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Beyoncé - Lemonade

di Michele R. Serra
| News | Musica | Da ascoltare | 0 commenti

Amore, politica, vita. Il pop non è easy

Beyoncé

Lemonade

Columbia Records

A qualcuno è venuto in mente che forse era meglio la Beyoncé di qualche tempo fa. Quella ventenne delle Destiny's Child, quella del successo pop mostruoso di Dangerously in Love, che vendeva trecentomila copie in una settimana. Quella di Say my name e di Baby Boy.

Invece Beyoncé è un'altra, e non potebbe essere altrimenti. Ha 35 anni, una figlia e un marito (peraltro con quest'ultimo forma una delle due/tre coppie più importanti dell'intera società americana). E quindi non è più tempo dell'amore semplice degli adolescenti, ma di relazioni mature e complesse, nelle quali a volte entra in qualche forma la violenza, la sofferenza.

Prima che uscisse a sorpresa (più o meno) questo nuovo Lemonade si era parlato molto del suo matrimonio con Jay-Z, del fatto che lui l'avesse tradita, del fatto che i due continuassero a stare insieme per interesse, del fatto che lei fosse molto arrabbiata.

Uno avrebbe potuto pensare che - siccome siamo nell'ambito della musica leggera - una cantante non parli davvero dei fatti suoi in un disco, che tenda a sorvolare, a ripetere frasi fatte su amore, seduzione, cose così. Non è questo il caso: perché ormai Beyoncé, come altre star di primissimo piano (tipo Kanye West o Rihanna), offre una versione tutt'altro che easy della musica pop. Nel suono, nei testi.

Il pop di Beyoncé è hard, una parola che si ritrova nelle contaminazioni del suono, ma anche nella struttura delle canzoni, tutt'altro che di facile ascolto. Si parla di amore e sesso, ma c'è anche molta politica dentro questo disco. Non solo quando Beyoncé finisce a duettare con Kendrick Lamar in un pezzo che si intitola non a caso Freedom.

C'è tanto in questo disco. Che è tipo il massimo della musica pop e la negazione della musica pop nel 2016. Perché ogni canzone è complessa e raffinata, eppure ogni canzone potrebbe essere un singolo. Perché è prodotto con una cura da altissima classifica eppure è quanto di più vicino al cantautorato ci possa essere, perché riflette davvero la visione personale della sua autrice. Che vive da privilegiata da moltissimi anni, con tutte le contraddizioni che una carriera da popstar comporta, eppure risulta davvero credibile quando parla delle sue debolezze.

Poi, intendiamoci, dal disco non esce proprio il ritratto di una donna fragile, eh.

Al contrario: Beyoncé domina il mondo. E se lo dice Barack Obama, c'è da credergli.

pop
Usa

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