente diciamo: italiano, americano, vecchia scuola, nuova scuola. Con il rap ho trovato un suono che sento mio, e non faccio differenze. Il primo pezzo, di Eminem, l'ho sentito in televisione che - credo - avrò avuto dieci anni. Poi ho prodotto le priem cose a dodici, ho fatto la prima battle di freestyle a quattordici.

A Cento, che non è una grande città, i ragazzi ascoltano rap?

L'impronta musicale che ti può lasciare il mio paese è Techno, Goa, o minimal. Tutto gira intorno a questi generi qui. Forse è per quello che mi piace di più produrre basi elettroniche, che non limitarmi al classico campione più basso e batteria. Se uso i sample magari prendo piccole parti, ma mi piace suonare.

Da ragazzino, quando ho iniziato a fare musica, volevo fare il punk. Con due amici suonavamo insieme: loro basso e chitarra, io ci mettevo le batterie e facevo degli svari elettronici, un po' dubstep, alla Korn con Skrillex se vuoi. E loro spesso mi dicevano: "Sì, però così diventa troppo hip-hop"... (ride)

L'ansia sociale non è esattamente la prima cosa di cui parlano i rapper: di solito preferiscono raccontare quanto sono fighi. Invece il tuo secondo singolo "Panic Room" parla esattamente di questo.

Bè, credo che alla fine sia davvero una delle esperienze più comuni del mondo. A tutti capita, non dico una volta al giorno, ma quasi, di andare in ansia per qualcosa.

Scusa se parliamo ancora di scuola. Che studente eri, al di là del profitto?

Non ero esattamente l'alunno che tutti i professori desiderano, diciamo. Ma neanche un piantagrane, in fondo. Socialmente non posso dire di essere stato particolarmente popolare, anche perché l'hip-hop non era ancora granché popolare dalle mie parti... facilmente venivo etichettato come "quello che fa rap", e più o meno la cosa finiva lì.

"Pillole" sarà il tuo disco d'esordio, registrato nello studio di un produttore di un'altra generazione come Bassi Maestro. Cosa ci sarà dentro? Dal titolo, sembra che parli di droga o medicinali.

"Pillole" è un titolo semplice, incisivo, ma con dentro un sacco di cose diverse. Ho pensato che il primo album dovesse servire come biglietto da visita, che dovesse essere estremamente sincero. Così anche il discorso sulle sostanze è solo uno di quelli che ci sono dentro il disco, ed è una di quelle cose, ce ne sono molte altre, di cui non parlerei volentieri in un discorso faccia a faccia, ma dentro una canzone sì.

Non chiedermi perché. Forse sono strano io.

Per saperne di più

facebook.com/Anagogiaofficial

rap
italia

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