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Che bello StudiaRap!

di Antonello Taurino
| News | Scuole superiori | S-COOL! | 1 commenti

Consigli di un comico messo a fare il Prof. per una didattica innovativa

“Studia a memoria!”, intimava in un suo articolo Umberto Eco. Anche nell’era dell’iPhone a portata di mano? Sì! Persino con Wikipedia dietro l’angolo? Ovvio!! Ma pure avendo Google e superfibra aggratis? Assolutamente, sempre, in modo matto e disperatissimo!!! Va bene, ho capito, ma almeno spiegami perché.

Ok, sulla scìa di Umberto zietto nostro, ecco due buone ragioni per usare la memoria:

1) Fornire gli ingredienti e preparare un piatto sono due cose ben diverse: le informazioni sarebbero gli ingredienti, la conoscenza sarebbe saper preparare la ricetta. Le informazioni sono l’insieme dei dati che ci fornisce un libro, un manuale, la Tv o Internet in generale; la conoscenza è la consapevole capacità di gestirli, rielaborarli, verificarli e produrne di nuovi. In “burocra-professorese” sono più spesso chiamati “contenuti” e “competenze”, ma, in un tempo segnato da bulimia delle prime e anoressia delle seconde, distinguere questi due modalità è importante quanto saperle veicolare insieme ed entrambe, senza che bisticcino, perché non ci può essere una cosa senza l’altra.

2) Henry Ford diceva: “Chiunque smetta di imparare è vecchio, che abbia venti od ottant’anni. Chiunque continua ad imparare resta giovane. La più grande cosa nella vita è mantenere la propria mente giovane”. La memoria è come un muscolo: necessita di allenamento e bisogna impedire che si impigrisca. A qualunque costo, sia che si tratti di imparare cose ‘inutili’, tipo Sarti, Burgnich, Facchetti, Bedin, Guarneri, Picchi; o Macongranpenalerecagiù; “La Vispa Teresa”; i sette nani  o, difficilissimo, tutti i leader del centro-sinistra.

Il punto, la vera sfida, è come mettere insieme questo Piccolo “modo” antico di studiare con le possibilità della rete e con il mondo nuovo. Evitiamo la banalità dello scontro intergenerazionale, dell’evoluzione tecnologica e della ben più minacciosa mutazione antropologica (morfologica a livello di pollici, psicologica a livello di aree del cervello). Evitiamo la discussione tra meme e gene e facciamoci forti di una consapevolezza minima: le generazioni pre-internet sono le ultime per le quali la parola “CONOSCENZA” (e ancor di più, “INFORMAZIONE”) si è sempre associata istintivamente alla parola “FATICA” (“faccio la ricerca”, “trovo sull’enciclopedia”, “vado in biblioteca”, “compro Conoscere”, “pago qualcuno che mi scriva la tesi” ecc..). E sicuramente studiare a memoria fa parte del pacchetto delle cose considerate noiosamente faticose.

Ma proprio mentre eravate lì a celebrare il funerale a Pico della Mirandola, non vi ha mai sconvolto scoprire che simpatiche bestioline tatuate che si arenano drammaticamente al secondo endecasillabo dell’Infinito, sono in grado, invece, nell’intervallo, di spiattellare a memoria l’opera omnia di Fedez o si smitragliano a crocchio intere rappate di Emis Killa? Forse il problema non è l’allenamento, ma la palestra e gli esercizi. Magari il modo per scoprire che generazione dopo generazione l’uomo è sempre lo stesso non è portare i ragazzi nel mondo che fu, ma portare il mondo che è, il loro mondo, dentro la scuola, per poi ritornare al tempo che fu.

Sicché, ho proposto ai ragazzi di “rappare” gli argomenti della lezione. Non tanto di improvvisare (che sarebbe comunque esercizio di potenziamento linguistico fantastico: cosa sono le sfide di freestyle se non la versione moderna delle “Tenzoni in ottava rima”?), ma proprio di scrivere piccoli pezzi con base ritmica che riassumessero ciò che studiavamo in classe. Il programma reclama inflessibile lo studio della Rivoluzione Francese? E noi ci azzardiamo a comporre un piccolo rap riassuntivo dalla presa della Bastiglia a Napoleone. O sulla penisola balcanica, o su Pascoli.

Risultato: la voglia di emulare Fedez ha costretto i ragazzi ad approfondimenti maniacali sugli argomenti, ma è stato grandioso notare la facilità con cui avevano imparato TUTTO A MEMORIA per l’attesissimo evento a seguire: l’interrogazione/concertino! Modalità di svolgimento: crew-classe che batte il tempo, alunno che reppa e Preside che entra a sbirciare incuriosito… O preoccupato?

Ne ripropongo alcuni (ammetto: spesso li abbiamo scritti insieme).

Un sunto della Spedizione dei Mille:

(immaginatevi la base ritmica... Tu tu cià!... Tu tu cià! Yo yo... ci state dentro? Yeah...)

“Io sono il generale e adesso parto

Con mille volontari dallo scoglio qui di Quarto

Andiamo a far la guerra, mica a fare Carnevale

Co’ ste camicie rosse sembrate Babbo Natale!

Contro il Regno di Sicilia, a Marsala sbarcheremo

Vittoria a Calatafimi e poi dopo brinderemo

Sconfitto il Borbone in battaglia anche a Milazzo

Qui la rima non la faccio che mi sento in imbarazzo!

 

Poi si parte a conquistare tutto intero il Meridione

Nino Bixio mi domanda se conviene far l’unione

Genti troppo differenti per lingua e tradizione

In un’unica nazione, in un sol paese bello

“Ciò che al Sud si chiama pesce, al Nord si chiama uccello”

“Qui si fa l’Italia unita, oppure si muore!”

Nello scontro sul Volturno di Peppino parla il cuore.

E s’arriva in modo strano all’incontro di Teano:

“Sì, verrà dopo la crisi, ora s’unisce e non si taglia

Ti saluto, Vittorio Emanuele Secondo re d’Italia”

 

(l’antitesi pesce/uccello, essendo dotta citazione di Enzo Biagi, l’ho condonata…)

 

Questo un “bignamino” su Leopardi:

(rimetti la base, fratello dj.. Tu tu cià!.. Tu tu cià! Yo yo..)

Mi chiamo Giacomino, sono nato a Recanati

Gli anni dell’infanzia in biblioteca li ho passati

Nel  villaggio che di sabato la noia ti concilia

Solitario come un passero a pensare alla mia Silvia

E la spio all’Infinito oltre il buco della siepe

Altro che libri, a me la gobba m’è venuta per le se.. se.. se sere del dì di festa!

E il pessimismo storico, il pessimismo cosmico

“Sarà geniale in tutto tranne forse a fare il comico”

Morali le Operette, Matrigna la Natura

Basta Zibaldone, troppo lungo, è una rottura

Come ieri con Ranieri tu rimembri la Ginestra

Ti piace star da solo a guadare alla finestra

Jack Leopard sound system, a naufragare

E come sai, m’è dolce in questo mare. Yo yo!

 

Con una classe una volta si è rappato addirittura il teorema di Pitagora:

(sempre pompami la base.. Tu tun cià!.. Tu tun cià! Yo yo..)

Pitagora è un teorema che mi parla d’un triangolo

Non quello di Renato che non hai considerato

Zero! Ma un triangolo coll’angolo rettangolo

Di novanta gradi, come quando sei fregato

Ci costruisci su un quadrato proprio sull’ipotenusa

Che lo so che non si usa ma se calcoli poi l’aerea

È uguale alla somma dell’area dei quadrati

Costruiti sui cateti, che sono gli altri lati.

A che serve? Lo vedo, qualcun di voi sorride,

Ma io co’ sto teorema, me lo spacco, a Euclide!

 

Concludo con un rap “filosofico”, prodotto alle Superiori:

(Aridammi sto ritmo!..)

Volevo parlar oggi, di Nietzsche e il Superuomo

Passare poi alla Critica della Ragion di Kant Kant Kant

Kant’è bella pure la dialettica di Hegel

Lo spirito e l’estetica, non stare a farti se se se Se!!

Seneca era stoico ci spiegò cos’è il dolore

Socrate diceva che “Io so di non sapere”

Non fare mai sapere all’agricoltore

Quant’è bon il formaggio co’à patata e con le pere.

 

Si… insomma, che ci volete fare… a quell’età, si torna sempre lì..

 

ONE LOVE HI POWA!

BELLA RAGA, SCHOPENAHUWA!!!

 

(Scritto con Carlo Turati)

rap
prof

1 Commenti

nilena

Bello! Bravi! Vi regalo la mia Odissea, se potesse servire! http://www.istitutocomprensivonovi2.it/Test2/index.php?option=com_content&view=article&id=57%3Aodissea&catid=34&Itemid=65

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