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Blade Runner 2049

di Michele R. Serra
| News | Cinema e Tv | Da vedere | 0 commenti

Remix di replicanti

Denis Villeneuve

Blade Runner

Sony Pictures

Come si fa a misurarsi con la storia del cinema, con icone assolute, con pezzi di immaginario collettivo condivisi da più generazioni? Mica facile. Perché è vero, siamo nell’epoca del remix, del remake, del reboot, che sono modi belli per dire: idee riciclate, che tornano a distanza di tempo per vedere se magari ci si può spremere ancora due soldini, e chi se ne frega se magari qualcuno rimane deluso, se qualcuno si rovina un ricordo.

Ma non è così per tutti. Anche dentro Hollywood, anche dentro questo gigantesco macchinario che mette inevitabilmente il profitto dell’industria al primo posto, bè, c’è ancora gente che sembra lavorare per amore del cinema. Tipo: Denis Villeneuve, il regista di Blade Runner 2049, evidentemente ama l’originale Blade Runner. E quindi probabilmente per lui non è stato facile pensare di girarne il seguito. Perché se ci tieni al cinema, sai che andare a toccare certe icone è un rischio. Eppure il risultato, in una parola, abbaglia.

Blade Runner 2049 è in effetti un remix dell’originale Blade Runner di Ridley Scott, un grande omaggio a quel film e un meraviglioso esempio di potenza cinematografica hollywoodiana. Ci dice che i grandi studios americani ancora hanno i mezzi per fare cose che gli altri difficilmente possono fare. Ma un film come questo, che mette insieme un regista di grande talento come Denis Villeneuve, che l’anno scorso con Arrival ha messo in piedi un pezzo di fantascienza meraviglioso, un direttore della fotografia immenso come Roger Deakins, che ha preso 13 nomination agli Oscar nella sua carriera, una star di serie A della Hollywood di oggi come Ryan Gosling... ecco, un film come questo ci dice che c’è ancora bisogno di attori, registi, professionisti che amino visceralmente il cinema, per fare un grande film. Tipo Blade Runner 2049.



Personalmente, mi sono mancate un po’ di emozioni, però. È come se la perfezione estetica del mondo oscuro che vediamo sullo schermo, delle scene tutte diverse e molte indimenticabili che si fissano da qualche parte tra l’amigdala e l’ippocampo, come se questo piacere estetico finisse per distanziarti un po’ dai personaggi e dalle loro vite. Certo, un film può avere problemi peggiori.

Si capisce che Denis Villeneuve ha studiato nei minimi dettagli quello che è stato il primo Blade Runner, e ci mette dentro tanti rimandi, tanti ricordi, pur se questo è indubitabilmente un suo film... Ecco, più di tutto mi incuriosisce sapere come potrebbe reagire a Blade Runner 2049 uno spettatore che non ha mai visto il primo film. Probabilmente la risposta è semplice: non perderebbe tempo a pensare che questo film non ha un Rutger Hauer o una Daryl Hannah, non si chiederebbe dov’è finito il mistero della pellicola di Ridley Scott. Semplicemente, si godrebbe lo spettacolo. E avrebbe ragione.


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