Coppa d'Africa 2010
18/01/2010
La coppa d’Africa dall’Africa

Il nostro inviato a Luanda, capitale dell'Angola, ci racconta la Coppa d'Africa 2010...

Episodio 1: classifica del gruppo A, 17/1/2010
Angola 4; Malawi e Algeria 3; Mali 1

Vivo in Angola da 7 mesi esatti.
Del mio arrivo, ricordo soprattutto di aver trovato una città in fermento: la capitale Luanda era cantieri, strade in costruzione, pronte per essere asfaltate e allargate, uno stadio enorme. Nei punti nevralgici della città, mi osservavano giganteschi totem: “CAN2010: Faltam 200 dias”. Sotto quello slogan, la gigantografia di Palanquinha, la Palanca Negra (Antilope Nera) Gigante, prendeva a calci un pallone. Ero arrivato, senza esserne consapevole, nel centro dell’Africa pallonara.

La CAN (Coupe d’Afrique de Nation) è l’evento sportivo piu importante per il continente nero, e per un paese come l’Angola rappresenta una grandissima opportunità di costruzione di infrastrutture e di rinnovamento delle città, oltre che una vetrina importante per mostrare al mondo i progressi fatti dalla fine della guerra nel 2002. In effetti il paese è come esploso: fiumi di denaro (il petrolio) hanno invaso le città costiere. E il denaro, si sa, dà alla testa. C’è una forte volontà generale di fare bella figura davanti al mondo, peccato che gli angolani – come molti altri popoli – siano innamorati soprattutto dell’apparenza…

Luanda è una città in mano agli speculatori edilizi e alle compagnie petrolifere, una delle più care al mondo – per quanto sia paradossale dirlo – , con un traffico spaventoso che neanche a New York. Il parco macchine visto in giro per il centro non è quello che ti aspetteresti da una città africana: ci sono più Suv lussuosi che utilitarie (anzi, quelle non sono quasi pervenute). Però per strada si incontrano anche le Zanqueiras, donne che camminano con i figli legati sulla schiena, e in testa bacinelle piene di qualsiasi cosa (sia frutta, pentole, vestiti…): loro vivono in baracche senza luce, acqua, fogne; tutto il giorno in cerca di qualche soldo, per dare da mangiare ai loro innumerevoli figli.

Negli ultimi sei mesi ho visto questa città crescere, sono rimasto bloccato nel traffico ore ed ore, ho imparato a conoscere qualche piccolo segreto. A gennaio, si respirava aria nuova: la città sembrava più pulita, ordinata... ma soprattutto tutti (tutti!) gli angolani in giro per la città sono vestiti di rosso, nero e giallo, e portano il machete e la ruota dentata, simboli del loro paese. La Coppa alle porte.
Oggi, ogni auto ha bandierine che spuntano da qualche parte, che escono dai finestrini, stese sul cofano, sulle portiere: popolo orgoglioso, quello angolano, che ci tiene a mostrarsi fantasioso e attaccato alla propria terra.

CAN 2010: Faltam 0 dias”: il primo giorno della Coppa, c'era un'atmosfera surreale. La partita iniziava alle otto, ma già dalle tre, in giro inizia poca gente e traffico concentrato sulle vie per lo stadio. Per strada si preparavano i proiettori per vedere la partita tutti assieme: sedie da un lato della carreggiata, schermo dall'altro e macchine che passavano in mezzo.
Io cena a casa con un gruppo di colleghi espatriati, salame e orecchiette pugliesi per non smentirci. Quasi indifferenti, fino al primo gol della nazionale angolana. La città è letteralmente esplosa: anche noi ci siamo trovati in un attimo allo stadio 11 Novembre, in mezzo ai tifosi, alla curva, alle wuwuzelas, alla samba… il boato che si è alzato dalla città ci ha lasciati senza parole, ma pronti a uscire in strada per ballare insieme ai tifosi. Anche perché la festa non si fermava: la scena si è ripetuta una due tre volte, 4-0 per la nazionale di casa nella partita d'esordio, non so se mi spiego. L’aria era frizzante in città: clacson qua e là, caroselli, vociare allegro nell’aria.
Bè, in un quarto d'ora è cambiato tutto: Angola-Mali è finita 4-4, con una incredibile rimonta dei maliani. Mi ricordo quella sensazione di silenzio irreale, e la gente per strada: zitti, teste basse. E quella sera mancava pure l’elettricità pubblica …

L’Angola si è rifatta nella seconda partita, battendo il Malawi, e quella sera tutta la tensione rimasta dopo la prima gara si è sciolta: festa tutta la notte, musica da ogni casa, vie bloccate dai tifosi, e in fondo non era tanto diverso dal post Italia-Germania del mondiale 2006… Da quel giorno e fino a oggi - alle cinque, si gioca contro l'Algeria – tutti i colleghi angolani sono in ufficio con maglietta, o sciarpa, o cappellino, o polsino... almeno una cosa che ricordi che loro sono angolani. E che sono in testa al girone.

Elle Emme